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Le migliori poesie di Umberto Saba

Poeta, scrittore e aforista, nato venerdì 9 marzo 1883 a Trieste (Italia), morto domenica 25 agosto 1957 a Gorizia (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Frasi per ogni occasione.

Scritta da: Lucia Galasso

A mia moglie

Tu sei come una giovane
una bianca pollastra.
Le si arruffano al vento
le piume, il collo china
per bere, e in terra raspa;
ma, nell'andare, ha il lento
tuo passo di regina,
ed incede sull'erba
pettoruta e superba.
È migliore del maschio.
È come sono tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio,
Così, se l'occhio, se il giudizio mio
non m'inganna, fra queste hai le tue uguali,
e in nessun'altra donna.
Quando la sera assonna
le gallinelle,
mettono voci che ricordan quelle,
dolcissime, onde a volte dei tuoi mali
ti quereli, e non sai
che la tua voce ha la soave e triste
musica dei pollai.

Tu sei come una gravida
giovenca;
libera ancora e senza
gravezza, anzi festosa;
che, se la lisci, il collo
volge, ove tinge un rosa
tenero la tua carne.
Se l'incontri e muggire
l'odi, tanto è quel suono
lamentoso, che l'erba
strappi, per farle un dono.
È così che il mio dono
t'offro quando sei triste.

Tu sei come una lunga
cagna, che sempre tanta
dolcezza ha negli occhi,
e ferocia nel cuore.
Ai tuoi piedi una santa
sembra, che d'un fervore
indomabile arda,
e così ti riguarda
come il suo Dio e Signore.
Quando in casa o per via
segue, a chi solo tenti
avvicinarsi, i denti
candidissimi scopre.
Ed il suo amore soffre
di gelosia.

Tu sei come la pavida
coniglia. Entro l'angusta
gabbia ritta al vederti
s'alza,
e verso te gli orecchi
alti protende e fermi;
che la crusca e i radicchi
tu le porti, di cui
priva in sé si rannicchia,
cerca gli angoli bui.
Chi potrebbe quel cibo
ritoglierle? Chi il pelo
che si strappa di dosso,
per aggiungerlo al nido
dove poi partorire?
Chi mai farti soffrire?

Tu sei come la rondine
che torna in primavera.
Ma in autunno riparte;
e tu non hai quest'arte.

Tu questo hai della rondine:
le movenze leggere:
questo che a me, che mi sentiva ed era
vecchio, annunciavi un'altra primavera.

Tu sei come la provvida
formica. Di lei, quando
escono alla campagna,
parla al bimbo la nonna
che l'accompagna.

E così nella pecchia
ti ritrovo, ed in tutte
le femmine di tutti
i sereni animali
che avvicinano a Dio;
e in nessun'altra donna.
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    Scritta da: Lucia Galasso

    Teatro degli Artigianelli

    Falce martello e la stella d'Italia
    ornano nuovi la sala. Ma quanto
    dolore per quel segno su quel muro!

    Esce, sorretto dalle grucce, il Prologo.
    Saluta al pugno; dice sue parole
    perché le donne ridano e i fanciulli
    che affollano la povera platea.
    Dice, timido ancora, dell'idea
    che gli animi affratella; chiude: "E adesso
    faccio come i tedeschi: mi ritiro".
    Tra un atto e l'altro, alla Cantina, in giro
    rosseggia parco ai bicchieri l'amico
    dell'uomo, cui rimargina ferite,
    gli chiude solchi dolorosi; alcuno
    venuto qui da spaventosi esigli,
    si scalda a lui come chi ha freddo al sole.

    Questo è il Teatro degli Artigianelli,
    quale lo vide il poeta nel mille
    novecentoquarantaquattro, un giorno
    di Settembre, che a tratti
    rombava ancora il canone, e Firenze
    taceva, assorta nelle sue rovine.
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      Scritta da: Antonella Marotta
      Ed amai nuovamente; e fu di Lina
      dal rosso scialle il più della mia vita.
      Quella che cresce accanto a noi, bambina
      dagli occhi azzurri, è dal suo grembo uscita.

      Trieste è la città, la donna è Lina,
      per cui scrissi il mio libro di più ardita
      sincerità; né dalla sua fu fin ad oggi mai l'anima partita.

      Ogni altro conobbi umano amore;
      ma per Lina torrei di nuovo un'altra
      vita, di nuovo vorrei cominciare.

      Per l'altezze l'amai del suo dolore;
      perché tutto fu al mondo, e non mai scaltra,
      e tutto seppe, e non se stessa, amare.
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