Poesie generazionali
poesia postata da: Umberto F. M. Cefalà, Poesie (Poesie generazionali)
Una guerra lontana
Conobbi: quel viso intriso di notte
e quel sorriso soffuso, infelice,
si perse nei prati, fra mine a frotte.
Di ciò il cor trema e più volte non dice:
di armi tonanti, di grida, di lotte,
di sfinite speranze sol cervice.
I lamenti son nere nubi in flotte,
solcano il cielo come in suol radice
e nelle strade deserte una pace
vola nei sogni di mondi lontani.
Ora rimani in questa terra inerte,
ora il vento zittisce e dolce tace
tristi pensieri che son come cani
randagi in terre divise e conserte.
poesia postata da: Antonio Pellegrino, Poesie (Poesie generazionali)
Domenica
È una bella giornata di sole
sembra quasi un cambio stagione
esco fuori per scaldare il mio cuore
questi raggi fan passar ogni dolore
È un sole di poca durata
ma spero che abbraccerà mezza giornata
sembra esser misterioso
ma di questi tempi è molto prezioso
M'accorgo del giorno di festa
il mio animo e contento apposta
è davvero una giornata fantastica
La domenica.
poesia postata da: Giorgio De Luca, Poesie (Poesie generazionali)
A mia madre
Mi manca il pane di mia madre
Il suo caffè
La sua carezza
Che cresce con la mia infanzia
Giorno dopo giorno
Amo la vita
Perché se morissi
Non sopporterei il pianto di mia madre!
Accoglimi se un giorno diventerò
Mascara per le tue ciglia
E coprimi le ossa di erbe
Portate dal tuo candido seno
E stringimi forte
Con una ciocca dei tuoi capelli
Con un filo del tuo abito
Sperando di diventare un dio
Diventerò un dio...
Quando toccherò in fondo al tuo cuore
E quando tornerò, usami come combustibile
Per rischiarare il fuoco
Come filo da bucato sul terrazzo di casa
Perché non posso resistere senza la preghiera dei tuoi giorni
Sono invecchiato
Ridammi le stelle dell'infanzia
Perché possa condividere coi giovani uccelli
La strada del ritorno
Verso il nido della tua attesa!
poesia postata da: Giorgio De Luca, Poesie (Poesie generazionali)
Maracujà
Al calare della sera quando oscilli
tra le tue lunghe foglie lanceolate
mi prende la passione al tuo sbocciare
stelle vaganti, fiori, vistose stelle
ermafrodite: maracujà-cobra
maracujà giallo, maracujà-açù.
Ma presto ti separi dallo stelo, delicato
cilindro, perdi per sempre il tuo fiore,
supplichi invano, coperto dalle foglie
verde sonorità soavemente scompare.
Fiore, tu illumini i miei rami
ai primi ritmi del mattino
canto d'uccelli e di grilli
lontani tamburi - poi cadi e muori
per dare vita al frutto:
la foresta spalanca la sua bocca
nell'umido terreno ti riceve
dentro al Kulenè, Grande Xingu
i tuoi petali sparse sulle onde.
poesia postata Poesie (Poesie generazionali)
C'era una volta
C'era una volta... ad ogni fermata per lui...
LEI!... pronta da ricordare con una bella preghiera.
Salve ooh Regina Maria!... Madonna di Dio, son le tue
quelle voglie di carezze mancate di un'amore rivangato
sempre convulso da inetti variegato nella vita da insetti
versata a fiamme e fuoco dagli ingrati loro per virtù bruciato
di tutto alle armi è stato passato il suo per un poco di buono
lungo il percorso d'un sfiammato parkinsoniano.
Mentale il suo viver era disabile tal una lampada ai santi votiva
accesa con la spersa dignità vera al vento spesa sfumata in carità
per recitar rosario ballando lambada con onestà in quaresime di pianto.
Nervoso tra le nubi ricorda i sogni come strali ch'ancora estrae
dal fosco buio interior quello strillar d'obbligo il tempo nero distrae
e, incoraggiano li dolori innocenti tra li temporali
d'incoscenti laser che gli ammalorano sul corpo.
Dal natio luogo a parte il soffrire speso...
quando! il venire dell'anima dal cielo verrà
Giampiero è quello che attende la vita
per un nuovo avvenire.
Mah, quanta pena ha da scontare in sofferenza?
Qualsiasi persona delusa è senza pazienza,
la pietà umana cerca con affetto l'amore
perché privo di iniziative, nel corpo incrinato è lui!
Senza prospettive illuso è ancora nel suo pianto
diabolico sopravvivere d'eterno invano non è d'umano
illeso da cascate rumorose sui sassi del destino...
Lui marmoreo, aspetta e spera di giorno
in giorno finché la sera, per non spararsi
nella notte cieca al buio pesto nella quiete surreale
sfinge trattenuta d'oleosa tristezza, tinge
di bei colori i disperati solchi sul suo volto,
in un paesaggio di rughe è nel fato, malocchio
che ti liquida ooh vita.
Là, nel ghetto all'aria solitaria torna a smarrirsi la vita
chiara sospira allo specchio lo sconforto di un volto
La fine tragica dell'esistenza tutto, s'esalta con
la mia voglia di morire se, non si può allungare
la vita vediamo se si può allargare... con la morte
per non subire mai più.