Scritta da: Nello Maruca

L'insatanassato

Di Preziosissime pietre adorni, due gioielli
di platino con arte di divin mano forgiati,
che mai ad umano concesso fu far sì belli
ad altro, di men preziosità, furo affiancati.
Alfin che in scrigno, come in corpo anima,
li custodisse al par di reliquie di beati
essi, cui alto valore dato non è far stima,
ad orafo in cura furono affidati.

Fu l'orafo, ahimè, turbato dal Maligno
che con fare suasivo quanto loquace dire
a distruggere i preziosi del pregiato scrigno
lo spinge e la ricchezza nel fango fa finire.
Come voce umana sotto palazzi sgretolati
miste a pianto e suppliche infinite
due voci s'alzano a lamenti tormentati,
per l'azione ricevuta, inorridite.

Sono le voci di due rondinini ch'assistono
dolenti al frantumarsi del lor caldo nido
di Dio, la sua pietà, piangendo implorano:
Non trasportarci, no! in altro estraneo lido.
All'esile filo della speranza appesi
col cuore in gola, con la voce spenta, sconfitti,
feriti, stressati, offesi e vilipesi
pietà, oh Dio, pietà! Perché ci vuoi trafitti?

In un angolo remoto sono due stanche latte
che il satanasso a calci e appulsi precipita
in un fosso i cuori infranti, le costole rotte;
mortificata ognuna, sì, ma non stizzita
a sera lo guardo triste volgono al Ciel beato
col pianto in cuore, col perdono in mente
pregano alfin che l'orafo nel baratro calato
al nido piagnucolante torni, serenamente.

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