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Scritta da: Gianluca Cristadoro

Il giorno e la notte

Il giorno dietro a notte corre matto,
così come sua coda morde il gatto.
Ma un dì che le energie gli venner meno,
a notte disse "orsù, mettiamo un freno!

Chè il correr vano ormai m'ha un po' stancato,
propongo un riposino prolungato.
E se per te si può le spalle volgo
e della mia beltà disturbo tolgo!"

Rispose notte: "anch'io ti vengo dietro!
Nel senso - poi chiarì - che porgo il retro
e a zonzo me ne vò per strade e borghi
cercando di evitar gli odiati ingorghi".

La data della sosta era fissata,
ma l'ora, quella no, non fu pensata!
Volle a dimenticanza rimediare
la notte che si mise sù a pensare.

La scelta era di certo un rompicapo
ché se per notte il buio era ideale,
lo stesso non può dirsi del rivale
da luce illuminato fino al capo!

La notte, consapevole, decise
e sulle sette in punto l'ora mise.
Il compromesso giorno accolse presto
ché il buio alle ore sette non è pesto.

E d'altra parte a notte andava bene.
La luce delle sette si conviene
a chi un poco in penombra piace stare
senza da luce mai farsi abbagliare.

Non erano passate che due ore
dallo scoccar del tempo stabilito
che il patto scellerato e troppo ardito
mise a soqquadro il mondo e con rumore.

Il campanile più non riecheggiava
con l'orologio della torre in blocco,
non si sentiva più il suo bel rintocco,
e la cittadinanza in piazza a protestare.

Il padre a casa più non ritornava,
intrappolato dal suo capo ufficio
che con richieste a iosa lo torchiava
sfruttando l'occasion com'un auspicio.

A casa ormai la madre era distrutta,
i bimbi singhiozzanti ed assonnati
che avrebbero mangiato anche la frutta
per vincere una fame da allupati.

Non una cosa per il verso giusto
e il bello è che quei due provavan gusto
a rimirare il frutto dello scempio
creato da quel piano stolto ed empio.

La notte a giorno disse: "guarda in basso,
che ridere che fa il tasso barbasso,
con la sua gialla e lunga infiorescenza
non sa più se di luce fare senza!

Che dire poi dei grandi girasoli
che testa non san più dove girare.
Strabici diverranno, stà a guardare!
Vieppiù si sentiranno tristi e soli.".

Giorno soggiunse: "oh bella! Questo è niente
rispetto all'ape che già da due giorni
ronza vicino al fiore o nei dintorni
volando e vagheggiando inutilmente!

Si vede che a quel fiore manca tanto
la mia brillante e generosa luce
che sola in questo mondo, lei soltanto
la vita alla natura dona e induce!".

"Piuttosto - replicò seccata notte -
sonno ristorator chi lo consente?
Nulla, si sa, se non la qui presente
e se non converrai di darò botte,

finché la tua superbia avrai riposto
che il tuo stesso calor ti faccia arrosto!".

Al suon di quelle frasi rabbuiate
il giorno s'avvampò come non mai,
cacciando d'un sol colpo tutti i guai,
e se voi miei lettori o no vogliate,

la sua rincorsa eterna si riprese
con notte che le tinte sue più oscure
trovò fra quelle perse già da un mese
restituendo al mondo antiche cure.
Composta giovedì 15 agosto 2013
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    Scritta da: Gianluca Cristadoro

    O Claudia (Silvia)

    O Claudia (Silvia),

    musa ispiratrice di sopiti istinti creativi,
    mirabile narratrice di racconti onirici,

    errante cantatrice delle eroiche gesta
    di spirti sublimi chini ad imprimere
    sulle sudate carte
    fantasie, immagini e vaghe illusioni,

    Tu, che l'animo dei coevi nobiliti
    di affreschi catturati in istanti fuggitivi.

    Tu, che con maestria e sapienza incidi
    apostrofi verdi (speranza) fra le parole "E mò?"

    Tu, O Claudia (Silvia), onoraci un ultima fiata
    del tuo vitale afflato e dicci:

    "Ma che vordì'sta filastrocca?"
    Composta domenica 26 maggio 2013
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      Scritta da: Gianluca Cristadoro

      Una giornata al lago

      Movesi leggiadra eppur di passo lesto,
      piacevolmente discorrendo con chi di sue sostanze
      colora di bianco imbandite tavole mattutine.

      Resistere non vuol alla brama di fluidi svuotamenti
      e senza affanno s'affretta tuttavia
      in cerca di riparo angusto e periglioso.

      S'immerge indugiando nelle acque lacustri,
      poi d'un tratto volteggia sicura,
      quasi danzando al ritmo della sua natura docile e flessuosa.

      Sottrae d'incanto all'altrui visione cibo meridiano
      fatto di grano e impasti sapienti,
      si posa poi su teli accoglienti, disponendosi
      ora verso un sole infuocato o troppo tiepido,
      ora alla frequente ricerca di terre ombrose
      ove rilasciare il capo dolente e mosso da mille fermenti.

      Soavemente fende le limpide acque
      tingendole di odorosi biondi effluvi
      di cui con candore si libera compiacendosi graziosamente.

      Pronta è però al richiamo del suo prode timoniere
      con cui si incontra con fragore in asincrone movenze.

      Ma vinta da rigori quasi invernali
      si lascia stringere e scaldare da braccia forti ed amorose
      di chi di sé le fece promessa e dono.
      Composta martedì 8 settembre 1998
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        Scritta da: Gianluca Cristadoro

        Lo scrigno salvifico

        Dove ti nascondi Uomo?

        Rimossa è la scorza della tua rettitudine,
        svelato il sipario della morale
        e dell'altrui ossequio,
        sfrondato il canneto
        che vano scherma pudori
        e fragili inquietudini.

        Eppure ancora non ti scorgo.

        Cosa rimane di te,
        privato dell'orgoglio resistente
        alle lusinghe del mondo,
        disarmato della vacuità
        di miseri pensieri,
        della vanità che ti divora il tempo
        e prosciuga l'anima ignara?

        Nulla, se non quel segreto,
        prezioso scrigno,
        custode di sopravvissute virtù,
        fedele guardiano del tuo coraggio,
        inespugnabile bastione di fantasie,
        sopiti ardori ed ironia senza tempo.

        Ti salverà il tuo scrigno.
        Forse ti ha già salvato.

        Non gettarne la chiave,
        ma non prestarla ad alcuno.
        Composta sabato 27 luglio 2013
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