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Poesie inserite da Salvatore Orefice

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Scritta da: Salvatore Orefice

Sonetto dei giorni andati

Oh come ci piaceva il dì di festa
Andare a passeggiar nella piazzetta
Mostravi a tutti la nuova borsetta
E il variopinto cappellino in testa

Nel fior degli anni tuoi eri assai mesta
ma di domenica, fuor la casetta
allegra ritornavi, e pur furbetta
senza panni da lavar nella cesta

Poi chiedevi ai miei occhi innamorati
lo sguardo da sempre desiderato
e la mano da stringer per passione

Che bislacco il tempo, ho l'impressione
d'essere ancora molto affascinato
del tuo sorriso e di quei giorni andati.
Composta mercoledì 26 settembre 2012
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    Scritta da: Salvatore Orefice

    Ignara sei tu

    Ignara sei tu del triste tormento
    che regna nell'animo mio bugiardo
    m'affligge al sol pensier ogni momento
    son come trafitto da un freddo dardo  

    Io non posso più  vivere contento
    nascondendo nel mio cuore il ricordo
    proverò indifferenza allo sgomento
    confessando il tradimento beffardo  

    Se ancora al tuo sguardo sarò gradito
    non  esiterà in me primavera
    ricoprendomi di nuovi colori  

    Il dispiacer non del tutto sopito
    svanirà col calare della sera
    dimenticandoci  tutti i rancori.
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      Scritta da: Salvatore Orefice

      D'amar non son maestro

      Per qual motivo soffro
      e il cor tanto mi duole?
      Eppur sempre con  tanto amor io m'offro
      ma la dolcezza mia più non mi vuole  

      Sarò stato forse troppo maldestro,
      senza saper usare  giusti modi?  
      Il canto mio non odi,
      d'amar non son maestro  

      Posso gridarlo forte al mondo intorno
      insino al nuovo giorno  

      Che t'amo, t'amo, t'amo veramente
      con il corpo e la mente.
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        Scritta da: Salvatore Orefice

        Il grande Mistero (rondò italiano)

        Percorro lento il vecchio sentiero
        che dalla valle  conduce sul  monte
        lascio  persone con tanto pensiero
        fatiche  cui più non posso far fronte  

        Nemmeno il tempo per bere alla fonte
        ormai giunto sono qui sulla vetta
        da varcare resta un ultimo ponte
        sola sola stridisce una civetta  

        Sembrerebbe la perfetta vendetta
        dell'invidioso crudele destino
        solo l'epilogo che l'uomo aspetta
        sin dalla tenera età di bambino  

        Però adesso  che il mio tempo è vicino
        avverto il freddo penetrare le ossa
        non vorrei soffrir come l'agnellino
        e finire ad un tratto nella fossa  

        Altra soluzione non è permessa
        sembra la lama trapassi il mio essere
        al di la del ponte una promessa
        raggiungimi! il paradiso non perdere  

        Ed io che ho sempre voluto vedere
        son giunto in loco a constatare il vero
        dell'eternità trovare il potere
        e svelarne a tutti il grande mistero.
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