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Scritta da: Umberto Zavagno

Tra il bene e il male

Stanno li nascosti
ora rifulge uno
ora prorompe l altro

immersi in questi pensieri
ne usciamo vincitori
siamo giudici e vediamo meglio
un sorriso libera ogni difesa
un urlo... ecco la maschera peggiore
nella mente il nostro ordine

l'iperbolica traiettoria
origina la nostra attenzione
qui il giudizio diventa diverso, inquinato
anche chi... traccia profonda ha lasciato
parlando di umiltà e d'amore
con un povero fico se la prese

quando ti aspetti il dominio
ma la donna non cede il velo
il fumo dell'ira copre la vista
cosi ogni cosa che l'ordine non rispetta
incendia dell'uomo l'animo

solo Abramo accettava
con dolore di donare la parte migliore
questo è quello che abbiamo perso
non sappiamo più attorno a chi ruotiamo
siamo tanti e negli occhi
non più il ritmo della natura

nel deserto si parano ombre nere
escono al rumore
le mani tese per l'acqua o la medicina
ti guardi in giro
tre mesi all'anno non vedi nulla
loro li a dipingere quel quadro

noi pure tingiamo tele
il pennello migliore è se guardiamo dentro
almeno a uno non puoi mentire
se usassimo tutti i colori
non avremmo fili spinati
non ci sarebbe gaza e nagasaky.

Esce spesso il nero
come dalla bocca il veleno
scegliamo anche il rosso
a volte tanto che non sappiamo quanto
gli altri spesso come fondo
che copriamo o nascondiamo

siamo tanti pittori
dentro di noi quel maledetto ordine
spesso usiamo un solo colore
una traiettoria diversa
un sorriso diventa un urlo
eppure siamo fatti per stare insieme.
Composta giovedì 13 maggio 2010
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    Scritta da: Umberto Zavagno

    Le mani

    Quella mano scivolava e tornava
    e sul seno si fermava un istante
    come costretta a un incrocio
    subito rifuggiva inseguendo un brivido
    coprendo le distanze del tuo essere
    modellandolo quasi fosse creta

    quella mano cercava i tuoi sensi
    giocando con le tue estremità
    risaliva come il sangue nelle vene
    sino alle tue labbra
    non badava al sollevarsi del tuo seno
    spostava un ricciolo nero
    e si confondeva nei tuoi capelli
    continuava così come un soffio di vento
    con passione
    i tuoi sospiri e la tua pelle
    rispondevano come corde di un violino

    ma il violino è sparito, rubato disperso
    confuso il suonatore si guarda le mani
    sono io che ho perso le note?
    In quella mano
    ogni creatura si è persa
    dalla testa di un gatto
    fino all'orrido ramarro

    quella mano non conosce vendetta
    ora si perde seguendo strade diverse
    cede ad abbagli di idee senza colori
    fugge e si infila in fredde fessure
    per salire più in alto possibile
    cerca l'azzurro dove ci incontrammo

    fila di formiche si avvicinano
    forse con lo stesso pensiero
    emergendo dalle nuvole a valle
    visi sudati e occhi
    che l'aria piu'pura rende più chiari
    energie disperse si dice per niente
    ma il ridere ci ha resi diversi

    la nostra vita complessa aumenta gli scopi
    inseguendo questi fini ci si perde
    contando denaro e comodi oggetti
    dei quali noi schiavi ci rendiamo
    l'amore e il riso lo otteniamo comprando
    o in un rapido giro di danza

    non rinnego questi piaceri
    ma aspiro a qualcosa più puro
    qualcosa che metta radici profonde
    lacrime vere per chi soffre e a fame

    Russel diceva:
    "il meglio è chi sta in silenzio accanto"

    puoi stare in silenzio
    su distese di colline e mari trasparenti
    non se vedi le rovine che causiamo
    vorrei trovare mani diverse
    non tanto per suonare ancora
    solo tenere accesa la scintilla
    per un mondo migliore.
    Composta mercoledì 14 aprile 2010
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      Scritta da: Umberto Zavagno

      l elicottero

      Ogni volta che sento il rumore
      distolgo lo sguardo
      e mi stringe il cuore
      forse eri uno di quelli
      che cantava e rideva nell'ombra
      o parlava di abissi e ghiacciai
      forse ho sentito il tuo sudore
      ti ho incrociato lungo la via
      di sicuro eri un amico
      pronto a dividere il succo o il pane
      con chi accetta la sfida
      non importa se qualcosa fuggivi
      se trovavi difficile chiarire
      in questo mondo dove ognuno vuole
      difficile trovare l'intesa
      ma qui si trova l'accordo
      avendo un solo nemico
      non e'la montagna che gelida o calda si offre
      come una donna distesa dormiente
      che devi sfiorare con cura
      altrimenti con ira si volta
      ma l'amaro destino
      che ognuno attende
      anche dietro una porta.
      Composta sabato 13 marzo 2010
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        Scritta da: Umberto Zavagno

        Notte brava

        La coca è ancora li
        anche tu
        ma non sul tavolo
        nuda
        gambe aperte
        il sangue che ti cola
        la bottiglia vuota
        le braccia inerti
        le bolle che ti escono
        fai schifo
        son caduto in basso
        quel ventre molliccio
        le tette flosce
        fortuna la vista è andata
        non vedo la pelle grinzosa
        le tue cosce sembrano cuscini
        vorrei raggiungerti ancora
        la stanza non sta ferma
        guardo le mie mani
        conto
        meglio prendere la scopa
        sei pesante da spazzare
        rotoli giù
        le corde del mocio
        son meglio dei tuoi capelli
        il divano è lì
        ormai da buttare
        protesti per terra
        le gambe scomposte
        allunghi una mano
        la bottiglia è vuota
        rotola lontano
        mi guardo in basso
        fra una cosa e l'altra
        ancora è servito
        il bianco e il blu
        fanno un bell'effetto
        entrasse mia suocera
        sarebbe la fine.
        Composta mercoledì 10 gennaio 2001
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          Scritta da: Umberto Zavagno

          Amarezza

          Ecco la pioggia che bagna la terra
          la goccia penetra
          la terra cambia colore
          sembra aprirsi
          come vorrei aprire la tua bocca
          incontrare la tua lingua
          ma sei come un muro
          la pioggia scivola via
          cade su terra morta
          dove mai nascerà un fiore
          si perdono baci e pensieri
          in gente che vive solo se stessa
          una mano si alza dal mare
          come spighe rare in un campo incolto
          cercando un aiuto umano
          ma l'umano gioca solo per se stesso
          è dura la lotta per essere giusti
          l'amore è solo per uno?
          Non siamo solo una goccia
          siamo anche una storia
          la goccia nasce e finisce
          la storia son milioni di gocce
          non vanno disperse nel mare
          così parole d amore e di pace
          fanno grande l'umano teatro
          come dalle gocce che cadono bene
          può nascere un fiore
          così la storia continua
          così dal nulla vive qualcosa
          che strano
          piacere ognuno prova
          dormire in un campo di fiori
          già
          come la stessa mano è pronta
          una ruspa a guidare.
          Composta martedì 17 novembre 2009
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