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Poesie inserite da ANGELIKA MORI

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Scritta da: ANGELIKA MORI

Il rubacuori

Egli preferisce grazia inviolata,
Creatura quieta e ubbidiente,
Che si elargisce scoprendo
Ogni suo spazio,
Con turbata malizia.
Egli non avversa,
Grazia alcuna,
Purché ardua non sia conquista,
L'essere gentil sesso,
Che non si contrasta,
Al cavaliere o al predatore.
Egli bramerebbe,
Di espugnare la sua anima,
Liberandone le doti velate;
Virtù che innate,
Possano saziare la sua sete,
D'amore e di passione.
Solo in seguito
Che l'avrà posseduta
Si tedierà di essa.
La ricerca di una novella realtà,
Sarà l'evento da fondare,
Che brulicherà la sua mente,
Fino alla nuova,
Frizzante conquista.
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    Scritta da: ANGELIKA MORI

    Bambola

    Abbigliata di pizzi e merletti,
    Nel tuo splendore di porcellana
    Coltivi disprezzo e nutri invidia...
    Gradiresti forse esser vera?
    Silente e immobile mi scruti
    Non posso non adorare il tuo sguardo
    Impenetrabile, cieca magnificenza...
    Nella tua chioma, cestino di grano,
    come bambina io mi perdo;
    mi tendi le mani attraente,
    non posso negarti un abbraccio
    Tu... cosi splendida e malinconica,
    artica come neve tra le mie mani
    non hai ne pianto ne sorriso...
    Ti ammiro contemplo e penso...
    Tu cosi bella, come puoi non aver un anima?
    Come puoi fare innamorare,
    se amore non puoi dare?
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      Scritta da: ANGELIKA MORI

      Ode ad acitrezza

      Antico miraggio e indecifrabili resti,
      Scagliati con furia per trucidare,
      Chi da Itaca aveva vagato e penato.
      Natura sublime,
      Porto senza eguali,
      Meraviglia della Perla del mare,
      Che è la tua Sicilia.
      Arcaico splendore,
      Ove dal mare come sirene,
      S'innalzano faraglioni;
      Fermi al sole o sotto la bruma,
      Vento non temono,
      E baciano la luna.
      Pescherecci attorno,
      E barche colorate,
      Sulle rive ferme,
      Come oggetti dell'opera
      Che uomo e natura,
      Creano d'accordo,
      In quel mare vissuto dai Malavoglia,
      Che raccontò Verga.
      Quanta suggestione,
      Onirico splendore!
      Tra mito e verità,
      La tua omerica Isola Lachea si mostra,
      E cinguetta attorno ad essa,
      La graziosa ballerina gialla,
      Inseguita in volo,
      Dal reale gabbiano,
      Sotto distese in fiore,
      Di carline raggio d'oro.
      Bimba dinamica di mattino,
      Donna passionale all'imbrunire,
      Fedele e devota
      Come Galetea ad Aci,
      Legata dell'amore eterno,
      Nell'incanto della notte
      E nella gioia del giorno.
      Dormi anche tu luna,
      Che Acitrezza vuol dormire,
      Dormi infinita avvenenza,
      Nel mare scuro che ti attornia,
      Dall'alto della punta,
      La Vergine Santa ti veglia.
      Composta martedì 18 giugno 2013
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        Scritta da: ANGELIKA MORI
        Avvampano le gote
        il caldo pervade,
        maligni mi sfiorano
        mentre smarrisco virtù,
        inspirando effluvio,
        di dame argentee.
        Tra psichedelici bagliori
        la fiaccola della logica si smorza,
        sotto i piedi,
        sisma tuona in spirale.
        Fuliggine vicino e voci lontane,
        sconnesso turbamento,
        scruto ciò che non avevo mai veduto
        dagli occhi bendati dalla ragione,
        l'occultato mistero
        dietro lastra ora mi appare,
        di nero ammantato,
        con occhi assenti,
        m'indaga.
        Vedo ciò che non c'era.
        Mi abbandono placidamente
        a infermità della mente,
        intanto che gira il mondo fluttuante.
        Con la percezione di sommergere
        per poi librami in etere
        odo canti africani
        tamburi e anatemi arcani
        si propagano confusi,
        intanto che negromanti e stregoni,
        volteggiano intorno,
        come dannati.
        Gola arida,
        cuore che imperversa,
        sintomo distruttivo,
        d'oblio stupefacente.
        Ora sull'uscio,
        pioggia che bagna,
        lava via lacrime e sorrisi
        dell'estrema follia.
        I tuoi passi più vicini,
        la fredda mano tua che mi sfiora,
        e tra la tua veste mi perdo per sempre;
        così in un angolo perisce,
        la mia eternità fallita.
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