Le migliori poesie inserite da Dario Pautasso

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Scritta da: Dario Pautasso

L'ultima volta

L'ultima volta che ho baciato
i tuoi occhi ero calmo
come il suono di un ruscello
lontano.
Ero dolce quando già l'onda
cresceva dentro un cuore
riarso.
Avrei voluto che le mani
continuassero a non tremare
per carezzarti i fianchi
ma già il tuono rombava
incalzante
nella mia mente.

L'ultima volta che ho baciato
i tuoi occhi
sapevo che il muro
stava crollando
eppure il sorriso ci rassicurava:
piangevi di gioia
prima del tuono
prima che l'onda mi sommergesse,
ancora.

L'ultima volta che ho baciato
i tuoi occhi
ho sfiorato una lacrima
che innaffiava la tua vita
così genuina,
forte: il fiore più bello.

L'ultima volta
già le foglie del mio albero
si staccavano man mano
lievi ed atroci
tra il giallo accecante e il rosso dolente
nella nera pozza
degli addii.
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    Scritta da: Dario Pautasso

    La paura

    S'insinua attraverso spiragli
    d'insospettabile leggerezza
    omicida del genio,
    della fantasia
    del sorriso
    Omicida, la paura.
    Ci sono vecchi morti di paura
    da una vita
    bambini che muoiono di paura
    tutti i giorni.
    Il premio di questa nostra società
    il premio della nostra cristianità
    la nostra ultima raccomandazione:
    è la paura.

    Aggrovigliata alle radici della vita
    essa sta allerta,
    insensibile al sole della meraviglia.
    Aspetta.
    Silente.
    Perfetta.
    Come una lama di coltello
    come un serpente
    come una cascata;
    come la sabbia rovente
    aspetta miope l'alta marea
    e spegne gli ardori giocosi
    spegne le nostre risa
    spegne le nostre nudità
    ci copre del manto mesto della follia:
    è la paura.

    Ci sono milioni di padri
    milioni di madri
    già addestrati ad impugnare
    il manico del terrore al tuo primo passo,
    quando ti guardano con gli occhi
    gravidi di insicurezza
    quando ti uccidono il primo sorriso
    per un loro cruccio
    che non puoi conoscere.
    E non conoscerai mai.
    Nuvole scure sull'oceano della libertà.
    Quando regolano le tue prime avventure
    con mano ferma
    e la mente rigida di un vigile urbano.

    Non sono i padri
    Non sono le madri
    loro sono lo strumento, incolpevole.

    Cercate tra le abitudini
    cercate nella morale quotidiana
    cercate dove le labbra scoprono sorrisi
    di plastica
    cercate nella Regola.

    La fonte della paura
    sta dove non ce n'è traccia.
    Dove tutto è sepolto
    sotto metri di impietosa gentilezza.

    Vogliono figli spaventati
    e spaventano chi li genera.

    Così camminiamo tutti i giorni
    paranoici del niente
    dimentichi della fiducia
    dimentichi del respiro caldo
    dell'affetto
    dimentichi della giovinezza.

    Nessun uomo ha scordato
    la sua sbagliata giovinezza.
    Tutti gli altri
    i soldati perfetti
    li puoi ascoltare piangere
    solitari
    tra le mura di una stanza
    la sera
    quando il sole cade:
    è la loro musica di redenzione.
    Composta venerdì 15 marzo 2013
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      Scritta da: Dario Pautasso

      Come si fa?

      Spiegamelo tu: come si fa a dirsi addio
      quando si era così prossimi da sfiorarsi l'animo?
      Come si fa?
      Come si fa a sciogliere questo nodo
      di fune grande come un braccio?
      Come si fa?
      Quando nel sonno le tue mani mi toccavano la schiena
      in un sogno che non dovevo permettermi
      e che per questo era il più bello?
      Dimmi come!
      Come si fa a gettare a mare
      un pensiero che riflette sempre il tuo sole enorme
      nei miei occhi troppo scuri?
      Io non lo so. Non lo so.

      Come faccio se quando penso,
      è la tua immagine
      che mi solleva o mi abbassa?
      Come si fa?
      Come si fa se mentre inseguo un sogno
      ti incontro lungo una strada comune... così
      caparbia, sensibile, giocosa.
      Una mano sotto il mento e l'occhio glauco
      rivolto oltre i soliti spazi?

      Come si fa a chiamare tutto illusione
      se quello che vivo è così reale.
      Perché se anche non sarò presente
      quando ti guarderai nuda davanti allo specchio
      alla ricerca di un passaggio di vita
      e sentirai un soffio di vento oltre le spalle,
      sarà il fiato della mia anima
      che in te riposa.

      Ora non temermi. No!
      Non temere che possa gravare sulla tua bellezza:
      perché la tua vita è la vita Tua,
      sacra la sua indipendenza,
      infinita la sua libertà.

      Eppure ricorda,
      quando cammini veloce
      presa dai tuoi pensieri
      quando ti fermi esausta
      quando ti sollevi
      quando ti riadagi
      quando danzi
      quando ridi e quando piangi.
      Quando ami...
      ... io silenzioso
      sono in te.
      Composta giovedì 22 gennaio 2015
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        Scritta da: Dario Pautasso

        Non adesso

        Ti dicono alzati
        Ti dicono di sorridere
        Ti dicono la vita è bella!
        Ti dicono un seme muore per ridare vita...
        Hanno gran voce e non fanno nulla, nulla.
        Portano via ratti ratti i loro bambini
        Che guardano un uomo che soffre:
        "non è bene che vedano piangere, capisci"
        S'arrabbiano, "smettila di piagnucolare!"
        Ti dicono, "ehi anche io sono a pezzi"... sai:
        Le tasse da pagare, il mutuo, la cucina nuova
        Mentre tu hai la morte nel petto
        Ed infinite ghirlande d'universo si sfilacciano
        Al suono troppo forte della vita che ti circonda
        e ruota sulle strade infinite del mondo.

        Ti dicono alzati
        Ti dicono di sorridere
        Ti dicono la vita è bella
        Poi ti lasciano solo, disteso, sfinito, morto
        Come una corteccia avviluppata dal tempo
        Come un fiore di gelido vento
        Come uno squarcio di luce verde in un tempio,
        Hanno adempiuto al loro dovere:
        hanno gettato le loro frasi circostanziali.
        Amico, se non capisci, non ti biasimo
        Non è facile. Ma risparmiami tutto questo.
        Leggimi un libro che parli leggero
        Di spazi comprensibili e finiti
        Di visi normali, di sorrisi corretti.
        Suonami la tua vecchia chitarra
        Sposta quest'aria di malattia con note
        Più gentili. Non a me l'Ipocrisia.
        Non adesso.
        Composta venerdì 18 giugno 2010
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          Scritta da: Dario Pautasso

          Temporale estivo

          Da lontano s'insinua
          con piede veloce;
          soltanto più giace, sull'orizzonte,
          ancor
          un abbaglio di luce,

          un tumulto!
          poi delle foglie
          un frusciare,
          un fremer di fronde.
          Dall'alto risponde
          una coltre di scuri colori:
          si scuote la sera.

          Con piede veloce s'insinua:
          in un attimo non c'era,
          poi c'è,
          ansimando forte,
          poi subito quieto,
          fremendo piano
          riparte.
          Sfrega le corde del cielo
          il rigido vento
          con suono di tetro
          lamento.

          S'è spento l'ultimo baglior.

          Una goccia improvvisa
          ne annuncia altre cento:
          s'annacquan i campi
          e le vie
          tra i lampi
          s'incendian fugaci:
          verdi rovi di luce rovente;
          qui uno schianto
          violento,
          là un tonfo più fioco
          altrove spaventa.

          Il pianto si sfoga
          s'accende
          cade
          riprende...

          Poi già è un bruire
          più lieve,
          l'aria greve s'assesta
          si placa la sferza,
          la forza
          del cielo s'appiana.

          La pioggia è lontana:
          schiarisce il penisero,
          ma tutt'attono, più sordo,
          un fremer leggero
          al di là della piana
          n'è il fiero
          ricordo.
          Composta venerdì 15 febbraio 2013
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