A quanto pare mia madre non dovrebbe avermi abortito

Vinco le parole al fiato
lacero le fibre necessarie
sanguino il sanguinabile
giro il cannocchiale verso di me
non compro nessuna macchina usata da quel tizio
la macchina usata ce l'ho già
infilo il mare
ne vengo sputato
cedo la ragione al vento
dò forma alla strada con l'ombra del machete
dò forma alla mia ombra col gesso
conosco il muschio senza fargli conoscere me
conosco il bordo del mondo per sentito dire
non mi lascio minacciare nel futuro
inalo il monte rosa
scalcio
giro le trottole
conservo la soglia del dolore
mi presento gli occhi che per poco non ho usato
mi concedo, mi assumo, mi spingo, mi apposto, mi bracco
mi invito alla festa
dirigo l'attenzione con bacchette in ciliegio
riconosco il piacere
rilascio le spalle
non trattengo urla
non trattengo nascite
non dubito delle stelle
non dubito del fatto che mia madre non mi abbia abortito

non ho intenzione di sentirmi abusivo.
dal libro "Lettere d'amore nel frigo. 77 poesie" di Ligabue (Luciano Ligabue)
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    Gli anni in cui eravamo distratti.

    Non è ancora chiaro se siano finiti del tutto gli anni in cui eravamo distratti.

    Non ci accorgevamo che le nostre cellule sfinivano e quelle nuove arrivavano e quelle di nostro padre andavano a male.

    Negli ospedali camminavamo dritti verso un letto non giravamo mai lo sguardo in corsia sentivamo le canzoni ci abituavamo alle peggiori le ricantavamo forte per non sentire notizie davvero vere.

    Come certi prestigiatori ci infilavamo lastre sottili di ferro a dividere la parte sopra l'ombelico da quella sotto e non diteci che non sapete quale porgevamo alle ragazze? E non diteci che non sapete che la loro richiesta non l'ascoltavamo con precisa distrazione e scelta?

    Ai funerali pensavamo ad altro se ci andavamo impegnati a rendere coerente l'epitaffio uno che se l'è cavata.

    Fatti di pezzi di uomo messi insieme con pazienza orefice, braccia e orecchie conserte eclissi parziale di occhi.
    Camminavamo sul filo, con in bocca il cucchiaio, sul cucchiaio l'uovo, sull'uovo il peso del cielo.
    dal libro "Lettere d'amore nel frigo. 77 poesie" di Ligabue (Luciano Ligabue)
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