Area Riservata

Poesie di Ugo Foscolo




poesia postata da: Silvana Stremiz, in Poesie (Poesie d'Autore)
Odi che il bronzo rimbombando langue,
E l'ultimo momento
Morte si strappa, e sul tuo volto esangue
Stende le man:... sei spento.

Urlan le furie accapigliate, e intorno
Stanti con folta notte,
Chè alfine di putredine il soggiorno
Con gli abissi t'inghiotte.

O tu, folle! sperasti altro compenso
Dall'empietà che teco
Negra impresa di sangue, e volo immenso
Tentò eretta del cieco

Ardir su l'ali? accumulare i scempi
Dè tiranni piú rei,
Non re, sapesti; ma percoton gli empi
Non chimerici Dei.

Invan gloria sognasti, il grido invano
Tu dè secoli udisti,
Ch'or plausi turpi d'uno stuolo insano
A esecrazion van misti.

Vincesti? e invan; regnasti? e invan, superbo,
Chè con destra di possa
Dè giusti il Dio del tuo comando acerbo
La catena ha già scossa.

Veggio l'empio seder amplo in suo orgoglio
Qual di monte ombra in campo;
Sublime al par di cedro erge suo soglio;
Ma squarcia l'aer un lampo;

Tosto il veggio tremar, piombar, sotterra
Cacciarsi al divin foco;
Invan lo sguardo mio cercandol erra,
Nemmen conosco il loco.
-- Ugo Foscolo (scheda)

poesia postata da: Silvana Stremiz, in Poesie (Poesie d'Autore)

La verità

Sino al trono di Dio
anciò mio cor gli accenti,
Che in murmure tremendo
Rispondono i torrenti,
E dalla ferrea calma
Delle notti profonde
Palma battendo a palma
Ogni morto risponde.

D'entusïasmo ho l'anima
Albergo; e sol d'un Nume
Io son cantor: degli angeli
L'impenetrabil lume
Circonda il mio pensiero,
Ch'erto su lucid'ali,
Sprezza l'invito altero
Dè superbi mortali.

E coronar di laudi
Dovrò chi turpe e folle
Splendido sol per l'auro
Sa l'orgoglio s'estolle?
Che dir deggio di lui?
Pria di giustizia il brando
Sù forti bracci sui
Vada folgoreggiando;

E canterò. Nettarea
Da me non cerchi ei lode,
Se a lutulenta in braccio
Sorte tripudia e gode,
E tra un'immensa schiera
D'insania al carro avvinto
scioglie con sua man nera
A iniquitate il cinto.

E tu chi sei che il titolo
Santo d'amico usurpi?
E vile d'amicizia
L'aspetto almo deturpi?
Chi sei tu che m'inviti
Di gloria a spander raggio
E a sciòrre inni graditi
A chi in virtù è selvaggio?

Non sai che santuario
Al ver nell'alma alzai
E che io del vero antistite
Sempre d'esser giurai?
Non sai che mercar fama
Da tal canto non curo,
E più dolce m'è brama
Sul ver posarmi oscuro?

Vero suonò di Davide
Il pastoral concento,
E a Dio piacque il veridico
Suono, e tra cento e cento
L'unse à popoli ebrei
Rege di pace, e adorni
D'illustri eventi e bèi
Fè dell'uom giusto i giorni.

E immagine d'obbrobrio
Vuoi tu farmi, o profano?
Oh! quell'immonda faccia
Copriti con la mano
Lungi da me: chi fia
Cui faccian forza i detti
Ch'io l'alta cetra mia
Di ricca peste infetti!

Garrir fole non odemi
L'atrio di adulazione,
E in questa solitudine
Dall'aurata prigione
Fuggo; esecrando il folle
Che blandisce con mèle
Il grande; e in sen gli bolle
Rancor, invidia, e fiele.

Dunque chi vuol, d'encomio
Canti impudente intuoni
Per lo tuo eroe; ch'io cantici
Fra gli angelici suoni
Ergo al Solopossente,
Che dall'empirea sede
Gl'inni in letizia sente
Di verità e di fede.
-- Ugo Foscolo (scheda)

poesia postata da: Silvana Stremiz, in Poesie (Poesie d'Autore)

A Dante

Alto rombano i secoli
Su rapidissim'ali,
E dall'aere giù vibrano
Dritti infiammati strali
Che additano agl'ingegni
D'eterna gloria i segni:

Ma qual nebbia! Qual livido
Umor spargon dai vanni
Che in fetida caligine
Attomban nomi ed anni,
E rodono quel serto
Che ombreggia un tenue merto!

O mio Poeta, o altissimo
Signor del sommo canto,
Che con sublime cetera
Per la casa del pianto
Girasti, e fra la gente,
Che o gioisce, o si pente,

Tu vivi eterno. - Gloria
Di suo fulgor ti cinse,
Tuonò sua voce; un fulmine
Fu per chi ti dipinse
Testor stentato, oscuro
Di carmi e stile impuro.

Pèra! La lingua sucida
Costui nutra nel sangue,
E per delfici lauri
Gli accerchi invece un angue,
Sanie stillante infesta,
L'abbominevol testa.

Dicesti: ed ecco stridono
In suon ringhiante e forte
Gli aspri tartarei cardini:
Della cappa di morte
Infino à più vestute
Ecco l'Ombre perdute.

Io già le ascolto: echeggiano
Per l'aer senza stelle
Batter di man, bestemmie,
Orribili favelle,
Voci alte e fioche, accenti
D'ire in dolor furenti.

O Padre! O Vate! Un giovane
Cui l'estro ai cieli innalza,
Che pel genio che l'agita
Fervidamente sbalza
A inerudita cetra
Canti spargendo all'etra,

A te si prostra: un'anima
Che in sè ognor si ravvolge,
Che in ermi boschi tacita
Fugge dall'atre bolge
Di cittadino tetto,
Gl'irraggia l'intelletto.

Di sapienza nettare
Fra mie voglie delibo,
E, meditante, ai spiriti
Porgo l'augusto cibo
Che questa etade impura,
Famelica, non cura.

Muta di luce eterea
Alle peccata in grembo
Fra cupo orror s'avvoltola
L'Umanità: il suo lembo
Spruzzi di sangue stilla,
Ed ella va in favilla.

Ma ira di giustizia
Lui che può ciò che vuole
Ruggisce in cielo, e scaglia
Di spavento parole;
Vennero i giorni alfine
Di piaghe e di ruine.

Vennero si; ma sorgere,
Giganteggiando, i nostri
Carmi vedransi, e liberi
Calpestare què mostri
Che tumidi d'orgoglio
Siedono ingiusti in soglio.
-- Ugo Foscolo (scheda)

poesia postata da: Silvana Stremiz, in Poesie (Poesie d'Autore)

La campagna

O tu cantor di morbidi
Pratei, di dolci rivi,
Che i verdi poggi, e gli alberi
Soavemente avvivi
Con gli armonici versi
Da fresche tinte aspersi,

Odi un poeta giovane,
Che il genio che l'ispira
Devoto siegue, e libero
Percote ardita lira,
E cò suoi canti vola
Al suo gentil Bertòla.

Fra campestri delizie
Tranquillo e lieto io vivo.
E col pensier fantastico
Tra me canto e descrivo
Sì vaghi paeselli,
Che ognor sembran novelli.

Pingo; ma resto attonito
Allor che su i tuoi fogli
Veggo fiorire, e sorgere
Pianto e marini scogli,
Che sembrano invitarmi
A sacrar loro i carmi.

Da me s'invola subito
Il mio picciol soggiorno,
E sol veggo Posilipo
E il mar che vanta intorno
Di Mergellina il lido
Ameno più che Gnido.

Estatici contemplano
Tuoi campi i cupid'occhi:
O come allor nell'anima
Sento beati tocchi,
Che mi dicono ognora:
Sì dolce vate onora.

Salve, dunque, del tenero
Gesnèr felice alunno!
Il lor poeta adorino
D'aprile e dell'autunno
Le Grazie e i lindi Amori
Coronati di fiori.

Il lor poeta adorino
Le serpeggianti linfe,
E dai monti scherzevoli
Scendan le gaje Ninfe,
E alternin baci in fronte
Al tòsco Anacreonte.

Ed io tesso tra cantici
Ghirlandetta odorosa
Non d'orgogliosi lauri,
Ma sol d'umida rosa,
E il capo ombreggio al molle
Abitator del colle.

E in cor brillante io dico:
Questa dona Natura
Al suo più ingenuo amico,
Ch'ella d'altro non cura:
Da lui schietto-dipinta
Di fior va anch'ella cinta.
-- Ugo Foscolo (scheda)

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