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Le migliori poesie di Wislawa Szymborska

Poetessa, saggista e traduttrice, premio nobel alla letteratura 1996, nato lunedì 2 luglio 1923 a Kórnik (Polonia), morto mercoledì 1 febbraio 2012 a Cracovia (Polonia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi.

Scritta da: Andrea De Candia

Visto dall'alto

Su un viottolo giace uno scarabeo morto.
tre paia di zampette ripiegate con cura sul ventre.
Invece del disordine della morte - ordine e pulizia.
L'orrore di questo spettacolo è moderato,
la sua portata locale, dalla gramigna alla menta.
La tristezza non si trasmette.
Il cielo è azzurro.

Per nostra tranquillità – gli animali non muoiono
ma crepano d'una morte per così dire più piatta,
perdendo - vogliamo crederlo – meno sensibilità e mondo,
uscendo – così ci pare - da una scena meno tragica.
Le loro animucce mansuete non ci ossessionano la notte,
mantengono la distanza,
conoscono i mores.

E così questo scarabeo morto sul viottolo
brilla non compianto verso il sole.
Basta pensarci per la durata di uno sguardo:
sembra che non gli sia accaduto nulla d'importante.
L'importante, pare, riguarda noi.
Solo la nostra vita, solo la nostra morte,
una morte che gode di una forzata precedenza.
Composta lunedì 3 agosto 2015
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    Chiedo scusa al caso se lo chiamo necessità.
    Chiedo scusa alla necessità se tuttavia mi sbaglio.
    Non si arrabbi la felicità se la prendo per mia.
    Mi perdonino i morti se ardono appena nella mia memoria.
    Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante.
    Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
    Perdonatemi, guerre lontane, se porto fiori a casa.
    Perdonatemi, ferite aperte, se mi pungo un dito.
    Chiedo scusa a chi grida dagli abissi per il disco col minuetto.
    Chiedo scusa alla gente nelle stazioni se dormo alle cinque del mattino.
    Perdonami, speranza braccata, se a volte rido.
    Perdonatemi, deserti, se non corro con un cucchiaio d'acqua.
    E tu, falcone, da anni lo stesso, nella stessa gabbia,
    immobile con lo sguardo fisso sempre nello stesso punto,
    assolvimi, anche se tu fossi un uccello impagliato.
    Chiedo scusa all'albero abbattuto per le quattro gambe del tavolo.
    Chiedo scusa alle grandi domande per le piccole risposte.
    Verità, non prestarmi troppa attenzione.
    Serietà, sii magnanima con me.
    Sopporta, mistero dell'esistenza, se strappo fili dal tuo strascico.
    Non accusarmi, anima, se ti possiedo di rado.
    Chiedo scusa al tutto se non posso essere ovunque.
    Chiedo scusa a tutti se non so essere ognuno e ognuna.
    So che finché vivo niente mi giustifica,
    perché io stessa mi sono d'ostacolo.
    Non avermene, lingua, se prendo in prestito parole patetiche,
    e poi fatico per farle sembrare leggere.
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      Scritta da: goccia di miele

      Sulla morte, senza esagerare

      Non s'intende di scherzi,
      stelle, ponti,
      tessitura, miniere, lavoro dei campi,
      costruzione di navi e cottura di dolci.

      Quando conversiamo del domani
      intromette la sua ultima parola
      a sproposito.

      Non sa fare neppure ciò
      che attiene al suo mestiere:
      né scavare una fossa,
      né mettere insieme una bara,
      né rassettare il disordine che lascia.

      Occupata ad uccidere,
      lo fa in modo maldestro,
      senza metodo né abilità.
      Come se con ognuno di noi stesse imparando.

      Vada per i trionfi,
      ma quante disfatte,
      colpi a vuoto
      e tentativi ripetuti da capo!

      A volte le manca la forza
      di far cadere una mosca in volo.
      Più di un bruco
      la batte in velocità.

      Tutti quei bulbi, baccelli,
      antenne, pinne, trachee,
      piumaggi nuziali e pelame invernale
      testimoniano i ritardi
      del suo svogliato lavoro.

      La cattiva volontà non basta
      e perfino il nostro aiuto con guerre e rivoluzioni
      è, almeno finora, insufficiente.

      I cuori battono nelle uova.
      Crescono gli scheletri dei neonati.
      Dai semi spuntano le prime due foglioline,
      e spesso anche grandi alberi all'orizzonte.

      Chi ne afferma l'onnipotenza
      è lui stesso la prova vivente
      che essa onnipotente non è.

      Non c'è vita
      che almeno per un attimo
      non sia immortale.

      La morte
      è sempre in ritardo di quell'attimo.

      Invano scuote la maniglia
      d'una porta invisibile.
      A nessuno può sottrarre
      il tempo raggiunto.
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        Scritta da: Andrea De Candia

        Un incontro inatteso

        Siamo molto cortesi l'uno con l'altro,
        diciamo che è bello incontrarsi dopo anni.

        Le nostre tigri bevono latte.
        I nostri sparvieri vanno a piedi.
        I nostri squali affogano nell'acqua.
        I nostri lupi sbadigliano a gabbia aperta.

        Le nostre vipere si sono scrollate di dosso i lampi,
        le scimmie gli slanci, i pavoni le penne.
        I pipistrelli già da tanto sono volati via dai nostri capelli.

        Ci fermiamo a metà frase,
        senza scampo sorridenti.
        La nostra gente
        non sa parlarsi.
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