Scritta da: Alfonso Chiaromonte

È bella la sera

Taci, sorella. È la sera.
Vedi, le cime degli alberi
sono chinate in un tacito
sogno. È forse una preghiera
questo sognare di tenere
cime. Nei tiepidi nidi,
reduci da altri lidi,
stanno le piccole rondini
e nella soffice aluccia
nascondono il pensoso
capo, per breve riposo.
Taci, sorella, che dormono
in questa sera dolcissima
tutte le buone creature
sotto le dita più pure
d'una leggera e fuggevole
mano di madre, che i tiepidi
sogni sfiorando, carezza
benedicendo. Dolcezza
sorella di mano tenera
che benedice. Noi poveri,
noi vagabondi, il cammino
col nostro triste destino
continuiamo. Noi all'ultima
tappa, sull'ultima via
benedirà sulla tacita fronte
la morte, con tremula mano
di oblio. Così sia.
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    Scritta da: Alfonso Chiaromonte

    Un soffio d'amore

    Forte, sano, desiderabile
    nel chiarore più cheto,
    lieve un dolce alito
    si affonda dentro di te.
    Oh! Che senso d'amore!

    Nel vuoto errano i tuoi occhi,
    esanime pausa di una soglia ignota.
    Un leggero tremito sulle tue labbra
    un soffio d'amore nel tuo cuore
    freme il tuo corpo.

    Fluttua leggero e cocente,
    bellissimo ti appare il cielo,
    quel quid inesprimibile
    ti porta nel "sublime".

    Ancorato lo senti per un istante,
    s'agita sempre più caldo
    una bava di vento
    come un sigaro acceso tra i denti,
    un fiducioso sospiro ti prende,
    ardi di chiara felicità.
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      Scritta da: Alfonso Chiaromonte

      Che notte di fuoco!

      La coltre pesante pesante
      premeva sul corpo stanco,
      un caldo bruciante, seccante
      univa le membra fiacche.
      Un fuoco ardeva sul corpo,
      otturava le nari già chiuse,
      scaldava le labbra socchiuse;
      che notte, che notte di fuoco!
      Il pendolo forte batteva
      l'ora che presto passava,
      la mente pensava e rideva
      e il tinnulo suono strideva.
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        Scritta da: Alfonso Chiaromonte

        Dimenticare

        Se tu mi amassi
        Io non avrei altro da chiedere
        Al destino mio.
        Se tu mi amassi,
        la vita sembrerebbe
        un sorriso di Dio.
        E questa nebbia,
        che mi sta nell'animo,
        fissa, greve, incresciosa
        dileguerebbe
        e tornerei ai fulgidi
        sogni color di rosa,
        ai cari sogni degli anni passati,
        ai fascini, all'incanto.
        Oh! Allora sentirei di vivere!
        Oggi soffro tanto
        E cerco di dimenticar nel vino
        Bevendo colmo il bicchiere,
        e il mare dei passati anni
        rivalico
        sull'ala del pensiero.
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          Scritta da: Alfonso Chiaromonte

          Ricordo

          Era la sera della festa del santo,
          m'ero stancato la tua bocca a baciare
          e su quella piccola bocca avevo pianto
          le impensate mie lacrime più rare.
          Movevano nere nuvole il loro manto
          lacero, sul bagliore crepuscolare
          di primavera l'aere tutto quanto
          echeggiava di reduci fanfare.
          E il brulicar di gente, e un repentino
          odore di terra smossa con la brezza,
          tra case alte accigliate, da un giardino,
          mi parvero, tra il bruciar delle mie care
          mani, una mia nuova giovinezza
          accompagnare di un sorriso grave.
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