Scritta da: il barbaro sognante
San Marco non si ricorda
Talmente piena di sé e grondate di gente
Copre d'intero la mente.
Costretti quindi a gettare nel vuoto
quella piazza d'enorme bellezza
Ci si affretta a dimenticare
con sguardo triste e sconsolato
i pavimenti dipinti di guano
Le voci schizzate di barbari visitatori
Colombi impazziti che sfiorano teste di innocui passanti
spersi in sadici ponti o stipati in calli infinite
Mentre una nuvola leggera di rifiuti
ricorda l'ingiuria dell'uomo a quella Città che dice d'amare.
Nulla manca nel gran mercato del caos
questa è piazza San Marco in Venezia.
Composta venerdì 4 febbraio 2011
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    Scritta da: il barbaro sognante
    Una voce irriconoscibile

    eppure è lei

    i miei occhi guardano i suoi
    vuoti
    rapiti da quel momento estatico di passione

    non vedo altro
    solo quegli sguardi che accompagnano la musica e con essa i miei pensieri
    i miei sogni con lei

    lei dunque

    che mi scava dentro
    lentamente
    invisibile
    silente

    si nasconde in me

    ma quegli occhi...
    si quegli occhi
    e quella voce di magia
    la fanno riaffiorare continuamente

    sospesa in me...

    che fare... scappare, non dire, non sentire né vedere...
    ma quegli occhi
    quella voce
    tornano, ritornano
    mi seguono fin dentro l'anima
    aprano squarci di desiderio, dubbi, ritrosie e ripensamenti

    rimango in disparte, di pietra
    ma è tardi, troppo tardi
    come lava scorre dentro di me
    bruciandomi
    senza sapere, senza capire forse senza volere
    lei si scansa
    schernisce la sua opera
    io non posso reagire
    annullo le mie difese
    l'orgoglio si fotte
    reagisco, mi compatisco
    distruggo la sua immagine
    ma ricado, affondo, sprofondo...
    in quella voce
    in quegli occhi
    che mi vedono
    mi sentono
    muti, incoscienti, irreali
    come sempre è l'amore
    che provo per donne solamente immaginate.
    Composta mercoledì 19 febbraio 1997
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      Scritta da: il barbaro sognante

      A letto

      Prima la notte.

      Attendo.

      Non respiro e guardo.

      Fremo.

      Vedo.

      Tremo.

      La vedo.

      In me succede...
      succede che il cuore sovrasta il ritmo della musica.

      Amo le sue parole dette all'ombra della notte
      sussurrate, non del tutto svelate.

      Labbra mi si avvicinano
      esprimono desideri
      che sono anche i miei.

      Lanciano preghiere
      spesso inascoltate.

      Ironizzano tutto con stupore calcolato.

      Io le fisso dolci, ubriache, "anestetizzate".
      Si è vero non ho ceduto.
      Perché rimasto sospeso in quel tempo
      imprigionato nella sua magia
      impresso nei suoi occhi.
      Non volevo finisse.
      Non lo credevo possibile.
      Invece
      Io la voglio guardare
      Voglio quegli occhi spietati
      Neri
      Voglio lei.
      Voglio te.

      Io le tocco la mano
      la penso mia
      la stringo.
      Mi fermo.
      Io non esisto.
      Esiste quell'unione.
      Surreale estasi.
      Stringo il suo corpo, lei
      L'anima dice mia, mia, mia
      Lei è mia
      Ma è un attimo
      Imprendibile e sfuggente
      Lei, credo sia il mondo
      Non il mio né di altri... solo il mondo
      La sua dimensione è il sogno
      e ieri mi è successo di viverlo per pochi istanti
      È una fantasia ricorrente
      che non si esaurisce né si realizza mai
      La sua bellezza è questa.
      Però se permetti io ti voglio.
      Fatti trovare per una sera, un giorno, per un anno o un secolo...
      Fatti vedere e questa volta rimanimi accanto.
      Io penso di averne davvero bisogno.
      Come posso darti una melodia se spargi note e fuggi via.
      Rimango impietrito
      congeli in me ogni speranza d'amore.
      Dammi la primavera ed io ti darò l'estate.
      Ed ora mi sveglio... è giorno
      non sei niente e nessuna
      Sei tutta la mia notte.

      E poi viene il buio.
      Composta venerdì 12 giugno 1998
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        Scritta da: il barbaro sognante

        12 Novembre

        Amazzone indomabile
        che tutto domina
        sia nel rosso
        sia nel nero
        sia nel cuore
        sia nella mente
        Il tuo corpo invecchia ed io con lui
        La tua indole è un ricordo senza tempo
        Il tuo destino un viaggio segnato dal dolore
        Ma la tua vita vive
        Si aggrappa all'amore
        Cade
        Si rialza
        Torna alla polvere
        Passa dal fuoco della rinascita
        e si accoppia con l'eterno.
        Io
        Rimango in disparte
        fuori dal canglore della battaglia
        Spettro che ti accompagna nella tua odissea
        in attesa di un accenno
        di un ritorno dall'esilio
        Pronto ad accogliere quell'anima candida di donna
        che sorride imbarazzata ad un sentimento mai svelato.
        Composta mercoledì 19 luglio 2006
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          Scritta da: il barbaro sognante

          La Donna Jazz

          E venne la malinconia
          emarginata fino a quel momento
          E venne la nostalgia
          a donarmi un profondo tormento
          sia solo un frammento di tempo
          perché non desidero provare altro dolore
          sia fugace lo scoramento
          perché non è corrisposto il mio amore
          in me c'è la convinzione
          di non essere (come sembro) un gran coglione
          ma tanta è la voglia di un ripensamento
          come la paura di svelare il mio mistero
          greve la necessità di un cambiamento
          come il fardello che mi porto dentro
          di essermi sincero
          non sento ragione
          di essere vero
          non ne colgo mai l'occasione
          non mi resta più nulla
          se non qualche sua canzone
          che nel male mi culla
          e che infila il cuore nella depressione
          trovare una o la via
          è una fatica che per ora evito
          è una semplice agonia
          e penso che scansarla sia lecito
          non potrò scappare all'infinito
          comunque sono allenato
          di correre non sarò mai sfinito
          ma voglio per poco esser beato
          la strada è in salita
          troppo enorme sembra la fatica
          manco di un'educazione sentimentale
          per questo tendo di frequente a crollare
          sotto i colpi di vacue passioni
          che mi lasciano solo con le mie mille illusioni
          se la vedo mi blocco
          se la sento ne soffro
          lei da me non vuole un cazzo
          ma io continuo a scriverla perbacco
          non lo faccio di proposito
          e neppure lo voglio
          cerco una nota di piacere come al solito
          o forse è solo mesto orgoglio
          ambivo a pochi minuti della tua vita
          per spiegare ciò che prov (av)o
          ma tu hai battezzato quella sensazione finita
          prima di lasciarmi dire che ti am (av)o
          mi ritiro dietro la scena un po' umiliato
          mi nascondo nel riflesso dello specchio per il coraggio mancato
          presto ritornerò sul palco perché l'esistenza senza di me è una sedia vuota
          lasciatemi al destino che (come tutto) attorno a me ruota.
          Composta domenica 19 aprile 2009
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