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Scritta da: Gianluca Cristadoro

Creature luminose

Creature delicate,
incompiute,
prive di orgoglio
e resistenza.

Inermi,
di arrecare offesa incapaci,
di mordere,
né difendersi dai colpi
che anime abiette
infieriscono
per sottili piaceri.

Pronte a portar consiglio e sostegno.
Ad offrir riparo a chi, più di voi,
di cure e conforto abbisogna.

Natura non vi donò virtù
attraenti plauso ed onori.

Che Natura in cambio vi schermi
dall'incombente nefasto destino,
che ogni gioia negar vi vorrebbe,
di mestizia un manto calando
e da luce oscurarvi.

Candore,
di luce splendente,
illumini il grigio
che permea le cose.

Rischiari gli animi.
La nobiltà degli spiriti eletti risvegli.
Deponga superbia e arroganza.
Dello stolto annichilisca il potere.

Restituisca umanità al mondo.
Composta lunedì 19 agosto 2013
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    Scritta da: Gianluca Cristadoro

    Sopravvivenza

    Virtù inespresse
    e zavorre cariche di storie
    conduco verso mete improprie e inagibili.

    Coraggiosamente m'avventuro
    su sentieri tortuosi,
    nella fitta boscaglia
    dove ostile mi è ogni forma di vita.

    S'avvinghia la superbia,
    l'ignoranza mi rallenta il passo,
    mi seducono i miraggi del successo,
    irridendomi poi, m'abbandonano.
    Invidia e ipocrisia, sordide,
    mi adescano e trafiggono alle spalle.

    Di crescente rabbia
    mi infuoca il sarcasmo,
    fiamma che ragione placa,
    arretra e presto s'estingue.

    Alla vista la luce si nega
    e l'orgoglio, di sé impietosito,
    goffo, sferra colpi alla cieca,
    inani dardi di uno sforzo primitivo.

    Mi rialzo, dopo l'ultima battaglia,
    vana ma necessaria,
    ad affrontar la vita e i suoi misteri
    una vola di più,
    indagandone il senso.
    Composta lunedì 19 agosto 2013
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      Scritta da: Gianluca Cristadoro

      Estate

      Distese d'erba ingiallite attraggono
      sguardi fugaci, col pensiero
      rivolti ad oasi di ristoro.

      Pietre rosse di fuoco dipinte,
      vestibolo di acque smeralde ove
      nastri d'argento si dipanano
      ed intrecciano nuovamente
      in una danza caotica
      che riverbera abbagli d'incanto.

      Nel cristallo dimorano creature armoniose.
      Ne accolgono, inermi, altre più scaltre
      ed indegne che per brevi istanti
      senza licenza e riguardo si insediano.

      Presto torneranno
      alla penombra dei loro nidi invernali,
      al tepore accogliente di torri d'avorio
      che brutture del mondo
      assorbono e trattengono.

      Ma intanto tra i flutti irrequieti annegano
      e allontanano pensieri carichi di ombre.

      Da quelle trasparenze
      pretendono levità ed oblio,
      riemergendone illuse che l'Estate
      si estenda indefinita,
      offrendo, generosa,
      immortali e sovraumane virtù.

      Dall'estasi il risveglio, appostato,
      le desterà riportandole a terra,
      non dissolvendo tuttavia
      il piacere del ricordo.
      Composta venerdì 16 agosto 2013
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        Scritta da: Gianluca Cristadoro

        Il giorno e la notte

        Il giorno dietro a notte corre matto,
        così come sua coda morde il gatto.
        Ma un dì che le energie gli venner meno,
        a notte disse "orsù, mettiamo un freno!

        Chè il correr vano ormai m'ha un po' stancato,
        propongo un riposino prolungato.
        E se per te si può le spalle volgo
        e della mia beltà disturbo tolgo!"

        Rispose notte: "anch'io ti vengo dietro!
        Nel senso - poi chiarì - che porgo il retro
        e a zonzo me ne vò per strade e borghi
        cercando di evitar gli odiati ingorghi".

        La data della sosta era fissata,
        ma l'ora, quella no, non fu pensata!
        Volle a dimenticanza rimediare
        la notte che si mise sù a pensare.

        La scelta era di certo un rompicapo
        ché se per notte il buio era ideale,
        lo stesso non può dirsi del rivale
        da luce illuminato fino al capo!

        La notte, consapevole, decise
        e sulle sette in punto l'ora mise.
        Il compromesso giorno accolse presto
        ché il buio alle ore sette non è pesto.

        E d'altra parte a notte andava bene.
        La luce delle sette si conviene
        a chi un poco in penombra piace stare
        senza da luce mai farsi abbagliare.

        Non erano passate che due ore
        dallo scoccar del tempo stabilito
        che il patto scellerato e troppo ardito
        mise a soqquadro il mondo e con rumore.

        Il campanile più non riecheggiava
        con l'orologio della torre in blocco,
        non si sentiva più il suo bel rintocco,
        e la cittadinanza in piazza a protestare.

        Il padre a casa più non ritornava,
        intrappolato dal suo capo ufficio
        che con richieste a iosa lo torchiava
        sfruttando l'occasion com'un auspicio.

        A casa ormai la madre era distrutta,
        i bimbi singhiozzanti ed assonnati
        che avrebbero mangiato anche la frutta
        per vincere una fame da allupati.

        Non una cosa per il verso giusto
        e il bello è che quei due provavan gusto
        a rimirare il frutto dello scempio
        creato da quel piano stolto ed empio.

        La notte a giorno disse: "guarda in basso,
        che ridere che fa il tasso barbasso,
        con la sua gialla e lunga infiorescenza
        non sa più se di luce fare senza!

        Che dire poi dei grandi girasoli
        che testa non san più dove girare.
        Strabici diverranno, stà a guardare!
        Vieppiù si sentiranno tristi e soli.".

        Giorno soggiunse: "oh bella! Questo è niente
        rispetto all'ape che già da due giorni
        ronza vicino al fiore o nei dintorni
        volando e vagheggiando inutilmente!

        Si vede che a quel fiore manca tanto
        la mia brillante e generosa luce
        che sola in questo mondo, lei soltanto
        la vita alla natura dona e induce!".

        "Piuttosto - replicò seccata notte -
        sonno ristorator chi lo consente?
        Nulla, si sa, se non la qui presente
        e se non converrai di darò botte,

        finché la tua superbia avrai riposto
        che il tuo stesso calor ti faccia arrosto!".

        Al suon di quelle frasi rabbuiate
        il giorno s'avvampò come non mai,
        cacciando d'un sol colpo tutti i guai,
        e se voi miei lettori o no vogliate,

        la sua rincorsa eterna si riprese
        con notte che le tinte sue più oscure
        trovò fra quelle perse già da un mese
        restituendo al mondo antiche cure.
        Composta giovedì 15 agosto 2013
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