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Non porta alcun vantaggio dire a una persona una cosa che non sente come sua e che non può capire.
Composta mercoledì 5 maggio 2010
dal libro "De profundis" di Oscar Wilde

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    domenica 8 settembre 2013

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    Io non sono Gesù, ciao.
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    Si può sempre cambiare...nella vita.
    La storia di Gesù e di altri personaggi storici che hanno convertito le masse ne sono da esempio.

    Buona giornata.
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    Senza dubbio, infatti, sul presupposto che l'interlocutore non abbia interesse alcuno per la materia del discorso, e che "non possa" comprenderlo, la conclusione di Wilde è valida: parlargli non arreca alcun vantaggio.
         Ma è proprio quel presupposto, come sopra chiarito, a rivelarsi del tutto arbitrario, da cui l'inconsistenza della frase.
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    D'altra parte, il pensiero espresso dalla frase appare alquanto (per non dire molto) presuntuoso. Chi è infatti colui che potrà mai asserire con certezza che il proprio interlocutore non senta come propria la "cosa" che gli si dice, e addirittura che "non possa" capirla? Anche detta che gliela abbiate, senza che l'abbia capita, potrebbe sempre darsi che fosse momentaneamente distratto da altri pensieri, o comunque da situazioni contingenti che ne abbiano impedito la concentrazione...
        Quest'ultima considerazione mi induce a sostenere con sempre maggiore convinzione che spesso colui che "non può capire" è chi parla, non chi ascolta; con la conseguenza che nel caso di specie il pur grandissimo e genialissimo Wilde sembra aver scritto una grossa... boiata.  : )))))
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    I "grandi" sedicenti o considerati tali, hanno spesso la capacità provocatoria di sentenziare scatenando infinite discussioni...
    Ma in effetti, a ben pensarci, questa virtù (?) prima o poi può manifestarla chiunque..
    Per il resto le sfumature o le baratrali differenze fra gli esseri umani sono così tante che provare solo a ricavare comportamenti tipici di fronte a medesime situazioni appare (a me) impresa ardua.
    Ci sono quelli che parlano agli altri per interesse proprio, quelli che lo fanno con l'utopia o la fondata speranza di trasmettere saggezza, sensazioni, ragionevolezza o semplicemente informazioni al suo interlocutore.
    Chi, conoscendo chi parla, assume un atteggiamento prevenuto e non ascolta quello che di buono, magari in quella sola circostanza, l'altro gli sta dicendo. Chi al contrario (e non mi sembrano in pochi) pende dalla bocca degli incantatori di serpenti, tanto da credere a tutto ciò che questi dicono e al suo esatto contrario la volta dopo... e credo (e temo) si potrebbe continuare all'infinito... l'efficacia della comunicazione, perdonate la banalità, dipende da entrambi gli interlocutori, dai loro stati d'animo, dalla loro volontà di ascoltare per apprendere qualcosa di nuovo, dal voler mettersi in discussione e da chissà quanti altri milioni di fattori che la mia limitatezza cognitiva trascura... Io, come si sarà intuito, tendo ad essere adogmatico, e proprio per questo non pretendo di avere ragione, anzi (cfr. a tale proposito il colto riferimento alla possibilità di dire "boiate" di G. Freda).

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