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Poesie inserite da ANGELIKA MORI

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Scritta da: ANGELIKA MORI

FATA

Tu che nasci nel rosa dell'aurora,
Prosperi stupendi più d'ogni creatura,
giache rugiada fresca ti alimenta,
Brezza mite ti culla,
e sole caldo ti bacia.
tu che cosi raffinata volteggi,
tra spighe bionde dì grano,
e papaveri amaranti
e poi ti sposti,
su boccioli in fiore,
tu che dì essi sai ogni nome,
ogni trama ed ogni odore,
tu che raccogli zagara,
e l'adagi tra i capelli,
tu che vesti petali dì rose,
e calzi foglie d'edera acerba,
e poi graziosa e libera,
con ogni erba che ti accarezza,
svaghi e canti da sola.
tu che ti assopisci
in un campo dì margherite,
e poi al risveglio,
corri al mare,
per rinfrescarti tra la spuma delle onde
e poi lì fermarti come a meditare.
tu, fata senza tempo,
in questo spazio chiamato mondo,
al crepuscolo su alte cime,
ti elevi in volo,
poi lenta, vai su fino al cielo,
e tra fulgori d'oro e d'argento,
eterna ti addormenti,
sulla tua amica luna.
ANGELA MORI.
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    Scritta da: ANGELIKA MORI

    Lui nel vento (io l'aspetto)

    Lo vidi,
    Seduta, non molto distante,
    Era alto e lasciava librarsi la camicia,
    Slacciata contro il vento.
    Braccia larghe all'orizzonte,
    Sembrava ingoiasse nuvole,
    E fiatasse l'infinito;
    Il mare sotto di lui,
    Che su una rupe stava in piedi,
    Era scuro ma non aggressivo,
    Temibile ma non orribile.
    Aguzzai la vista e i suoi capelli,
    Sembravano petali arrendevoli,
    E sottomessi alla brezza.
    Rideva e blaterava,
    Parole che non comprendevo,
    A un tratto cantava,
    E venerava il cielo.
    Era bello, bello davvero,
    Una visione colma di letizia,
    In quello spazio solitario,
    Straordinario e pacifico,
    Anche il sole sembrava,
    Tramontasse calmo per ammirarlo.
    Pareva un angelo,
    Appena caduto sulla terra,
    O fenice da spoglie risorta;
    Sembrava quasi fosse partorito dal mare,
    E fosse l'anima del sole.
    Pativo il cuore esplodere nel petto,
    Credei d'innamorarmi per un istante,
    Di quel folle che stornellava al vento.
    Si voltò di scatto,
    Udendo i miei passi sui sassi,
    Gli andai incontro,
    Felice e controvento.
    Pochi varchi ancora,
    E avrei inteso l'eterno,
    Abbracciato il sole,
    E lambito Apollo,
    Che instancabile,
    Cantava al vento.
    Spasimava anche lui,
    Ne ero sicura,
    Avrebbe stretto una donna,
    Che per lui aveva proceduto nel vento.
    Mentre il mare sotto di noi,
    Frastagliava ora più violento.
    Mi sorrise per un secondo,
    Notai stille sul viso splendido,
    E pensai fossero di gioia.
    Un fuggevole sguardo,
    Pochi passi appena,
    E lo vidi alzarsi in volo;
    Sembrava energico come falco,
    Soave come cigno,
    Chiaro come gabbiano,
    Mentre rasentava le onde rapidamente,
    Tra bagliori e cerchi d'oro e d'argento,
    Accompagnato dal vento.
    Tra le acque lui, sta adesso,
    E tra un po' verrà ad amarmi,
    Ghindato di bronzo e di brillanti.
    Salirà innalzato dalle acque,
    A mani stese verso me, nel vento.
    Sono qui che aspetto,
    Da assai anni dicono i passanti,
    O forse più ma non cosa importa?
    Il mio amore che nel vento canta,
    Da un flutto uscirà contento.
    Io l'aspetto, seduta qui su la riva,
    E non la smetto.
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      Scritta da: ANGELIKA MORI

      Lingua

      Disgusto mi dai
      Aspide vermiglio,
      Fermati e muori
      In quella sporca prigione
      Che odora di fumo e liquore
      Non dimenarti più
      Cercando di sputar rancore.
      Raggrinzito e livido
      Prova a gustar
      Il sapore del miele
      Non solo fiele
      Deve esser tuo vitto,
      Della crudeltà dei tuoi pensieri,
      Io voglio fuggire.
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        Scritta da: ANGELIKA MORI

        Faccia a faccia (specchio)

        Faccia a faccia,
        Davanti ad uno specchio,
        Intrinseco di mancanze,
        Ti vedo;
        Come opera del periodo assai antico,
        Statico, inerme e raccolto,
        Mi scruti...
        Sibillino angelo senza tempo,
        Sei avvenente da fare paura.
        Carico di difetti,
        Rubi la mia forza,
        Ponendo a nudo la mia anima,
        Quante donne sulla tua strada,
        Dalla puttana alla più pura,
        in ogni luogo,
        In ogni spazio,
        Non c'è uomo che non ti odia.
        Scaltro, corruttore, artico,
        Dalla fessura dei tuoi occhi,
        Non una lacrima è mai uscita.
        Il sogghigno sul tuo viso,
        Infido, forte e suggestivo,
        Non si smorza al mio strido;
        Tu sei ciò che io non sono,
        Io sono donna, tu sei uomo!
        Ti rivedo ogni giorno in ogni specchio,
        E non t'invidio!
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