Scritto da: Chiara Garbuglia

Inarcata.

In un corridoio bianchissimo, spinta contro il muro c'era la schiena di lei: inarcata. Lui con le mani nei suoi lunghi capelli, li tirava prepotentemente, per avere teso e pulsante di vene un collo bianco e profumato di buono. Lo assaggiava. E mentre il sangue accelerava la sua corsa ed il cuore tremava fin dentro le vene, lui con le mani le scavava la schiena, con le labbra baciava clavicole sporgenti. Non sapeva bene cosa stesse accadendo, ma era cosciente del fatto che nessun altro profumo, nessun altro tratto di pelle lo aveva mai spinto a pensare a niente altro se non a quanto le dava dipendenza quella droga dai capelli lunghi.

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