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Poesie criptiche

Le poesie criptiche sono poesie enigmatiche in cui non si riesce a capire con certezza il soggetto.


poesia postata da: Florian-NOvà, Poesie (Poesie criptiche)

La Vita

Una pallina scende lungo un prato
evita le buche in modo inaspettato
levando le sue compagne dal tracciato
i sassolini le rovinano l'aspetto
in modo più o meno diretto
lungo un pianoro a rallentato
ma una volta superato
forse l'acceleratore avrà recuperato
La sua direzione
e data, da un turbinio di cambiamenti
che portano a lei un po' di dolore.
Ma se sopravviverà a tutti questi scuotimenti
la sua velocità, di fuga, sarà tale
che nessuno la riuscirà più a fermare.
Composta
martedì 18 settembre 2007

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poesia postata da: Lomorandagio, Poesie (Poesie criptiche)

Vento di speranza

Una stilla di luce non è
la soluzione.
Ancora impera il colore scuro
della nebbia.
L'unica speranza
resta sotto un cumulo
di fronde morte.
In montagna - ora – tra i rami nudi
volteggiano i passeri.
Sul nero specchio dell'acqua
che stagna,
moscerini danzanti disegnano
scie d'argento.
Il riflesso del presente
abbacina gli occhi.
Improvviso
si alza il vento da Sud.
Quel vento,
come provvido miraggio,
scopre la foresta e
disperde le foglie morte.
Ed ecco
che la speranza riappare.
Composta
martedì 24 aprile 2012
Dedica:
Per chi spera nel futuro.

poesia postata da: Alberto Iess, Poesie (Poesie criptiche)

La nausea

È riprovevole: sprecare il tempo
senza che questo si consumi.
E la stanca memoria, acerrima troia,
sbandata inquilina dell'anima mia,
lebbra e cura di pari passo ingoia:
mormora ch'io abbia perso la via.
Ma io ben ricordo gli spettri diurni,
l'ebbrezza di una vita da periferia.
Ed ora diffidate del passo e dell'ora:
L'essere è nulla, ma voi siate ancora!

poesia postata da: Alberto Iess, Poesie (Poesie criptiche)

Lo stupro di Aghanaskar

Veli insozzati dai calici,
il mantra dello scorpione
biascicato come supplizio.
Bugiarda, Aghi, bugiarda.
La scalinata pel tuo vessillo
s'è ulcerata al grido di duna,
e i gradini han abbracciato
la secchezza della sabbia.
Ora è tardi: non alla sera,
non sotto le labbra di Virgo.
Respira, questi profumi,
quest'armature, l'ovunque.
Il povero cigno dibatte
l'ali appesantite dall'alghe,
ma invecchia nello stagno
coi piccoli, pallida tenebra.
E tu, delle tue ali, che ne farai?
E tu, madre del tuo rimorso,
come credi l'abbandonerai?

Ma la notte è paziente,
e l'alba spesso temporeggia
sotto spesse cortine di nubi.
E l'attesa, tra tutte le funi,
è la più fragile umana velleità.
Così, mentre la luna nuova
è troppo giovane per capire,
e il sole tarda a rinvenire,
ci immergiamo con languore
in una selvatica danza,
per dipinger col deserto
la voluttà dell'universo.
Non c'è pace per noi, Aghi;
non dopo aver assorbito
dal cuor leggiadro del vespro,
gli intimi aromi delle nostre
essenze. Stanotte spariamo.

Il poeta è morto,
la poesia esiliata.
Figlie dello stupro,
liriche d'assenzio.

poesia postata da: Emmanuel Devan, Poesie (Poesie criptiche)

Maestrale

Ecco, ritorna, Maestrale.
Invola di nuovo
caldi abbracci,
riportami
sulle sue labbra.

Ambra scura,
miele, seta,
spezie, veleno,
regno, voluttà,
possesso che freme
lussuria di sogni estasiati.

Tu, che vedesti
i suoi occhi
cercar di leggere
gli specchi oracoli
e, d'ebbrezza
d'Icaro invasa,
il nostro sempre,
avanzi.

E sul guscio
astrale
immergi
l'eterno fecondo
suicida nel ghiaccio
di sale.

Poi,
schiudi
la folla
delle tenebre,
il dì mortale,
sul biancore
delle sue ossa.

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