Poesie inserite da Hannele

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Scritta da: Hannele
Non sei ma rimani
Non puoi ma ti tengo
Non vuoi ma ti spingo
Non ti ho ma ti voglio.

Non sei ma ti sento
Non sei ma ti vedo
Non sei ma ti odo
Non ti ho ma ti voglio.

Un'illusione perenne:
ti silenzio, ti reprimo
ma resti inerme e solenne.
Non sei ma batti.

Batti feroce fugace
improvviso disarmante
tenue sorprendente
dolce devastante.

Batti in un cuore freddo
Batti in un corpo steso
Batti in un sogno caldo
Batti in un fuoco acceso.
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    Scritta da: Hannele
    Diventerò pazza
    a furia di pensare a questo vuoto di piazza,
    abbandonata e silenziosa
    come una vedova ancora sposa.
    Diventerò pazza
    continuando con questo gioco di voglie
    che esclude ogni colpo alle colpe
    come innamorate ma sole colombe.
    Diventerò pazza
    a pensare a quanti tuoni sogni e fiocchi rosa
    avresti accolto e cullato in una rosa
    come rondine che si posa.
    Diventerò pazza
    restando su una vettura o mano invisibile,
    rifiutando una realtà di cemento infrangibile
    come una statua dormiente ma fragile.
    Diventerò pazza
    ma permango in questo mare di lacrime,
    una mancanza di cenere,
    un dolore di favole.

    Hannele.
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      Scritta da: Hannele
      Dio,
      dicci dove sei, nostro dio
      dicci come fai a restare fermo
      immobile, inerme, stoico, esterno.
      Dicci come fai a vedere
      questo tuo sacro mondo cadere,
      distruggersi, cospargersi
      in pezzi ridicoli e sparsi.
      Quest'africa sfruttata, odiata, maltrattata,
      amata, adorata, venerata, giocata
      a dadi o in un'unica estrema puntata.
      Quest'America che si stende
      come un velo bianco e congiunge
      i due poli che reggono il mondo.
      Ma di poli in realtà nel profondo
      ne ha miliardi e continua a deteriorarsi
      nel nome di un baratto d'oro e intarsi.
      Quest'oriente e la cara mezzaluna
      solo i telegiornali al chiaro di luna
      occupa costante senza turbare
      nessuna mente che vada a pensare
      nel buio di una stanza al male che canta.
      Quest'infanzia lasciata e compianta
      protezione, amore, luce, candore,
      dolcezza, arcobaleno, sole, tepore
      spariti, rubati, svaniti o devastati?
      Assenza di verbi e piccoli pianti
      di pace e abbracci fortificanti
      tutto ribellato a questi falsi cantanti.
      La fame nei campi, la sete sui ponti,
      la stanchezza sui letti e la disillusione...
      Questa vecchiaia in contemplazione
      della morte e della pensione.
      Le giunture si spezzano,
      la dignità spazzano,
      la fallace felicità dimenticano.
      Questi valori imprescindibili
      sotto culi deplorevoli,
      il nostro sangue svergognato
      una volta così rosso ambrato,
      il nostro tono imbarazzato
      ferito e derubato,
      una voce squillante,
      quella del potere sfavillante
      del petrolio culminante,
      del denaro o dell'Aspromonte,
      del dolore mio regnante,
      del candore più buio e urlante.
      Dio, dicci dove sei,
      dicci come fai,
      dicci se ci sei,
      dicci se farai.
      Dacci almeno il tuo stoico immobilismo
      o tienitelo quest'ultimo,
      siamo già barricati nel vittimismo,
      un orrido cannibalismo
      di futuro e nuovo umanismo.
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        Scritta da: Hannele
        Idoli di vita,
        idoli di patria,
        idoli di meta.

        Idoli di colori,
        idoli di splendori,
        idoli di amori.

        Compagni di sventure,
        compagni di avventure,
        compagni di giunture.

        Compagni di poesie,
        compagni di avarie,
        compagni di utopie.

        Compagni miei,
        sento la muffa
        crescerci addosso,

        come se dagli dei
        trasformati in stoffa,
        piantati in asso.

        Queste coperte
        sporche di sangue
        delle lacrime

        audaci, rosse, scoperte,
        piante per sempre
        sulle nostre anime.
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