Poesie di Viola Santoro

Questo autore lo trovi anche in Racconti.

Il castello 2

Quando il ragazzo diventò ancora più grande...
E il papà sempre più vecchio...
Il ragazzo si avventurò per il mondo...
Ma si ricordò che fine avevano fatto i genitori...
Di suo padre allora il ragazzo si portò tutto...
E gli chiese anche a suo padre se voleva venire...
Allora il papà le rispose di sì...
Andarono a visitare quasi tutta l'Italia...
Il ragazzo scese dalla macchina e faceva foto...
Ad un castello...
Il ragazzo entrò nel castello...
E vedeva il passato...
Vedeva suo padre quando combatteva contro la strega...
Poi lui scappò dal castello solo che come vi ho detto chi...
Entra non può più uscire...
Il ragazzo si spaventò allora il papà entrò...
Lo prese e cercò di uscire...
Apparsero i genitori del papà...
E le dissero tra poco uscirai o paura che...
Non esci più... disse la mamma...
Devi sconfiggere le forze del male...
E il ragazzo aveva tanta paura...
Perché lui non aveva mai sconfitto...
Allora aprì la porta ma non sapeva...
Come aveva fatto ad aprirla...
Il ragazzo tornò a casa...
Prese la macchina fotografica...
E si guardò quel castello...
Ma era troppo orribile...
Ti venivano i brividi solo...
A guardarlo...
Il ragazzo si avventurò per altri...
Posti ma si era dimenticato del papà...
Pensava che era morto e disse...
Fra lui e lui...
E se invece mio padre fosse vivo...
Ma in realtà il papà era morto anche lui...
Allora il ragazzo dovette stare da solo...
Il ragazzo quando aveva circa trent'anni...
Nacque un figlio...
Questo figlio li piacevano i castelli...
E allora suo padre li raccontò...
Che qua c'è un castello...
Stregato che se ci entravi era difficilissimo...
Andarsene...
Il figlio non ci credeva ancora...
Allora chiese al papà in che zona era...
Andò e vide questo castello...
Con le luci accese...
Allora un po' si spavento...
Entrò (ma visto che questo figlio era magico...
E lui però non lo sapeva... )...
Ci credette e scappò...
Lui non ci entrò mai più!
Viola Santoro
Vota la poesia: Commenta
    C'era in un bosco...
    Un castello, dentro il castello non ci abitava
    Nessuno, un giorno la porta del castello si aprì...
    Si vedevano le luci accese...
    Ma non si trovò niente... in quel castello...
    Poi arrivò un uomo entrò dentro il castello...
    L'uomo aveva tanta paura poi l'uomo vide delle
    Formiche e piccoli ragni...
    Quando vide i ragni cercò di scappare...
    Ma il castello era stregato...
    E quando uno entrava non si poteva più uscire...
    L'uomo pensò che doveva stare per tutta la vita...
    Allora si mise a piangere...
    Poi apparse un angelo femmina e le disse...
    Che lei solo poteva farlo uscire...
    Allora l'uomo la pregò di farlo uscire ma si fece
    Imbrogliare quel angelo era la strega che aveva imprigionato...
    Anche i loro genitori...
    Allora l'uomo pensò che era in trappola...
    Poi erano comparsi il suoi genitori...
    I genitori lo stavano proteggendo solo che la strega...
    Li mandò via con un soffio cattivo...
    Allora la strega pensò ti ammazzare anche lui...
    Solo che quando puntò lo scettro non lo ammazzò...
    Perché solo lui poteva proteggere il mondo allora...
    Si fece coraggio quando l'uomo si alzò...
    La strega cadde a terra lui prese lo scettro...
    E fece e ammazzò la strega così tutti...
    Potevano entrare e scoprire cosa c'era lì dentro il castello...
    Poi però lui non si avvicinò mai più a quel castello... -
    Perché aveva tanta paura stare fuori pensa...
    Dentro il castello...
    Lui fece di tornare a casa...
    Andò a letto e sognò cosa aveva passato quella notte dentro...
    Il castello lui lo raccontò a tutti e nessuno...
    Si avvicino anzi uno solo il figlio piccolo...
    Del'uomo il figlio aprì la porta del castello...
    E l'uomo le disse torna qua...
    Perché anche se aveva ammazzato...
    La strega non vuol dire che non lo intrappola...
    L'uomo prese il piccolo e lo alzò, e tutti...
    Applaudirono così il piccolo sorrise...
    Solo che l'uomo non si scordò mai più...
    Quando nel castello la strega
    Uccise i suoi genitori...
    Quando il piccolo il figlio diventò grande...
    Li raccontò che i suoi genitori sono morti...
    Per colpa della strega che li ha uccisi...
    Il figlio si mise a piangere...
    E il padre le disse di non piangere...
    Ormai è accaduto...
    Allora il figlio le chiese se poteva...
    Solo rivedere la porta del castello...
    Il padre le disse di no...
    Perché poteva restare intrappolato...
    In quel castello...
    Allora il figlio disse ok papà...
    Il papà per spiegare perché non doveva vedere la porta...
    Era perché non lo voleva perderlo e perché faceva...
    La fine dei genitori.
    Viola Santoro
    Vota la poesia: Commenta
      C'era una volta un principe che cercava moglie...
      Il re e la regina invitarono tutti solo che erano tutte brutte...
      Poi vide che scendeva da un cavallo col manto d'oro...
      e tutti si stupirono...
      - Ma che bella che è! Diceva uno tutto assonnacchiato...
      Il principe si avvicinò e chiamò l'orchestra disse - Musica!
      Il re disse - Che siano aperte le danze...
      Questa signorina iniziò a ballare...
      Il ragazzo la fissava proprio in quel punto...
      Suona la campana e la ragazza dovette andar via...
      Il principe era molto sconvolto...
      Allora il principe chiamò le guardie...
      e fece setacciare tutta la città...
      Ma proprio niente...
      Allora il principe chiese aiuto a suo padre il re...
      Ma il padre non sapeva cosa fare...
      Poi trovò un ferma capelli della principessa...
      Allora chiese a tutte le case di chi era
      Questo ferma capelli...
      Poi trovò il proprietario e vide la principessa...
      Il re invitò la principessa a palazzo al re e alla regina
      Li stava simpatica lei era dolce e carina e al ballo portava
      Un lungo vestito tutto...
      Bianco... a lei li piacevano le collane
      Allora il principe prima che lo sapesse...
      Li regalò una collana tutta
      Bianca poi loro avevano deciso di sposarsi...
      Allora il re celebrò le nozze...
      Si comprarono un altro castello ancora più bello
      e più grosso.
      Viola Santoro
      Vota la poesia: Commenta
        C'era una volta in un piccolo villaggio...
        Un cavallo di nome furia...
        Questo cavallo era speciale perché era un cavallo...
        Sicuro, veloce e amichevole, questo cavallo
        Voleva volare come tutte le renne...
        Però c'era una renna che non andava d'accordo con il cavallo (che si chiamava Furia)
        Allora babbo natale se ne accorse e dovette annullare a consegnare i doni...
        Tutti aspettavano con ansia babbo natale poi le altre renne chiesero di fare pace loro la fecero...
        Diventarono amici... babbo natale si accorse che erano di nuovo amici...
        Allora decise di consegnare i doni...
        Ma una renna si era ferita gravemente e questo il punto che a noi ci piace...
        Babbo natale decise di far provar a furia il cavallo...
        Di volare era un po' difficile poi andò tutto bene...
        I bambini avevano già i loro regali e iniziarono...
        A scartarli e poi trovarono dei regali più belli di quelli che avevano...
        Chiesto a babbo natale.
        Viola Santoro
        Vota la poesia: Commenta
          Le Havre non era mai stata una città di provincia
          era viva nel suo cuore pulsante...
          splendida e malinconica... lambita dallo sferzante
          vento marino... l'oceano che abbarbicandosi sugli scogli
          emetteva il suo urlo rabbioso e profondo... le sue case
          erano riposanti come amache dai colori chiarissimi
          a respingere il calore del sole... rendendo più fresche
          quelle giornate che avvolgono quel paradiso...
          in un calore dantesco... la salsedine che forma erosioni
          tra i piccoli mattoni ormai stanchi... questi sono i miei ricordi...
          di un tempo ormai lontano...
          quando nel tardo pomeriggio me ne stavo a guardare
          i pescatori... indaffarati... i più vecchi quelli dalla pelle scura...
          aggrinzita dal tanto sole... intrepidi lupi di mare a cercare
          di comunicare il vento alle loro vele...
          alle loro speranze... ai loro sogni...
          era un brulicare di figure quel porto che guardava
          al di la dell'oceano cheto e dolce...
          le sue acque limpide e profonde... una grande insenatura
          verso la Manica... a guardare la vastità di blu...
          solo blu e nulla d'altro... qui gli altri colori sono solo sfumature...
          da quel punto avevo visto partire piccole e sgangherate
          barchette lucide di rattoppi...
          traghetti colmi di brulicante vita... yacht e catamarani
          a spingersi verso l'orizzonte...
          e qui a perdita d'occhio i colori infuocati del cielo
          alla fine del giorno...
          ci andavo con mio padre... ricordo il circolo dei nautici
          un grande spiazzo in cui nella pavimentazione era impressa
          una rosa dei venti... e nella parte più esterna avevano installato
          un grande cannocchiale...
          da lì l'orizzonte appariva senza segreto alcuno...
          io però ero troppo piccina per farlo... mi bastavano
          i racconti che spesso mi narravano...
          ed io con la mia immaginazione lo dipingevo come
          più mi piaceva... lontani i ricordi di un tempo...
          che però non sfugge... tra le mie mani come scintille...
          sempre vive... ricordo i pantaloncini in lana bianchi
          nella fresca primavera i dolci più buoni comprati
          nelle vecchie boulangerie...
          dove antichi odori di lievito e pane ristagnavano come
          se non volessero più lasciare quel posto di terra e di mare...
          e poi il gelato consumato a piccoli tratti per trattenerne il gusto...
          per assaporare quella bontà che mi era stata offerta...
          non lontano scorci di città immersa nel suo silenzioso vivere
          venditori di piccoli pesci offerti da quel generoso mare...
          e la mia curiosità che veniva colmata con la visione
          in prima fila di giganteschi polipi e frutti di mare...
          bellissime conchiglie che ogni tanto mi venivano regalate...
          era sempre la forte mano di mio padre a stringere la mia...
          si lui uomo di comando...
          ma che io avevo sempre visto chiuso nei suoi pantaloni classici
          e golfini in cachemire... difficile pensarlo in uniforme
          e basco da parà...
          era sempre vacanza camminare lungo quelle grandi spiagge
          la domenica... tornavo spesso inzaccherata dalla sabbia
          e dalla salsedine marina che si impregnava nei tessuti
          degli abiti...
          da casa dei miei nonni si vedeva la notte arrivare...
          le luci delle prime barche a guadagnare il mare...
          le piccole vetture che si fermavano sul molo...
          e le luci delle case che sembravano occhi nelle tenebre...
          li guardavo silenziosa quel mio mondo che mi apparteneva
          in parte... e poi mia nonna con grandi occhi azzurri
          amorevoli mi versava il latte caldo in una ciotola...
          poi mi portava a dormire nella mia coltre ben curata...
          queste sono le immagini che più mi appaiono...
          un limbo della vita in cui la consapevolezza di essere adulta
          non ha annullato la fanciulla che è rimasta dentro me...
          Viola Santoro
          Vota la poesia: Commenta

            Capodanno

            Capodanno è il primo dell'anno...
            Si sentono botti
            E poi anche grandi scoppi...
            Bevono champagne
            A quantità...
            Se vedessi che terrore
            Se vedessi quel dolor...
            Se a capodanno non ti diverti
            Alle altre feste non puoi trattenerti...
            Senti che scoppi...
            E botti non trovare scuse io sono quello...
            Che viene prima...
            Viola Santoro
            Vota la poesia: Commenta