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Le migliori poesie inserite da ROBERTO POZZI

Questo utente ha inserito contributi anche in Frasi & Aforismi, in Racconti e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: ROBERTO POZZI

Il riflesso nello specchio

Aprendo gli occhi socchiusi
per non vedere quel mondo
che non potevo permettermi
neppure d'immaginare,
ho finalmente vinto quella guerra
contro la paura di vivere,
anche per me è arrivato
il momento di non piangere più
ma di sognare la felicità
oltre il vetro dello specchio,
quello che aveva riflesso
con distorta percezione
una errata personalità
che non mi è mai appartenuta!
Quella immagine
che vedevo riflessa
non è mai stata mia,
era un devastante risultato
di un costruito perbenismo
indottrinato da false divinità
sin dalla nascita,
adesso sono libero
di essere,
di diventare
e di amare
chi voglio
soprattutto me stesso
colui che mi sta scrutando
al di là dello specchio
dei miei pesanti pensieri,
dietro le ombre più scure
da me stesso create
per non soffrire:
il mio vero ed autentico io
nel nuovo riflesso di luce
dello mio solito specchio
dell'anima!
Composta martedì 21 maggio 2013
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    Scritta da: ROBERTO POZZI

    ACCETTARE SE STESSO

    L'Accettazione di se stesso
    e'un processo molto complesso,
    personale
    ed infernale
    sia nella sua visione,
    che nella sua realizzazione!
    Accettare se stesso è un infinito percorso
    alla ricerca di sé
    e della propria personalità
    dove il:
    rispettare se stesso, ammettendo la propria inferiorità,
    perdonare se stesso, comprendendo la propria oscurità,
    credere in se stesso, confidando nella propria potenzialità,
    riconoscere se stesso, acconsentendo alla propria amabilità
    permette di volere bene a se stesso in quanto un'anima originale
    e speciale,
    degna d'essere,
    d'esistere,
    di vivere,
    e d'amare
    chiunque
    e comunque,
    senza alcun dunque,
    se stesso!
    Composta venerdì 10 agosto 2012
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      Scritta da: ROBERTO POZZI

      Il prigioniero

      In questa stanza
      il prigioniero sono io,
      ma il carceriere sono altrettanto io!
      Quante volte ci ho pensato,
      ma non ci ho mai creduto,
      che sono io nella mia stanza
      con finestre inferriate,
      porte bloccate,
      e gambe incatenate
      al pavimento del mio passato.
      Così, incarcerato nella mia stanza,
      non riesco a scappare da questa opprimente stanza
      io sono prigioniero di me stesso,
      dellle mie paure,
      delle mie aspettative,
      della mia mente
      e quindi di me stesso
      e solo io stesso
      posso liberare me stesso!
      Solo io posso lasciare questa prigione, quando voglio,
      anche se non sempre lo voglio,
      mi manca l'aria,
      non sopporto più il dolore,
      sono stanco della tristezza,
      e del mio predestinato menù,
      voglio il mio desiderato menù
      dalla vita!
      Non ce la faccio più!
      Voglio solo uscire,
      da queste mura troppo chiuse
      alla ricerca di una vita meno stretta,
      un po' più aperta
      a non osteggiarmi
      ma accettarmi...
      Finalmente
      m'accorgo che ogni tipo di sbarramento
      è apparentemente
      scomparso
      mentre intravedo un spiraglio di luce,
      un barlume di speranza,
      un faro nelle tenebre dello mio spirito
      che sta illuminando il mio cammino
      verso il mio vero destino!
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        Scritta da: ROBERTO POZZI

        Non ero

        Non ero che un adolescente,
        quando mi soffermavo a rispondere alla gente
        che mi chiedeva:
        Ma ti piace vivere qua
        in Canada?
        Piuttosto che rispondere a quella domada,
        così tagliente
        ed inquietante,
        avrei preferito essere trucidato,
        ma dovevo essere un ragazzino educato,
        disposto a rispondere
        a una domada cosi'impertinente!
        Non avevo alcuna scelta
        e qualcosa dovevo dire,
        bastava anche una bugia insignificante,
        che sembrava conveniente
        e convincente
        per chiudere quell'indisponente discorso
        e riprendere per il mio opprimente percorso;
        ma i miei malconci pensieri
        mi tradivano
        e le risposte sfuggivano
        perché erano tanti i ricordi repressi,
        sempre gli stessi,
        consci
        o peggio inconsci,
        che ritornavano ferocemente
        nella mia mente
        con vivide immagini di dolore
        che non augurei neanche al mio nemico peggiore!
        La sofferenza che vivevo in quel periodo
        non era mai svanita,
        e mi perseguitava dappertutto
        perché non potevo fuggire,
        non allora né adesso,
        da me stesso
        e da quella dolorosa nostalgia
        a cui sarei ricorso perfino alla magia
        per non pensare più a nulla!
        Non ero cosi fortunato,
        e nemmeno così dotato
        di poteri divini
        per evitare
        d'immaginare
        il mio paese natale!
        Purtroppo,
        era davvero troppo
        la sofferenza,
        che volevo dimenticare
        di quando ero un tredicenne impaurito,
        addormentato,
        senza dubbio disadattato
        ed soprattutto emarginato
        in un altro continente ad abitare,
        e sopportare
        il mio stesso pianto
        perché mi mancavano, ma tanto
        il paese dove sono nato,
        gli amici con cui avevo sempre giocato
        e miei nonni che mi avevo sempre coccolato!
        In Canada, anche se non ero solo,
        e mi sentivo sempre solo
        a pensare a dove ero,
        e che non ero
        a casa mia
        in Italia!
        Composta sabato 13 ottobre 2012
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          Scritta da: ROBERTO POZZI

          Normale

          Fra tutte quelle
          che mi vengono in mente,
          la parola'normalè
          deve essere la più brutta
          che potesse mai esiste
          in tutte le maledette
          lingue del mondo!
          Una parola
          che già per sé
          esprime soltanto un giudizio,
          tutt'altro che edificante,
          uno spregievole aggettivo
          che apparentemente
          sembra solo attribuire
          qualcosa o qualcuno
          "che seque la norma"
          o'un comportamento
          che è consueto,
          abituale
          persino ordinario;
          eppure,
          tutte le definizioni
          di normale
          non lasciano molto
          all'immaginazione,
          ci rimandano
          al suo contrario
          "anormale"!
          Per disprezzare
          un individuo
          basta affibiargli
          la mancanza
          di quella "normalita";
          con quella semplice valutazione
          uno si è già eretto
          a spietato accusatore,
          giudice supremo
          e vergognoso giustiziere
          di un altro comune
          essere umano!
          Composta venerdì 2 agosto 2013
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