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Poesie inserite da ANGELIKA MORI

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Scritta da: ANGELIKA MORI

Giorno di riposo

Giorno di riposo
Anima libera,
Anima mia spensierata,
Com'è bello ritrovarti
In questo riposo tanto agognato,
Com'è lieto scoprire che non se sfiorita
Al contrario del corpo
Sciupato e affannato dagli anni
Sei ancora uguale come quando,
T'incontrai assai tempo fa,
Capace di gioire e divertirti
Come fossi ancora,
L'anima mia da bambina.
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    Scritta da: ANGELIKA MORI
    Fermo il suo sguardo, come non vedesse
    Nella mano tremante,
    Il suo supporto di legno come
    Gamba finta lo sorregge...
    Stretto in quel cappotto che sa di morte
    E odora di conservante,
    Il passo lento d animale ferito
    Il grigio ormai esiguo dei suoi capelli
    Si scompiglia al freddo vento di dicembre.
    Cammina il vecchio incontro a un altro Natale
    Con l'ansia e il timore
    Che sia l'ultimo a vedere
    Con i pensieri a bambino
    Ripercorre la sua lontana infanzia
    Il ricordo dell'antica gioia
    Preludio di feste sante
    Nessuna lacrima dai rugosi occhi scende,
    Il cuore batte lento pero batte più forte
    Ancora poca passi e sull'uscio di casa
    Il nipote più paffuto e giovane l attende
    ... ride il vecchio tra gli incavi dei suoi anni.
    E il freddo di dicembre
    Non fu mai più dolce.
    ANGELA MORI.
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      Scritta da: ANGELIKA MORI
      Fermati tempo in quel sorriso,
      di quei baci a seguire
      non voglio sentir sapore,
      bloccati, un attimo prima dell'amore,
      un solo eterno battito del cuore,
      è ciò che voglio udire...
      Frenati tempo,
      In quelle foglie alzate dal vento,
      In quel rosso, freddo tramonto
      Non farmi morir di lui,
      l'interprete dei miei pensieri
      blocca la sua voce in quel ultimo "ti amo"
      e poi spazza via da me,
      ogni suo singolo ricordo.
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        Scritta da: ANGELIKA MORI

        Catania bambina

        Bambina che di mattina corri,
        Con i tuoi limoni in mano,
        Che vendi al mercato,
        E ti riposi sotto l’arco che ti agghinda,
        Poi fissi l’Etna,
        Che il continente ci invidia,
        Incantata dallo splendore,
        Della sua sontuosità.
        Giovane che al tramonto scendi al litorale,
        Dove si librano in cielo limpido,
        Le tue alate creature,
        Dove bagni i tuoi piedi ambrati,
        Nella tiepida spuma.
        Fanciulla dalla bellezza bruna,
        Dalle mani valorose,
        Che effigiarono i potenti romani,
        I greci, gli spagnoli,
        Che i normanni ammaliasti
        Soggiogati dalla tua avvenenza,
        Che cantarono poeti stranieri,
        E in cui vi nacquero, illustri artisti.
        Catania bimba che cade,
        Si rialza con la forza dell’amore,
        Catania giovane sirena,
        E aggraziata popolana.
        Arriva la notte e più dolce mi appari,
        Mentre il sole stanco,
        Che scaldò le acque dei tuoi mari,
        Si spegne dentro essi.
        Catania bimba che ora dorme,
        Cullata sotto la luna,
        Dalle scure onde.
        Catania che cresce a ogni alba,
        E di magnificenza s’ingrandisce.
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