Le migliori poesie inserite da Hannele

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Scritta da: Hannele
Non sei ma rimani
Non puoi ma ti tengo
Non vuoi ma ti spingo
Non ti ho ma ti voglio.

Non sei ma ti sento
Non sei ma ti vedo
Non sei ma ti odo
Non ti ho ma ti voglio.

Un'illusione perenne:
ti silenzio, ti reprimo
ma resti inerme e solenne.
Non sei ma batti.

Batti feroce fugace
improvviso disarmante
tenue sorprendente
dolce devastante.

Batti in un cuore freddo
Batti in un corpo steso
Batti in un sogno caldo
Batti in un fuoco acceso.
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    Scritta da: Hannele
    Amore è temere, amore è osare,
    amore è il suono che arriva dal mare.
    Amore è terra, amore è sole,
    amore è una nuvola in cui si rispecchia un fiore.
    Amore è saggio, amore è Berlino,
    amore è un vecchio che si riscopre bambino.
    Amore è neve, amore è seme,
    amore è l'immobilizzante abbraccio della neve.
    Amore è volpe, amore è gregge,
    amore è un miracolo di scelte.
    Amore è tempesta, amore è candore,
    amore è tenere la mano a un pazzo, o un sognatore.
    Amore è entrata, amore è uscita,
    amore è il tuo dolce passo nella mia vita.
    Amore è libero, amore è volo,
    Amore è felicità emanata da ogni poro.
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      Scritta da: Hannele

      Gigli

      Gira il mappamondo, giralo in tondo
      Punta il dito, puntalo in fondo.
      Chiediti se lì, lì, scoppiano bombe
      si tirano sassi, si ammazzano bimbe
      si arrestano passi, si bloccano gesti.
      È il rumore sibilante delle mine volanti,
      il dolore assordante delle madri deliranti,
      gli orfani padri e i deboli figli
      rimasti a osservare un mondo di gigli.
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        Scritta da: Hannele
        Dio,
        dicci dove sei nostro dio,
        dicci come fai a restare fermo,
        immobile, inerme, stoico, esterno.
        Dicci come fai a vedere
        questo tuo sacro mondo cadere,
        distruggersi, cospargersi
        in pezzi ridicoli e sparsi.
        Quest'africa sfruttata, odiata, maltrattata,
        amata, adorata, venerata, giocata
        a dadi o in un'unica estrema puntata.
        Quest'America che si stende
        come un velo bianco e congiunge
        i due poli che reggono il mondo.
        Ma di poli in realtà nel profondo
        ne ha miliardi e continua a deteriorarsi
        nel nome di un baratto d'oro e intarsi.
        Quest'oriente e la cara mezzaluna
        solo i telegiornali al chiaro di luna
        occupa costante senza turbare
        nessuna mente che vada a pensare
        nel buio di una stanza al male che canta.
        Quest'infanzia lasciata e compianta:
        protezione, amore, luce, candore,
        dolcezza, arcobaleno, sole, tepore,
        Spariti rubati svaniti o devastati?
        Assenza di verbi e piccoli pianti
        di pace e abbracci fortificanti,
        tutto ribellato a questi falsi cantanti.
        La fame nei campi, la sete sui ponti,
        la stanchezza sui letti e la disillusione.
        Questa vecchiaia in contemplazione
        della morte e della pensione:
        le giunture si spezzano,
        la dignità spazzano,
        la passata felicità dimenticano.
        Questi valori imprescindibili
        sotto culi deplorevoli.
        Il nostro sangue svergognato
        una volta così rosso ambrato.
        Il nostro tono imbarazzato
        ferito e derubato,
        una voce squillante,
        quella del potere sfavillante,
        del petrolio culminante,
        del denaro o l'Aspromonte,
        del dolore mio regnante,
        del candore più buio e urlante.
        Dio, dicci dove sei,
        dicci come fai
        dicci se ci sei,
        dicci se farai.
        Dacci almeno il tuo stoico immobilismo
        o tienitelo quest'ultimo,
        siamo già barricati nel vittimismo,
        un orrido cannibalismo
        di futuro e nuovo umanismo.
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