Poesie inserite da Zio Steve

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Scritta da: Zio Steve

Sure di zucchero

Ho pregato,
ho affidato la mia anima ad Allah,
il mio corpo non ha avuto scelta
qui, su questa terra.
Guardo dalla finestra, c’è una grande Cupola,
la sua convessità
è interrotta da tante sfaccettature;
il vetro diventa opaco d’improvviso,
tante notti di tante lacrime,
colmano i miei occhi.
La mia vita avrebbe potuto avere la convessità
di quella Cupola,
avere un movimento ciclico,
cercare un lavoro,
scegliere un uomo.
Forse, la mia vita,
avrebbe potuto avere tante sfaccettature,
come quella Cupola
che vedo dalla mia finestra.
Sembra la metà
di un grande limone d’Amalfi,
terra evidenziata dal mare, come la mia.
Come un limone, intenso profumo,
insito nella preghiera e del mio essere donna,
succo amaro,
addolcito da Sure di zucchero.
Magari, sarei potuta essere un’ape,
dolce e maliziosa,
ronzare, pungere chi mi pare,
libera di poter scegliere il mio fiore;
usare il mio burka come un aquilone.
Alzo gli occhi,
tutto è più chiaro,
una mezza luna sulla sommità della Cupola
mi rassicura,
posso ancora scegliere per la mia anima,
scegliere di affidarla ad Allah.
Una pesante mano
Mi scuote la testa,
cade un velo che mi copre anche gli occhi.
I miei occhi,
cosa potrebbero raccontare,
delle lunghe conversazioni con il mio Etereo Sposo.
la mia mente si confonde
con la preghiera dell’Imam,
che si diffonde dappertutto.
La mia anima è al sicuro, così anche il mio corpo.
Il mio Sposo tiene il mio capo poggiato al Suo petto,
la pesante mano, diventa una candida carezza
sotto il velo, mi accarezza i capelli.
Ho pregato,
Prego ancora.
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    Scritta da: Zio Steve
    Dimmi tiresia [...] la conoscenza è distanza che separa la fatica di conoscere
    è più grande fatica di essere creduti?
    Tu che dimentichi e ricordi e poi dimentichi
    e così purifichi
    a che mi servirà sapere
    vinicio capossela marinai, profeti e balene (2011) dimmi tiresia
    ... e intanto il treno va...

    uno sconfinato prato verde,
    un cielo blu reso azzurro,
    da tocchi di bianche nuvole, di zucchero filato,
    mescolati, danno agli occhi,
    il giallo dei campi di girasole,
    che sotto l'egida del sole,
    sembrano fondersi come candele.
    Piccole casette, come briciole di cioccolato,
    sembrano sciogliersi, sotto lo scettro del sole.
    Sembra, il tocco del pennello,
    del più grande artista dell'universo.
    Tutto è giustapposto, persino qualche serra,
    sembra faccia parte di questo melodico contrappunto,
    magnifico spartito mozartiano.
    Una casa, poi di nuovo il prato,
    una serra, ecco di nuovo il grano,
    punctum contra punctum,
    spighe, fiere, sull'attenti,
    nella loro corazza splendente,
    i loro chicchi, come piccoli diademi,
    in questo interminabile campo, dorato e incandescente.
    Profumi circondano, questa cattedrale naturale,
    odori estatici simili a quelli dell'incenso.
    Un falco con le sue ali, fa piccoli tagli a questa tela,
    è lui il principe di questo regno.
    Lepri si rincorrono, in un'eterna acchiapparella,
    battono con il loro salti, la terra arida.
    Danno un ritmo, a questo torpore estivo.
    Si dà inizio a danze tribali, le lepri con i loro giochi,
    come colpi su di un tamburo,
    girano intorno al fuoco eterno,
    il sole.
    E intanto la mente va,
    il cuore va,
    l'anima va,
    e intanto il treno va.
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      Scritta da: Zio Steve

      Storia e farfalle colorate

      Minuscoli paesi della Bosnia,
      tra montagne di cartapesta e corsi d'acqua
      che massaggiano l'udito.
      Stradine sinuose,
      come i sentieri dinnanzi le casette,
      nei disegni dei bambini.
      Case in blocchi di pietra, come cubetti di zucchero
      e tetti con piccole tegole rosse.
      Piccoli bar, dove all'ombra siedono gli anziani;
      donne affaccendate, vanno su e giù per le strade.
      Il tempo scorre lentamente,
      lo straniero viene osservato con curiosità.
      Comignoli sbuffano un morbido fumo bianco,
      simile a schiuma;
      terra che non è mai sazia del Sole,
      nessuno lamenta questo torpore,
      anzi, sembrano attirati,
      gli appartiene, corrono a nutrirsi
      di questa esplosione, una filigrana di raggi,
      attirati come un'ape al suo fiore.
      Antiche civiltà, sulla collina,
      hanno lasciato, un piccolo castello;
      anch'io l'ho costruito, tempo fa,
      sul fresco pavimento della mia stanza.
      Ora sotto i miei piedi
      sento salire, diretto al nucleo della mia anima,
      fino a raggiungere la mia crosta terrestre
      un caldo che non soffoca,
      anzi, mi scuote dentro,
      come il furore, che rende sempre più appassionati;
      la sconfinata orbita,
      raggiunta dopo un bacio o una carezza.
      Terra calda, di questa campagna,
      inondata da una cascata d'oro.
      Non lontano dal centro,
      monoliti, con ominidi muniti di arco,
      pronti alla caccia;
      su quanta Storia, i miei piedi mi conducono,
      le gambe sono instabili per l'emozione.
      Qualcosa di incandescente, corre lungo la schiena
      e mi ricorda il Cilento.
      Stolac, Ottati, Mostar,
      storia e farfalle colorate;
      a Jaice cade una limpida pioggia;
      si abbraccia la cascata con il fiume,
      brancusiano bacio terra e acqua;
      acqua del cielo si mescola a quella della terra;
      castello interiore,
      Santa Teresa d'Avila,
      calda Reminiscenza,
      che trova refrigerio, nelle acque della Neretva,
      come un purificante Giordano;
      la storia ha solcato la terra,
      sono evidenti le radici,
      come il solco che a Sant'Angelo
      ha lasciato il Fasanella,
      come quello che il Sebeto
      a Napoli ha scavato il suo vallone
      La civiltà fa da perno,
      alla musica Naturale che c'è intorno,
      come un Derviscico volteggiare,
      un rilassante carillon,
      una ninna nanna di zenzero,
      in una magica notte dal cielo pentagrammato,
      le note di un'arpa, in un chiostro antico.
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        Scritta da: Zio Steve

        Soffi

        La timidezza dà inchiostro alla mia penna.
        Fiumi e fiumi di aride parole sprecano il colore della notte.
        Esalazioni di antico sudore,
        emanate da scrigni di inchiostro,
        riposti come in un lungo letargo,
        nell'attesa del risveglio,
        dalla mano curiosa che sfoglia e accarezza la pelle
        che copre le loro pagine di ostia,
        che si sciolgono avvolti dal calore delle dita tremanti dall'emozione,
        di chi si immedesima in soffi
        che ruotano nel tempio di legno e carta.
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          Scritta da: Zio Steve

          Catalogo d'artista: la mamma

          L'arte, credo,
          sia una parte di noi stessi,
          alla quale non possiamo approcciare
          per giungere a fini materiali,
          manuale alla mano, inizia la lezione,
          o almeno, non solo.

          Prendiamo forma
          in placenta di acquarello,
          tempera ed olio,
          tutto mescolato da un pennello ombelicale.

          Il primo strillo critico
          all'esterno,
          cullati e poi accomodati
          in una culla-tavolozza.

          È da lì
          che cominciamo
          a battere le mani alla mamma,
          al mondo intero
          e quindi di nuovo alla mamma.

          È da lì,
          che ci giriamo e rigiriamo
          su noi stessi
          in un estenuante gioco
          che ci conduce al sonno
          e poi al sogno.
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