Scritta da: Lucia Galasso

Ancora sulla strada di Zenna

Perché quelle piante turbate m'inteneriscono?
Forse perché ridicono che il verde si rinnova
a ogni primavera, ma non rifiorisce la gioia?
Ma non è questa volta un mio lamento
e non è primavera, è un'estate,
l'estate dei miei anni.
Sotto i miei occhi portata dalla corsa
la costa va formandosi immutata
da sempre e non la muta il mio rumore
né, più fondo, quel repentino vento che la turba
e alla prossima svolta, forse finirà.
E io potrò per ciò che muta disperarmi
portare attorno il capo bruciante di dolore.
Ma l'opaca trafila delle cose
che là dietro indovino: la carrucola nel pozzo,
la spola della teleferica nei boschi,
i minimi atti, i poveri
strumenti umani avvinti alla catena
della necessità, la lenza
buttata a vuoto nei secoli,
le scarse vite, che all'occhio di chi torna
e trova che nulla nulla è veramente mutato
si ripetono identiche,
quelle agitate braccia che presto ricadranno,
quelle inutilmente fresche mani
che si tendono a me e il privilegio
del moto mi rinfacciano.
Dunque pietà per le turbate piante
evocate per poco nella spirale del vento
che presto da me arretreranno via via
salutando salutando.
Ed ecco già mutato il mio rumore
s'impunta un attimo e poi si sfrena
fuori da sonni enormi
e un altro paesaggio gira e passa.
Vittorio Sereni
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    Appuntamento a ora insolita.

    La città - mi dico - dove l'ombra
    quasi più deliziosa è della luce
    come sfavilla tutta nuova al mattino...
    "... asciuga il temporale di stanotte"... ride
    la mia gioia tornata accanto a me
    dopo un breve distacco.
    "Asciuga al sole le sue contraddizioni"
    - torvo, già sul punto di cedere, ribatto.
    Ma la forma l'immagine il sembiante
    -d'angelo avrei detto in altri tempi -
    risorto accanto a me nella vetrina:
    "caro - mi dileggia apertamente - caro,
    con quella faccia di vacanza. E pensi
    alla città socialista?"
    Ha vinto. E già mi sciolgo: "Non
    arriverò a vederla" le rispondo.
    (Non saremo più insieme dovrei dire).
    "Ma è giusto,
    fai bene a non badarmi se dico queste cose,
    se le dico per odio di qualcuno
    o rabbia per qualcosa. Ma credi all'altra
    cosa che si fa strada in me di tanto in tanto
    che in sé le altre include e le fa splendide,
    rara come questa mattina di settembre...
    giusto di te fra me e me parlavo:
    della gioia."
    Mi prende sottobraccio.
    "Non è vero che è rara, - mi correggo - c'è,
    la si porta come una ferita
    per le strade abbaglianti. È
    quest'ora di settembre in me repressa
    per tutto un anno, è la volpe rubata che il ragazzo
    celava sotto i panni e il fianco gli straziava,
    un'arma che si reca con abuso, fuori
    dal breve sogno di una vacanza.
    Potrei
    con questa uccidere, con la sola gioia..."
    Ma dove sei, dove ti sei mai persa?
    "È a questo che penso se qualcuno
    mi parla di rivoluzione"
    dico alla vetrina ritornata deserta.
    Vittorio Sereni
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      Scritta da: Lucia Galasso

      Settembre

      Già l'olea fragrante nei giardini
      d'amarezza ci punge: il lago un poco
      si ritira da noi, scopre una spiaggia
      d'aride cose,
      di remi infranti, di reti strappate.
      E il vento che illumina le vigne
      già volge ai giorni fermi queste plaghe
      da una dubbiosa brulicante estate.

      Nella morte già certa
      cammineremo con più coraggio,
      andremo a lento guado coi cani
      nell'onda che rotola minuta.
      Vittorio Sereni
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