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Scritta da: Andrea Sergi
in Poesie (Poesie personali)

Il canto del cigno

Guardai il cielo
di nuvole stanche scolpito
in attesa
che un vento borioso
e deciso
le soffiasse più in la.

Che s'aprisse d'immenso
tingendo quel telo
sfumando quei nembi d'azzurro
esplodendo di sole
e di luce.

Ma non venne
e le nuvole si strinsero
a branco, come lupi famelici,
minacciose
e scacciarono via
anche il poco chiarore
rimasto

mentre apparivano
come lame taglienti
dei riflessi di luce
che saettando
sembravano affettassero
il cielo scomparendo
per incanto

lasciando

come un urlo un boato
che scuoteva il silenzio
in un vibrare crescente
nel tintinnare dei vetri.

Arrivò l'acqua, gocce come
acini d'uva trasparenti
che man mano ingrossando
disegnavano cerchi rimbalzando
nel vuoto.

Addio estate.
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    Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
    in Poesie (Poesie personali)
    Un bimbo muore poggiato solo sulle ossa
    con occhi spalancati dalla fame.
    La madre senza lacrime lo piange
    ricordando quando lo partorì sognando.

    Il suo seno secco si riempie di dolore
    respingendo il sole che la consola.
    Il silenzio circonda questo gruppo umano
    in un'ora che spaventa il sole tropicale.

    Le ombre hanno paura di fermarsi
    accanto a un morto con madre senza pane.
    Non ci sono speranze al sud dell'equatore
    quando il nord getta nei suoi rifiuti
    ciò che altri guadagnano col sudore.

    È stato distrutto l'equilibrio del mondo,
    la povertà si arricchisce di tristezza,
    la ricchezza s'ingrassa di negligenza
    mentre anche oggi muore un sogno.

    Il sud rifiuta le briciole delle ricche mense
    dei tanti epuloni vestiti di magnificenza.
    È meglio morire con la dignità negli occhi
    che essere schiavi di un gioco sporco.

    Domani ritornerà il vero figlio dell'uomo
    farà risorgere i poveri morti dalla fame,
    li guiderà in un antico deserto fiorito
    moltiplicando il loro cibo all'infinito.
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      Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
      in Poesie (Poesie personali)

      Il primo Venerdì santo

      Giunsero i Cavalieri dell'Apocalisse
      in un pomeriggio di tempesta
      mentre un vecchio cantava la vita
      guardando un bimbo dalla finestra.

      I cavalli non avevano briglie
      su strade con statue di bronzo
      nitrivano con raffiche di nebbia
      incontro all'uomo pieno di silenzio.

      Per la folla fu un giorno come tanti,
      per alcuni fu un giorno di rimpianti.
      Un velo si squarciò nel tempio
      cadendo trenta monete d'argento.

      Il governo di turno si lavò le mani
      scartando una verità che scottava.
      Gli amici si rintanarono dispersi
      in angoli oscuri pieni di spavento.

      Si udì un grido, un tuono, un lamento:
      morì l'Uomo e il mondo pianse contento.
      Fu questo il nostro primo Venerdì Santo
      quando noi accendemmo una fiaccola.

      Il nuovo calendario iniziò da zero
      la sua marcia di virtù e mistero.
      Aspettiamo i Cavalieri dell'Apocalisse
      cavalcare su nuovi cieli senza eclisse.
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        Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
        in Poesie (Poesie personali)

        Domenica delle palme a Saragozza

        Gli uomini incappucciati sfilano maestosi
        guardando il mondo da dentro le caverne
        dove pitture rupestri conservano il mistero
        di animali trafitti da religiose leggende.

        Avanzano rami di palme cadenzando il tempo
        ferito da rullio di tamburi pieni di pentimento.
        Il padre e il figlio vestono gli stessi indumenti
        carichi di secoli, orgoglio e umana penitenza.

        Le strade sono mute in pieno mezzogiorno:
        passa il Cristo su un'asinello bianco.
        Lo precede la samaritana con i suoi vent'anni
        in una brocca di creta piena di rimpianti.

        Così si celebra la domenica delle palme
        in questa terra piena di tradizioni e danze.
        Qui, forse, Cristo ha sostituito Ercole
        cambiando le fatiche in pane e gentilezza.

        Inizia con questi suoni la settimana santa
        in questa Aragona piena di tradizioni e vento
        scavando nella voce del tradizionale tamburo
        il nuovo volto di uomini lanciati al futuro.
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          Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
          in Poesie (Poesie personali)
          Canterò un sogno di giovinezza
          rinchiuso nel cielo di una notte
          insieme a un uccello senza voce
          con ali chiuse in una gabbia, solo.

          Vidi un bimbo con occhi azzurri
          che giocava con un filo di luce
          cercando di scavare nell'ombra
          mentre un corvo beccava l'aurora.

          Uscì il sole con le sue lunghe ombre
          dipingendo un quadro che porto negli occhi:
          una grande ombra con becco di cicogna
          offriva il suo corpo senza vergogna.

          Nacque così uno strano ricordo
          scaraventato sulle strade del mondo.
          Non so se quel giorno ebbe la sua sera
          come ogni uomo la sua ombra.

          Restai solo anche quella volta
          sfogliando un fiore in penombra.
          Un gatto bianco miagolò nell'aria
          cancellando il sogno appeso all'alba.
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