Ho usato sangue sputato dai soffrenti per concimare terreno su cui far nascere le tre erbe, ho fatto un foro nel muro della casa senza tetto e l'ho chiamato finestra, da lì vedrò crescere il seminato, in una grande vasca ho raccolto le lacrime di chi piange, serviranno ad irrigare il campo, con i primi fili di erba triste preparerò una torta d'erbi da regalare a chi troppo ride e da troppo tempo, regalerò l'erba della memoria a chi pensa che io abbia scordato e l'erba del non perdono a chi pensa che io abbia perdonato, ma intanto l'unica erba che taglio con la falce poco usata da una signora vagabonda e peso con l'inutile bilancia della signora latitante è la sola che vedo crescere e raccolgo, l'erba del nulla.
Alexandre Cuissardes
Composta giovedì 4 agosto 2011
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    Lascia che ti velino gli occhi, che scivolino poi cadano, lascia che portino via un po' dello sporco che hai dentro, ascoltane il rumore impossibile da sentire quando toccano terra, lascia che se ne vadano, che si allunghino sempre più sottili sui tuoi piedi, sul pavimento, ormai piccoli punti di sale, tira il fiato, odia chi le ha provocate, poi... cercane ancora in te..., sono lacrime... ancora un po' ed è tutto finito,.
    Alexandre Cuissardes
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      Non meritiamo di meglio?
      Il cane rosso insegue la lepre nera, il cane nero insegue la lepre rossa, cani importanti, lepri importanti, una caccia universale, piccoli giudici sognano grandi casi da chiudere con scarse sentenze, grandi giudici sognano solo grandi casi da chiudere con storiche sentenze, piccoli despoti si sentono grandi statisti, il resto non conta, noi mondo, dal basso, guardiamo attoniti e soffriamo.
      Alexandre Cuissardes
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        Anche se tu arrivassi solo un attimo prima del mio ultimo respiro, anche se ti percepissi appena, con la nebbia negli occhi, anche se ti stringessi la mano più col pensiero che con la forza, anche se in quell'attimo mi si strappasse il cuore per l'immenso vuoto che ci ha divisi, tu resti sempre mio figlio, ed io tuo padre, da quando non ti ho visto nascere a quando forse mi vedrai morire.
        Alexandre Cuissardes
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