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Scritta da: Silvana Stremiz

Vassi rapido il tempo

Vassi rapido il tempo, e al tempo il duolo
Della cadente età tosto succede;
Godiamo, amici: de' piacer lo stuolo
Passa e non riede.
     Assisi a umili ma contenti deschi
Colmiam le tazze di soave vino;
Altri fra l'armi follemente treschi
Col suo destino.
     Audace troppo dell'iniqua corte
Nell'onde si scatena il nembo fosco;
Da noi si cerchi più beata sorte
In mezzo a un bosco.
     Se piange un infelice, il mesto pianto
Tosto da noi si asciughi e si consoli;
Chi non esulta delle Muso al canto
A noi s'involi.
     Bell'è l'Amor, egli al piacer c'invita;
Dunque Ninfa che agli occhi e all'alma piace
Sia della nostra fuggitiva vita
Conforto e pace.
     Vassi rapido il tempo, e al tempo il duolo
Della cadente età tosto succede;
Godiamo, amici: de' piacer lo stuolo
Passa e non riede.
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Irene candida

    Irene candida, lascia le piume,
    T'affretta a cogliere leggiadri fiori
    Or ch'Alba fulgida spande il suo lume
    Co' nuovi albori.
         In mezzo agli alberi d'accanto il fonte
    Vedrai tu sorgere bei gelsomini;
    Li cogli, e adornati del vago fronte
    i vaghi crini.
         Mentre innoltravasi col gajo aprile
    Soave Zefiro là fur piantati,
    Da me alla morbida tua man gentile
    Poscia serbati.
         Il graziosissimo tuo cestellino
    Empi di mammole e di viole;
    Ma, bene badami, sfiora il giardino
    Prima del Sol
         Indi, sovvengati, Fanciulla mia,
    Che voglio un bacio al tuo ritorno,
    Nè vo' che al solito tu me lo dia
    Un altro giorno.
         Chè questo amabile giorno mai viene,
    E se anche in seguito così faremo,
    Gli anni andran rapidi, nè un giorno, o Irene,
    Goduto avremo.
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      Scritta da: Silvana Stremiz

      Fra soavissimi fioretti

      Fra soavissimi fioretti un giorno
      Giaceano Amore e Venere,
      E mille Genii stavan d'intorno
      E mille Grazie tenere.
           Io con l'eburnea mia cetra al collo,
      Scarco di cure torbide,
      Passai con l'alma piena di Apollo
      Per quelle sedi morbide.
           A sè chiamatomi la gaja Diva,
      Con fiamma al labbro e al ciglio,
      Disse: Tua cetera canti giuliva
      La possa del mio figlio.
           Io pria con giubilo cantai d'Amore
      Su gli altri Dii le glorie;
      Soggiunsi poscia quai sul mio core
      Ei riportò vittorie.
           Si attente stavano le Grazie al canto,
      E que' Amorini amabili,
      Che s'obliarono d'essere accanto
      A' loro giochi instabili.
           Giuro per l'aurea chioma febea,
      Che più dell'onda livida
      Di Stigo io venero, vidi la Dea
      Farsi al cantar più vivida.
           E tu, o Licoride, non mai ti pieghi
      De' carmi al suon sensibile,
      Invan fra lagrime io canto e prieghi,
      Chè sempre so, inflessibile.
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        Scritta da: Silvana Stremiz

        La sera

        Gentile Nelae, tu al collo candido
        Lascia che scendano le chiome d'auro,
        E alle mie tempio adatta
        Sacro ad Apollo un lauro.
             Al suon armonico di nostre cetere
        Vengon su i Zefiri le Grazie tenere,
        Che per udir tua voce
        Abbandonano Venere.
             Esci dal semplice tetto pacifico,
        Dell'igneo Cintio s'ascose il raggio;
        E all'umid'ombra siedi
        Meco dell'ampio faggio.
             O bianca Nelae, non esser timida,
        In ore tacite fra bosco atrissimo
        Tu sai ch'io ti favello
        Sol d'un amor purissimo.
             Di noi la candida fia testimonio
        Luna che tacita irraggia l'aria;
        Nè la temer, ché anch'essa
        Amò il pastor di Caria.
             Ve' riscintillano nel viso garrulo
        Gli astri che fulgidi sembra che ridano,
        E perfin gli usignuoli
        Par che a noi soli arridano.
             Fanciulla amabile, canta i bei numeri.
        Ma qual per l'aere di velo a foggia
        Nube si stende? - ah certo
        Vicina è a noi la pioggia.
             Presto fuggiamoci dal negro turbine;
        Il tempo placido oh corno è instabile!
        Ah non vorrei che il fossi
        Tu pur, fanciulla amabile.
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          La guerra

          Vinsero gli anni: tu sperasti indarno
          Gloria fiammante pel guerriero brando:
          Vedila, langue di tuo nome in bando.
          E il volto ha scarno.
               Odio chi ammira di Filippo il germe
          Ch’ha morte al fianco devastando l'orbe,
          Fossa di polve col possente assorbe.
          Seco l'inerme.
               Tu cogli, amico, dal giardino umìle
          Frutta, ristoro d'indigente brama;
          Di gloria nostra degli eroi la fama
          Sarà più vile.
               E al mormorante serpeggiar di linfa,
          Al molle zirlo d'augellin su i rami
          Versi cantiamo che ripeter ami
          Tenera Ninfa.
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