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Scritta da: Silvana Stremiz

Venezia. Guida tascabile

Sbagliando strada, lentamente (come accade
a chi, smarritosi, non vuole andare
brancolando, e scrupoloso consulta la carta,
eppure va dove lo portano le gambe),

guidato non dal pilota automatico,
ma da un organo che si fonde con il ritmo,
ad ogni svolta compi la tua scelta,
come un baco intrufolatosi in un labirinto.

Quando ai capricci più bislacchi
fa da complice un passo incerto,
a condurti non è il senso
dell'orientamento, né la guida, ma il destino.

Vi son città dove le carte stesse si confondono,
dove, riflesso nell'eterno vis-à-vis,
ti rendi conto irrimediabilmente
di quanto fragile ed effimero tu sia.

[…]

E lo studioso locale con lo storico pignolo,
ignorando che vi sia voltato l'angolo,
vanno a finire in un cortile di colombi,
dove il leone muove l'ala di pietra –

accanto a un coccodrillo mezzo morto
(più che un drago, pare un merluzzo),
che, infilzato dalla lesina del santo,
crepa, poveretto, di malinconia

e di curiosità. Quanto al santo,
qui è messo alla pari con la bestia
da lui trafitta – il principio è lo stesso.
Entrambi anelano a sprofondare nel limo,

cosa che, peraltro, non sarà presto
(benché il fondo continui a scendere):
quanto più cedevole è il basamento,
tanto meno è soggetto al potere del tempo.

[…]

Vivere sull'acqua porta a dubitare
della finitezza, e fa perdere il gusto
di balbettare "fermati" a un istante –,
come un bimbo privo di giudizio…

[…]

Il rovescio delle isole è consunto.
L'acqua pare insondabile, ma non è profonda.
Più bianche della panna su una torta,
le nuvole s'appiccicano alla mia guancia irsuta.
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