Aforismi di Alessio Fabretti

Scrittore - Ricercatore, nato a Roma (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Poesie, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Alessio Fabretti
Pensandoti.
Toccare le nuvole e raccogliere la pioggia
quali lacrime di di gioia perché ci sei.
Toccare il volto tuo che nel dispiacere
stille rigano dolcemente le gote e baciarle.
Toccare le lenzuola intrise del tuo profumo,
e abbracciare il cuscino,
ove poggiato il capo e chiusi gli occhi pensavi intensamente.
Toccare infine il tuo sogno
e viverlo con amore.
Alessio Fabretti
Composta mercoledì 2 dicembre 2009
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    Scritta da: Alessio Fabretti
    Una lenta e malinconica tristezza
    attanaglia l'anima e la stritola.
    Grida nel silenzio
    nessuno ascolta,
    la voce è nulla
    in questa arida landa
    battuta dal vento.
    La torre della solitudine
    s'innalza lugubre e lucente
    al chiarore lunare
    Stormi di uccelli neri
    volano nel cielo
    e la mia anima vaga nelle ombre.
    Alessio Fabretti
    Composta sabato 5 dicembre 2009
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      Scritta da: Alessio Fabretti
      Toccare le nuvole e raccogliere la pioggia
      quali lacrime di gioia perché ci sei.
      Toccare il volto tuo che nel dispiacere
      stille rigano dolcemente le gote e baciarle.
      Toccare le lenzuola intrise del tuo profumo
      e abbracciare il cuscino,
      ove poggiato il capo
      e chiusi gli occhi pensavi intensamente.
      Toccare infine il tuo sogno
      e viverlo con amore.
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        Scritta da: Alessio Fabretti
        Triste è la sera, tenue il risveglio della luna lontana a est. I miei pensieri porta a raccolta guardando mille occhi luminosi ed occhieggianti, le stelle della Dea Nut.
        Sempre lontano, perduto il mio sguardo circondato da mille silenzi ed i suoni della notte rammentano giorni lontani, perduti.
        Seguendo il percorso già tracciato tante e tante volte, i ricordi riaffiorano tenendomi per mano, la strada risulta più tortuosa, ed il mio piede incespicando nella dura pietra lavica, fa ondeggiare il mio corpo.
        Appoggiandomi al bastone ritrovo il senso, perché la guida sia più sicura.
        Traendo il respiro guardo Te, stella lontana, che segui passo passo e segni la mia Via. La una duna, la una pietra, lacerata, segnata dal vento incessante e dal calore del sole, la una pianta di datteri ed un pozzo ove attingere ed estinguere la mia sete inestinguibile, Dove sei?
        Ti ho inseguita per mille giorni, infiniti minuti, migliaia e migliaia di ore, sempre alla ricerca di Te, ed i miei piedi stanchi dei calzari, non trovano ancora ove riposare.
        Il mio mantello polveroso di viandante e consunto dal sole caldo e inesorabile sulla mia schiena non è riuscito a piegare la mia mente, né la stanchezza le mie ginocchia che continuano a portare avanti le mie gambe. Ma Tu hai dato la forza al mio corpo che poco sa nutrirsi se non di bacche e frutti della terra. Tanto tempo è passato. Tanto il tempo, scandiva il mio andare alla ricerca di te. Ancora le aride pietre del deserto, la sabbia, segnano la mia Via che porta a te.
        Ora più desti i sensi ed i ricordi ritrovati, vengo a bussare alla Tua porta. La nella valle, ove scorre il ruscello di limpida acqua, lo stagno ove gracidano le rane e gli ibis posano le lunghe zampe, mentre la stele granitica allunga la sua ombra, tu sei.
        Alessio Fabretti
        Composta venerdì 20 febbraio 2009
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