Scritto da: Mela Favale
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Sabato 5 Novembre.
Arranco verso casa sulla vespa. Corrono i campi assieme a me, mi accompagna il verde, il giallo, le viti ormai spoglie ed un cielo azzurro che sembra falso. È un agitarsi lontano che toglie il mio occhio dalla strada, verso destra, un bastone levato in aria, in segno di saluto, la mano ossuta del vecchio Adriano che lo tiene. Rallento per poi svoltare sul viottolo stretto e scassato dal tempo e dal fango umido. Vado piano, ho paura di scivolare. Mi fermo davanti all'accesso del suo campo, assopito sotto la coperta dell'autunno. Adriano mi fissa con quel suo sorriso indecifrabile.
"Vai a casa? ", mi chiede.
"Vado a casa, vuoi che ti accomapagno? "
"No, stamani sono venuto con l'apino", mi dice, indicandolo sotto un tetto di lamiera macilenta.
"Hai lavorato? "
"Più o meno"
"Quindi non avete parlato"
"Si e no"
"O si o no"
"Abbiamo solo litigato, morsi per circa un quarto d'ora"
"Almeno è buona? "
"Non lo so, ero intento ad incattivirmi"
"Secondo me è simile alla luna " mi dice, occhieggiando da sotto sopracciglia folte e scure" simile alla bellezza della luna. Una faccia bianca ed una nera. Dovresti essere più gentile".
"Sono genitile"
"No, non lo sei"
"Si, lo sono"
"La gentilezza calma ... [segue »]

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