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Il viso impossibbile da toccare

Mi è parso di vedere un viso,
delicato e fragile,
ma non ero nel Paradiso,
e non era possibile...
L'ho visto mentre dormivo,
ce l'ho d'avanti a me,
è gioioso ma cattivo,
non sapevo di chi è.
Non sapevo se fidarmi,
ma la vidi d'incanto,
non volevo prender mie armi,
e udì d'un tratto il suo solitario canto.
Ad un tratto mi svegliai,
e capì che lei non c'era,
non volevo mettermi nei guai,
ma la cercai com'era.
Non trovai il viso divino,
ma un mortale: non era un santo,
che non era così perfetto,
ma io udì il suo canto,
era luce ricoperta da un velo,
era un angelo,
e chissà, se era vero...
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    Le ciglia dell'Inverno

    Forse questo è il mio Paradiso,
    cercare il suo viso,
    negli oggetti di color nero,
    e sentire la sua voce nel sentiero.
    Forse questo è il mio Paradiso,
    la luce di una stanza,
    dove pare che le nuvole,
    siano così vicine,
    e i tuoi occhi appagliono il Paradiso.
    È bene che lui/lei non conosca,
    uno/a come me,
    e che sogna le mie ciglia d'inverno,
    sotto piedi nel gelo,
    lo/a ricorderò sempre;
    e non ho vergogna,
    di dire che questo è amore,
    le sue parole di tre minuti,
    bruciarono il mio sangue,
    e io continuo,
    di dire che va tutto bene,
    ma capisco che lui serve,
    serve ancora.
    Forse questo è il mio Paradiso,
    prendo mazzi di fiori,
    salvandoli dal vento,
    e illudermi che mi donano fiori,
    ma se non tu,
    io non troverei all'alba,
    il tuo freddo pianeta,
    dove costruiscono ponti.
    È bene che lui/lei non conosca,
    uno/a come me,
    e che sogna le mie ciglia d'inverno,
    sotto piedi nel gelo,
    lo/a ricorderò sempre;
    e non ho vergogna,
    di dire che questo è amore,
    le sue parole di tre minuti,
    bruciarono il mio sangue,
    e io continuo,
    di dire che va tutto bene,
    ma capisco che lui serve,
    serve ancora.
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