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Poesie inserite da Mario Pugliese

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Scritta da: Mario Pugliese

Terra arida

Anche il sangue,
si è prosciugato.
Calpestato
dove avevo seminato
non ho più radici
in quella terra resa arida
dall'umano agire.
Lascio che il tutto vada a finire
in quel cimitero degli abbracci
dove si sciolgono tutti i nodi dai lacci
tesi per intrappolare solo pochi stracci.
Portati addosso,
come sacchi neri della spazzatura...
senza più sogni ma solo
paura.
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    Scritta da: Mario Pugliese

    Tempi duri.

    Figli di madre vedove.
    Erano tempi duri come il pane.
    Tempi in cui il tempo era anche da mangiare e non solo da passare.
    Era un tempo bastardo come lo eravamo noi.
    Tempo da vivere alla rinfusa persino l'aria era confusa...
    poi la gente con quella lingua tagliente non ti dava niente.
    Erano tempi duri per noi che eravamo "puri".
    Era il nostro tempo.
    Tempo di pezza.
    Tempo di stracci.
    Tempo non voluto per noi che lo abbiamo avuto.
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      Scritta da: Mario Pugliese

      L'ascensione

      D'ogni cosa deluso
      con le spine nel cuore,
      fra i libri del presente e del passato.
      Solo con il ricordo dell'infanzia
      guardo devoto il tuo ritratto.
      E ti rivedo la sulla montagna
      Ombra sempre fedele
      Del pensiero dei sogni di mia vita
      Con le stesse semiglianze
      D'uomo maturo e forte,
      In compagnia di un bimbo ancora ignaro
      A lui dicevi:
      "La su quella vetta La sopra i sassi grigi,
      Che strapiombo tetri sui dirupi.
      L'aquila sta con gli aquilotti attorno"
      Andiamo? Io ti chiedevo
      Sorridendo "Cammina" mi dicevi.
      "Cammina arriverai molto lontano"
      Mi precedevi allora, all'ascensione
      E sulla rotta via strideano i sassi
      Alle scarpe chiodate
      Del Padre che guidava
      Del figlio che seguiva
      Con l'aquila dipinta nel pensiero
      E tra sterpi e tra sassi
      proseguiva il cammino.
      Tra i castagni tra i faggi tra gli alberi
      tra le querci tra i lauri,
      Tra i cocomeri l'umile ginestre
      L'eriche verdi e spesse aridi ciuffi,
      Fra le mani dell'uomo e del fanciullo
      Che in cuore al monte sostenevano il passo.
      Ma la strada era lunga, lunga assai,
      E la vetta del monte ognor lontana;
      Invisibile l'aquila nel nido.
      Vana figura di pensiero vano
      Suonava la campana
      Della chiesetta di Maria del Monte
      "Torniamo Figlio è tardi" mi dicevi
      "E l'aquila E la vetta?"
      "L'aquila è la regina degli uccelli;
      Raramente si mostra a chi l'invoca;
      La vetta ' Non la meta di un solo giorno"
      E si tornava; L'aquila lontana
      La vetta più lontana,
      Ma l'una e l'altra erano vicine al cuore.
      Cosi passavan gli anni,
      E l'uomo e il fanciullo
      Attendevano ognuno la propria meta.
      Lungo il cammino sempre in ascensione.
      In ascensione dileguasti all'ombra
      Dei sogni di mia vita, o padre mio!
      in ascensione seguo il mio cammino
      Fra gli sterpi, fra i sassi,
      fra spine, fra dirupi.
      Alla sferza del vento e della pioggia
      Al caldo al gelo
      Sospirando la vetta!
      Sempre cosi cammino;
      E son tanti anni, ombra fedele, tanti
      Cammino, corro, anelo,
      e cado in terra e non raggiungo il cielo.
      "Fede senza tramonto o figlio mio,
      fede ti condurrà verso la meta"
      "Ho fede o padre ho fede,
      ombra fedele del pensiero mio,
      ombra fedele che mi guida a dio.
      Ma sempre crudelmente,
      Sempre la gente ingrata a me s'oppone!
      E mi sento deluso!
      Ma son momenti che, quando a ritroso
      Mi volgo a seguitar nuovo cammino;
      Ti sento padre mio, come una volta
      Parlami dolcemente in un sorriso.
      " Non sei solo hai fede,
      Hai la compagna della tua missione
      Di giustizia e di bene"
      Figlio avanti, ascensione.
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