Scritto da: Rosita Ramirez
in Diario (Sentimenti)
Sono le giornate che restano impresse. Di pazzie, sorrisi, racconti delle nostre vite, sogni è tutto quanto abbiamo vissuto insieme, a volte qualche litigate per delle cavolate. Perché la verità è che gli amici veri sono il tesoro più prezioso che possiamo avere. Anche si la nostra amicizia e nata nel virtuale, non ci ha importato niente, perché noi siamo persone vere, di carne e ossa, con un cuore battente e con sentimenti, siamo matti e continuo a dirlo, non mi stancherò di dire che la distanzia separa il corpo, ma non i pensieri. E resto sempre più convinta che un gruppo di matti come noi è davvero qualcosa di unico. Perché ognuno di noi e un mondo diverso, ma per questa diversità è che ci vogliamo bene... vorrei continuare a trascorre le mie giornate con voi anche si a volte il tempo è nostro nemico, noi troviamo sempre il modo di stare insieme dietro a un monitor, forse anche con un cellulare, l'importante che ci troviamo sempre per ridere, scherzare delle nostre cazzate... grazie amici della vostra amicizia.
Composto lunedì 17 luglio 2017
Vota il post: Commenta
    in Diario (Sentimenti)
    L'istinto di sopravvivenza ha dell'incredibile, questo impulso primordiale ci condiziona la vita da sempre, pur essendo perduti continuiamo a portarci dietro il fardello dell'anima, o quel che ne resta, davanti a noi la solita incredibile vita... non sappiamo spiegare perché ne siamo così maledettamente ancorati. È una guerra di passioni e di ragione, di follia e serenità, di un attimo che prendiamo di nascosto, tornando al resto che vivremo, e mai più come prima.
    Vota il post: Commenta
      in Diario (Sentimenti)
      Non sarebbe comunque servito a qualcosa, dato che lei l'aveva già persa una volta, ogni mattina prima di allora. Avrebbe di sicuro mandato un altro all'incontro, com'era suo solito, la maschera di un uomo che non era lui, una copia di sé deformata, trasformata dagli eventi e dall'aver vissuto quel sonno lungo e prolungato, che lo aveva quasi reso ebete. Il suo era un corpo consumato, che si portava dietro a forza, costretto. Era quasi ora di andare, e non c'era modo per uscirne.
      Vota il post: Commenta
        Questo sito contribuisce alla audience di