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Poesie di Vincenzo D'Urso

Studente, nato mercoledì 4 settembre 1991 a Napoli (Italia)

Scritta da: Vincenzo D.

Innamoramento di Cerbero

La mia anima è una tomba,
che invidia ogni ignobile viltà,
e sorseggia il distratto amore,
e il suo sprofondato ricordo.
Chi possiede l'elastico cuore?
Il minaccioso profumo possiede
dell'amabile bestia che cede:
è l'afrore dell'amore
che inganna il mio ardore.
Ahi! Quante volte ho sperato
di cedere al turbato pianto,
rovesciando saporose lacrime,
e fecondando imene miracoli
dalla bellezza resuscitati.
All'erta! Serrati capricci
delle donne sono usciti
dalle guerre, e all'assalto
recano austere passioni:
immobile, raggirato, febbrile,
io sono, e nella solennità del vuoto,
pauroso mi commuovo, tra tetti aguzzi
e cattedrali stridenti. Con convulsi occhi,
impicco ogni vagabondo sguardo.
Estenuato ora è il mio cuore:
è un fantasma che vaga nell'indolore!
Composta martedì 27 marzo 2012
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    Scritta da: Vincenzo D.

    Zoo

    Scalare,
    senza gradini.

    Arrampicarsi senza scivolare,
    è acqua che defluisce nella salita,
    non passa inosservata,
    che tu abbia timore della gabbia,
    o del baratro di fauci in cui logorare.

    Anormali animali
    prendono il mio posto,
    sentimenti raccolti in musica.

    La paura impone
    ossa che
    plasmano costole
    del nulla.

    Al termine
    quel salire,
    è solo compassione
    dell'incessante desiderare,
    una luce imprigionata
    in questa vita troppo rumorosa.
    Composta martedì 6 settembre 2011
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      Scritta da: Vincenzo D.

      Parole Aperte

      È difficile rimanere integri,
      non spezzarsi.

      Vita di fili,
      salvati a braccia conserte.
      Non posso immaginare
      un cammino senza ricordi che
      soffocano le ragnatele,
      fili delicati d'innocenza.

      Colmo gli echi rumorosi,
      emozioni lussuriose del vento.
      A parole aperte,
      penetro lo sciupare del tempo.

      Burattini incatenati,
      non emettono suono.
      A parole aperte,
      un amore tende il filo che
      si tiene più stretto d'un fratello.

      Estirpo il dolore,
      mentre cala la notte.
      A parole aperte,
      l'alba calerà in tramonto che
      ghermirà le tue mani.

      Scappo ora.
      A parole aperte,
      mi tenti nel sano suicidio.

      Chiudo gli occhi,
      perdo il controllo.
      Smarrisco il mio sangue,
      nel tuo corpo.

      A parole aperte,
      viaggio in frammentati schermi,
      in folle ecstasy lussuriosa
      nata dalla parola amore,
      sotto il segno del sangue.

      L'oscuro figlio della luna,
      attende a parole aperte,
      l'ultimo cuore che pulsa,
      amplifica, rende plurale
      la soffocata pena.
      Composta lunedì 9 maggio 2011
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