Poesie inserite da Gianni Marcantoni

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Scritta da: Gianni Marcantoni

Noi e gli altri

Devi pagare tutto,
tutto-tutto-tutto,
e sono poi gli altri a chiederti il conto.
Cioè i peggiori,
i più gelosi,
i più incapaci,
quelli che sono in maggioranza,
che sanno coalizzarsi, gli ignoranti,
quelli che non possono guardarsi
allo specchio e sorridere,
e dire sono contento.

Beh sarà tutta questa gente
che dal basso cercherà inutilmente di risalire,
ma senza dimenticare
che la natura ha scelto così per chiunque,
in un equilibrio perverso.

Una forma di ribellione alla vita
il non accettare
di non poter essere come qualcun altro.
E guardare sempre a questo altro
per cercare di fare lo stesso,
senza però riuscirci.

Sprecare così la vita
in una umanità che lacera
sé stessa, senza lasciare
nessuna via d'uscita,
scrivere lentamente da soli
la propria sentenza di condanna.
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    Scritta da: Gianni Marcantoni
    Un giorno potrai cominciare
    ad amare qualcuno con tutto
    te stesso senza capire di stare
    sbagliando tutto, ma se
    ad un dato momento lo capirai,
    potrai allora cominciare
    a riprendere in mano la tua vita.

    Sarà molto difficile, ma la sofferenza
    è per tutti il più grande ostacolo
    che potrà essere superato con
    il tempo necessario che gli occorre.
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      Scritta da: Gianni Marcantoni
      Un'anima bella come la tua
      non può morire da sola,
      invece con gli occhi affranti
      dall'amore che hai avuto per me
      hai veduto nella viscera del respiro
      che avevo attorcigliato al collo
      un serpente
      di morte e spregiudicatezza.
      Poi nello scorcio di un nuovo tempo
      sei salpata a gonfie vele
      per metterti in salvo
      e andare ad incontrare altre vite
      in attesa di un amore più sicuro
      così che la tua aria di giovinezza
      potesse sfiorire immune.
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        Scritta da: Gianni Marcantoni

        Se ti vuoi ammazzare

        Se ti vuoi ammazzare, perché non ti vuoi ammazzare?
        Ah, approfittane! Che io che tanto amo la morte e la vita,
        se osassi ammazzarmi, anch'io mi ammazzerei...
        Ah, se oserai, osa!
        A che ti serve il quadro successivo delle immagini esterne
        che chiamiamo il mondo?
        La cinematografia delle ore recitate
        da attori di convenzioni e pose determinate,
        il circo policromo del nostro dinamismo senza fine?
        A che ti serve il tuo mondo interiore che disconosci?
        Forse, ammazzandoti, finalmente lo conoscerai...
        Forse, finendo, comincerai...
        E, in ogni caso, se ti manca essere,
        ah, stancati nobilmente,
        e ubriaco non cantare, come me, la vita,
        non salutare come me la morte in letteratura!

        Sei necessario? O futile ombra chiamata gente!
        Nessuno è necessario; non sei necessario a nessuno...
        senza di te tutto scorrerà senza di te.
        Forse per gli altri è peggio se esisti che se ti ammazzi...
        forse pesi di più durando, che cessando di durare...

        Il dolore degli altri?... Hai il rimorso anticipato
        che ti piangano?
        Tranquillo: poco ti piangeranno...
        L'impulso vitale asciuga le lacrime poco a poco,
        quando non sono per cose nostre,
        quando sono per ciò che succede agli altri, soprattutto la morte,
        perché è la cosa dopo la quale niente succede agli altri...

        Dapprima è l'angustia, la sorpresa della visita
        del mistero e dell'assenza della tua vita parlata...
        poi l'orrore della bara visibile e materiale,
        e gli uomini in nero che esercitano la professione di stare lì.
        Poi la famiglia che veglia, inconsolabile e che racconta aneddoti,
        piangendo tra le ultime notizie dei giornali della sera,
        intersecando il dolore della tua morte con l'ultimo delitto...
        e tu mera causa occasionale di quella lamentazione,
        tu, veramente morto, molto più morto di quanto pensi...

        molto più morto qui, di quanto credi,
        anche se sei molto più vivo al di là...

        Poi il ritiro nero verso la tomba o la fossa,
        e poi l'inizio della morte della tua memoria.
        Dapprima c'è in tutti un sollievo
        della tragedia un po' seccante che tu sia morto...
        Poi la conversazione si alleggerisce man mano,
        e la vita di tutti i giorni riprende il suo corso...
        Infine, lentamente, sei dimenticato.
        Sei ricordato in due date, anniversariamente:
        il giorno della tua nascita, e il giorno della tua morte.

        Nient'altro, nient'altro, assolutamente nient'altro.
        Due volte all'anno pensano a te.
        Due volte all'anno sospira per te chi ti amò,
        e qualche volta sospirano se per caso si parla ti te.

        Guardati a freddo, e guarda a freddo cosa siamo...
        Se ti vuoi ammazzare, ammazzati...
        Non farti scrupoli morali, incertezze dell'intelligenza!
        Che scrupoli o incertezze ha la meccanica della vita?
        Che scrupoli chimici ha l'impulso che genera
        la linfa, e la circolazione del sangue, e l'amore?
        Che memoria degli altri ha il ritmo allegro della vita?

        Ah, povera vanità in carne e ossa chiamata uomo,
        non vedi che non hai assolutamente nessuna importanza?
        Sei importante per te, perché è te stesso che senti.
        Sei tutto per te, perché per te sei l'universo,
        e lo stesso universo e gli altri
        satelliti della tua soggettività oggettiva.
        Sei importante per te perché solo tu sei importante per te.
        E se tu sei così, o mito, gli altri non sono lo stesso?

        Hai, come Amleto, il terrore dello sconosciuto?
        Ma cosa è conosciuto? Cosa conosci tu,
        per chiamare sconosciuto qualcosa in particolare?

        Hai, come Falstaff, un grasso amore per la vita?
        Se la ami così materialmente, amala ancor più materialmente:
        divieni parte carnale della terra e delle cose!
        Disperditi, sistema psichico-chimico
        di cellule notturnamente coscienti
        nella notturna coscienza dell'incoscienza dei corpi,
        nella grande coperta che niente copre delle apparenze,
        nel prato e nell'erba della proliferazione degli esseri,
        nella nebbia atomica delle cose,
        nelle pareti turbinanti
        del vuoto dinamico del mondo...
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