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Le migliori poesie inserite da Gianluca Cristadoro

Questo utente ha inserito contributi anche in Frasi & Aforismi, in Indovinelli, in Umorismo, in Racconti, in Frasi per ogni occasione e in Proverbi.

Scritta da: Gianluca Cristadoro

Ti ricorderai di me

Quando di me non conserverai che ricordi sbiaditi,
quando affiorerà il sottile dispiacere dell'incompiuto,
di un amore irrisolto,
del sostegno claudicante,
allora, penserai alle canzoni cantate insieme a squarciagola,
al goffo riscatto di quei rari spensierati momenti.
Composta venerdì 3 marzo 2017
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    Scritta da: Gianluca Cristadoro

    Sgozzati o strozzati?

    Stammatina me sentivo 'ntronato come 'na campana
    appena c' ha 'ntuzzato cor batacchio
    che 'n po' scorato peggio de' n'abbacchio
    m'aripenzavo ar sogno e a quella notte strana.

    Mo' va ricconto de' quer tale che me venne 'ncontro
    e che me disse co' na' vociaccia greve...
    "A sor coso... Ve la faccio breve...
    Me dovete da' li sordi sinno ve troverete contro

    nun solo er qui presente ma puro li briganti,
    le guardie der Papa, li burini e lì francesi
    che l'urtimi a resiste l'hanno appesi.
    Perciò fori l'argento, li scudi e lì brillanti.".

    Nel mentre che finiva sta poesia
    "n cortello se levo" dalla saccoccia
    e co' la punta me striscio' la faccia
    co' poco garbo e senza cortesia.

    A quer signore tanto riguardoso
    Co' 'no strano cilindro pe' capoccia
    Je stavo pe' risponne "Suvvia taccia!
    Riponga il suo far rude e ardimentoso!".

    Ma prima che da bbocca 'scisse 'n fiato,
    sentii la lama preme er gargarozzo...
    Me risvejai e me feci 'n ber ficozzo
    Sbattenno er capoccione mio sudato.

    M'arzai de scatto a rinfrescamme er viso
    a trova' pace e 'n cerca de 'n soriso.
    Girai er caffè dar drento de la tazza
    Penzanno... "N'artro po' quello m'ammazza!"

    Ma riggiranno l'occhi ar tavolino
    Nun vidi della luce la bolletta?
    "Du' mila Euri sorte che m'aspetta!".
    Cor fegheto già a pezzi dar matino.

    Me ribbuttai sur letto appiccicoso
    gridanno poi nel sonno "Aho! A Sor coso!
    E' mejo dar cortello esse ammazzato
    che dalli troppi debbiti strozzato!".

    -----------------------------------------------------------------------------------------

    Traduzione

    Stamattina mi sentivo frastornato come una campana
    appena scontratasi con il battaglio
    mentre, avvertendo un forte scoramento,
    ripensavo al sogno fatto in quella notte strana.

    Ora vi racconto di quel tale che mi venne incontro
    rivolgendosi a me con una voce molto greve:
    "Senta... caro signore... ve la faccio breve...
    Mi dovete dare i vostri soldi altrimenti vi troverete contro

    non solo il sottoscritto ma anche i briganti,
    le guardie del Papa, la gente rozza e i francesi.
    Sappiate che gli ultimi ad aver opposto resistenza sono stati impiccati.
    Perciò datemi argento, monete e brillanti."

    Mentre finiva di dire queste parole
    estrasse un coltello dalla tasca
    passandomene di striscio la punta sul viso,
    senza garbo e cortesia.

    A quel signore tanto rispettoso della mia persona
    e con quello strano cilindro in testa,
    stavo per rispondere: "Suvvia taccia!
    Riponga il suo far rude e ardimentoso!".

    Ma ancor prima che potessi proferire una sola parola
    sentii la lama del coltello premere sotto la gola.
    Mi risvegliai e mi feci un bel bozzo
    sbattendo la testa tutta intrisa di sudore.

    Mi alzai di scatto andando a sciacquarmi il viso
    in cerca di pace e di un sorriso.
    Girai il caffè nella tazza
    pensando... "Ancora un po' e quel tale mi avrebbe ucciso"

    Ma volgendo lo sguardo verso il tavolino
    con mio grande stupore vidi la bolletta della luce.
    "Duemila Euro da pagare è quel che mi aspetta!",
    con il mio povero fegato già a pezzi dal primo mattino!

    Mi ributtai sul letto ormai sgualcito
    gridando, nel sonno, "Senta... Signore!
    Preferisco essere sgozzato dal vostro coltello
    che finire i miei giorni strozzato dai troppi debiti!".
    Composta martedì 26 novembre 2013
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      Scritta da: Gianluca Cristadoro

      L'agnolo custode

      All'agnolo custode
      che Iddio me dette 'n dote
      je vorzi dije chiatto
      che stavo a uscinne matto

      cercanno dappertutto
      cor freddo e coll'asciutto,
      pe' mari, monti e anfratti,
      fra sorci, cani e gatti.

      "Andove t'annisconni?"
      Je urlai co' tutto er core.
      "Perché nun ma risponni?
      Me dichi si stai fori?

      O ppuro drento casa
      cercanno quarcheccosa,
      de sotto o nell'armadi
      o stai a gioca' coi dadi?

      C'ho vote le saccocce,
      lavoro nun se trova.
      Mi moje rompe l'ova
      e riempie de fregnacce.

      No scherzo der cervello
      o 'n zogno ad occhio aperto?
      Lo sguardo arzanno sverto
      vedetti capoccello.

      Da nuvola se sporze
      e sbadijanno arquanto
      ste frasi me rivorze:
      "Chi è che strilla tanto?

      Nun vedi che riposo,
      è fermo sindacale.
      E' sciopero che sposo,
      qui stamo tutti male.

      Ner tempo ch'è passato
      de agnoli era zzeppo,
      c'ognuno santo è stato
      ma mo s'è perzo er ceppo!

      Ormai qui er celo è tetro
      semo agnoli ammalati
      e a troppi disgraziati
      dovemo staje dietro.

      Ma tu che te lamenti
      e ggnente da fa' c'hai,
      nun è che te la senti?
      Na mano me la dai?

      Der santo nun c'hai stinco
      nun devi preoccupatte.
      Io l'artri li convinco,
      Tu inizzia a preparatte! ".

      Sentenno st'orazzioni,
      grattati li scongiuri,
      penzai che i tempi duri
      in fondo erano bboni.

      Poi senza fa' rumore
      me misi drento a lletto
      e ar mio piu' dorce amore
      je sussurrai 'n bacetto.

      --------------------------------------------

      All'angelo custode che Dio mi donò
      volli dire chiaramente
      che stavo diventando matto

      cercandolo dovunque
      al freddo e con il caldo
      per mari, monti e luoghi angusti
      fra topi, cani e gatti.

      "Dove ti nascondi?"
      Gli urlai con tutto il cuore.
      "Perché non mi rispondi?
      Mi dici se stai di fuori?

      Oppure dentro casa
      cercando qualche cosa,
      di sotto o negli armadi
      o stai giocando con i dadi?

      Ho le tasche vuote,
      lavoro non si trova.
      Mi moglie è seccante
      e mi riempie la testa di sciocchezze.

      Forse uno scherzo della mente
      o forse un sogno ad occhi aperti?
      Sta di fatto che alzando prontamente lo sguardo
      vidi una testolina.

      Si sporgeva appena da una nuvola
      e sbadigliando non poco
      mi si rivolse dicendo:
      "Chi è che strilla tanto?

      Non vedi che riposo,
      Oggi e' giornata di sciopero sindacale.
      Ed è uno sciopero che condivido.
      Qui da noi c'è un malessere generale.

      Nel tempo che è  passato
      di angeli era pieno,
      anche perché ognuno di loro in terra è stato un vero santo,
      ma ormai sembra che i santi si siano estinti!

      Ormai qui l'ambiente è tetro,
      siamo tutti angeli sofferenti
      e malgrado cio' ci tocca soccorrere
      tanti sventurati come te.

      Ma tu che ti lamenti
      e non hai nulla da fare,
      non è che te la senti
      di darmi una mano?

      Non sei certo uno stinco di santo
      ma di questo non devi preoccuparti.
      Io gli altri posso convincerli.
      Tu pero' intanto inizia a prepararti! ".

      Sentendo questi discorsi,
      fatti i dovuti scongiuri,
      pensai che in fondo i periodi difficili
      non erano poi così male.

      Poi senza far rumore
      mi infilai a letto
      e al mio dolce amore
      sussurrai un bacio.
      Composta venerdì 11 settembre 2015
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