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Scritta da: Gabriella Stigliano

La sera

Come una indefinibile fata d'ombre
vien da lungi la sera, camminando
per l'abetaia tacita e nevosa.
Poi, contro tutte le finestre preme
le sue gelide guance e, zitta, origlia!
Si fa silenzio, allora, in ogni casa.
Siedono i vecchi, meditando. I bimbi
non si attentano ancora ai loro giochi!
Le madri stanno siccome regine.
Cade di mano alle fantesche il fuso.
La sera ascolta, trepida pei vetri:
tutti, all'interno, ascoltano la sera.
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    Scritta da: Gabriella Stigliano

    L'angelo

    Con un cenno della fronte respinge
    lungi da sé ogni vincolo, ogni limite
    perché per il suo cuore passa alto e immenso il ciclo
    degli eventi che ricorrono eterni.

    Nei fondi cieli scorge una folla di figure
    che lo chiamano: riconosci, vieni -.
    Ciò che ti pesa, perché lo sostengano,
    non affidarlo alle sue mani lievi.

    Verrebbero di notte a provarti nella lotta,
    trascorrendo la casa come furie,
    afferrandoti come per crearti
    e strapparti alla forma che ti chiude.
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      Scritta da: Gabriella Stigliano

      Pensiero, io non ho più

      Pensiero, io non ho più parole.
      Ma cosa sei tu in sostanza?
      qualcosa che lacrima a volte,
      e a volte dà luce....
      Pensiero, dove hai le radici?
      Nella mia anima folle
      o nel mio grembo distrutto?
      Sei cosi ardito vorace,
      consumi ogni distanza;
      dimmi che io mi ritorca
      come ha già fatto Orfeo
      guardando la sua Euridice,
      e cosi possa perderti
      nell'antro della follia.
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