Poesie inserite da Nelson

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Scritta da: Nelson

Sono arrivato

Squali,
tigri e zanne,
elefanti alati,
montagne di ghiaccio
e sogni irraggiungibili.
Sono queste le mie paure,
sono queste le mie leccornie.
Ciambelle in agrodolce,
succose ambientazioni,
registi senza faccia e
maschere dipinte.
Il mio ecosistema è diverso
dal vostro, da quello studiato,
da quello conosciuto,
da quello che è stato.
Viaggio nella mia navicella
tra Vergine, Saturno, Orione
e Andromeda. Vedo universi
paralleli e squadrati,
incrocio comete senza coda,
anni senza luce.
Abbaiano i cani al mio arrivo,
si perdono i segnali;
si spegne la luce e
suonano le campane.
Uscite ad accogliermi,
sono arrivato.
Composta martedì 10 luglio 2012
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    Scritta da: Nelson

    Una lenta morte

    Penetro nel suono
    come una cuspide affilata,
    come un angelo dimenticato
    dalle grazie del firmamento.
    Lento, mi lascio scolpire,
    stendere, rilassare.

    Mi lascio andare, in questo bagno
    di gioia luminosa, chiudendo gli occhi
    per vedere nel sonno quello che accadrà.

    Le mie membra si fanno leggere,
    s'abbandonano lievi nel vento,
    come foglie variopinte, colpite
    dalla rugiada durante il mite autunno.

    Ascolto la mia pelle vibrare
    come tante farfalle migranti.
    Leggo, dolci suoni vaporosi
    mentre macchine infernali
    costruiscono gabbie d'acciaio
    per i miei sogni, per la mia notte.

    Odo vascelli imperiali
    solcare le tiepide acque
    di questo madido pensiero.

    Muoio in un deserto di ghiaccio,
    in una culla di profondi respiri,
    mentre cavalli meccanici, forgiati
    in ferro e avorio, cavalcano con furia
    le mie vertebre doloranti, corrose
    dall'acido del battito ancestrale.

    Una folla mi acclama,
    sorride eterea
    durante la mia passione.

    S' apre una porta tra le nubi,
    un cancello di luce
    al di sopra dei volti
    e delle foreste innevate.

    Sciolgo qui le mie vene,
    in un canto di cigni lontani,
    guardando il cielo incupirsi
    e le madri morire, davanti
    i propri figli, i loro avi
    e questa marcia di cadaveri ansiosi.
    Composta venerdì 16 novembre 2012
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      Scritta da: Nelson

      Sono solo

      Un faro rosso oltre le sbarre,
      una prigione di fuoco tra serpenti,
      sassi e letame. Piango,
      sommerso tra le fronde
      di una foresta eterna, di una vita
      legata a questo acciaio. Messico,
      strade perdute e qualche macchina,
      qualche birra e qualche sigaretta.
      Sono solo un uomo, un uomo
      che ha commesso un peccato;
      sono una voce tra le tante,
      tra la folla. Sono una foglia,
      sono una goccia, un cane
      e una canzone. Sono
      un viaggio in treno, una pistola,
      un disonesto e un cantante.
      Sono un poeta, un pittore,
      un amante. Sono, sogno
      e osservo, spero;
      sono prigioniero, sono solo.
      Composta venerdì 27 luglio 2012
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        Scritta da: Nelson

        Mangio da solo

        Mangio da solo
        assaporando i venti,
        mercanti di profumi
        e celibi palpiti di
        violenza letteraria.
        Una casa rossa
        spia il mio dolce
        trafficare, tra quadri
        equestri e nobili costumi.
        Un bracciale di perle
        cade dal tavolo,
        frantumandosi placidamente
        in sovversive idee
        dipinte a mano
        da formiche operaie
        e docili nani deformi.
        Giungo espressamente
        ad una splendida conclusione,
        digerendo questo pasto
        crudo ed elegante
        come un sushi ripieno
        di gelida bontà.
        Composta lunedì 1 aprile 2013
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          Scritta da: Nelson

          Ode al Dio meccanico che governa il mondo

          Un Dio meccanico
          governa questo mondo.
          Lubrifica e distende
          ingranaggi e vanità,
          grazie, peccati di gola.
          Imbottiglia passioni,
          voli, tergicristalli
          e volontà. Organi
          d'acciaio consunto
          suonano celestiali
          filastrocche, roboanti
          poesie d'elettrico vigore.
          Macchine d'orrida fattura
          camminano sulla terra,
          come creature di carne,
          come cristiani tumefatti
          dalla pazienza ecclesiastica.
          Margini d'umanità, margini
          di sopravvivenza cerebrale.
          La natura ormai allo stremo
          richiama gli alberi, le acque,
          le foglie cadute oltre i campi
          d'eroi sepolti, di figli perduti.
          Oltre la cortina di fumo denso,
          sorge fausto il cantautore.
          Quel suo becco ciondola,
          brillante, tra le cromate venature
          del sentiero artificiale,
          della perversione umana,
          dell'organo riproduttore
          di questa terra bagnata.
          Sudicia, come la donna lasciva,
          i bagni del patronato,
          l'idea del divino
          della moderna istituzione.
          Sorgono nuovi ideali,
          nuove fantasie tra i pittori,
          tra le armate di guerriglia.
          Incalza, l'incessante ritmo
          del popolo profano,
          tra le rette vie dell'aldilà
          oscuro, promosso, migliore.
          Suonano le campane a festa,
          abbondano le tavole, le favole,
          le ragazzine desiderose
          e ben vestite. Piangono
          i millantatori, i preti,
          le cornacchie
          dagli occhi di ghiaccio.
          Io rubo, dalle mie costole
          sporgenti, altro fiato,
          altra ira. Possano
          le voraci credenze,
          abbandonare il nido
          dove ci nutriamo a stormo
          come uccelli senz'ali.
          Imboccati come teneri feti
          aspettiamo con le fauci
          dischiuse, il boccone ultimo
          del nostro caro padrone,
          del nostro meraviglioso
          e superbo, capace, nobile
          e generoso Dio meccanico.
          Composta sabato 30 marzo 2013
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