Parole. Quella notte di fine dicembre, le scelsi meticolosamente, le recitai a voce alta, le cambiai e le ricambiai finché riuscii a domarle su righe evanescenti. Erano forse più eleganti nel contenuto che nell'abito nero della mia grafia, indiscutibilmente curve sensuali su quel letto di carta. Indossai persino gli occhi di lei per avere un'altra prospettiva ed ebbi l'ardire di sfiorarle con una goccia del mio profumo affinché ogni senso trovasse refrigerio. Le carezzai un'ultima volta, come un bambino che s'appresta a dormire e ne affidai le ruvidità a una busta malconcia, riponendo sul tavolo una penna stanca ma appagata. Una lettera per me non è mai stata le vocali e le consonanti che ha contenuto. Essa è tempo, è cura, è carne che sanguina inchiostro, è tutto me e anche oltre.
Composta lunedì 6 giugno 2016

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