Scritta da: TERI VOLINI

Api e Abissi

Protetti da un alto cielo primordiale
scintillante di stelle
quella notte nell'isola remota
dal verdeazzurro mare di cristallo

che in un mitico tempo attraversarono
le chiare vele e i crudeli argonauti
riposammo
sopra un letto di sabbia grigia
dall'incerto tepore.

Al levare del giorno - mentre ancora
il più lucente pianeta non era tramontato -
nelle onde tranquille sotto gli scogli a picco
impavidamente scivolammo
dirigendoci a sud.

A un comune segnale
nelle acque più fonde ci spingemmo
tra rocce ferrigne di verdi muschi
e di lichéni incrostate.

Al centro di una radura che limpida si apriva
in mezzo al blu più intenso
un fiore animale sessile dai tentacoli azzurri

si allungava per catturare il suo pasto: un'ombrina
brunovioletta dalle cangianti squame.
L'occhio tondo impietrito dalla imminente fine.

Poco più in là - nel flusso leggero delle acque terse -
muoveva i lunghi polipi un intero campo
degli stessi elegantissimi antozoi
in una spettacolare oscillazione.

Lame di luce balenavano dall'alto
un prato di stelle fluorescenti rivelando
alghe conchiglie e altri esseri sottomarini
dai vivaci colori e d'ogni forma e grandezza.

Tra gusci di madreperla e ingannevoli attinie
un serpente di mare si affrettava sinuoso al suo rifugio.

Appartate dietro un masso precario
due seppie erano intente ad accoppiarsi
e un piccolo ippocampo con fervore preparava
unitamente alla compagna una splendente
divisa materna.
In quell'arcano mondo di esseri silenziosi
nel gioco della natura che sempre si perpetua

anche il corteggiamento si esprimeva
con la delicatezza di una danza.

Nel silenzio delle subacquee foreste
un immenso giardino si espandeva ondeggiante
e una calma singolare vaga si diffondeva.

Nuotiamo adesso in senso orizzontale:
ecco i Crinoidi
ancestrali abitatori dei mari dalla forma
di calice o di fiore.

Nell'armoniosa struttura rivestita di calcare
conservano preziosa la memoria primaria
di ère lontanissime a noi ignote.

Ciuffi di vorticelle dal corpo campaniforme
dividono il fondale con i pesci pulitori
con i campi ricchi di Cordelie

e d'altre alghe multiformi che popolano
le acque salmastre.
Mentre passiamo zigzagando leggeri
tra appezzamenti di Peyssonelia rossa
e talli di Collium
dei piccoli Asteroidi dal corpo rossoarancio
sembrano bearsi sulle rocce sommerse
allungando distesi le trasparenti appendici.

L'habitat dei fondali dell'arcaico mare
si dispiega in tutta la sua traboccante ricchezza
con pianali di conchiglie dai nomi effervescenti:
Cardium Edile o Dolium Galea
Spondilus Imperialis Murex e Cassis Rufa.

Fa la sua apparizione una murena
poi si nasconde dietro una paratia rocciosa
mentre un gambero rosso cattura svelto
la sua preda guizzante.

Attraverso le trine leggère della colonia a ventaglio
di una splendida Retefora vestita di ocra gialla
un Nautilus esce cauto dalla sua casa
di madreperla.

Tra un gorgoglìo di bollicine in salita
qualcosa si muove confondendosi
tra sabbia e massi
mentre uno scorfano imponente appare
nel liquido orizzonte.
Sotto il mare una livrea mimetica è comune
per difesa o per attacco!

Procediamo tranquilli.
La colonia più attesa non delude

Un intero fondàle in formazione a ombrello
ci sorprende e cattura.

La fioritura del Rubrum è iniziata.
L'abbagliante sboccio
delle miriadi di polpi di corallo rosso.

Vorremmo restare qui in contemplazione
fino a che i rami non siano del tutto fioriti.
Ma non c'è tempo!

Un'ombra immensa sopra di noi veleggia:
sembra avvolgerci nella sua cappa plateale
una manta dalle nere larghe ali.

Appaiono improvvise le meduse
simili nelle complesse strutture a trasparenti
navicelle spaziali.
Ci allontaniamo per scendere più in basso.
Una lampreda dalle sette branchie specchiate
ci affianca curiosa per un tratto. Poi risale.

Le pupille si vanno dilatando per l'assenza
progressiva e inevitabile della luce
e la magnificenza della scena.

Trasparenti Cariophille dal cuore luminoso.
I limpidi tentacoli dell'Hydra Speciosa.
Colonie di madrepore gorgonie
e una siepe di Aglaphènie dall'aspetto
fragile e leggiadro.

Mentre avanziamo obliqui verso gli abissi più scuri
ci sfiorano minuscole Cypris dal guscio bruno turchese.
Scorgiamo lampi fosforescenti
orlarne a tratti le strutture tondeggianti.

Ci aleggiano d'intorno sprazzi argentei
Scintille d'impalpabili pulviscoli.
Un protoplancton essenziale dappertutto
fluisce lento e colorato. Denso e vitale.

Oltre ancora nelle tenebre assolute
un branco di piccoli pesci dal nome baldanzoso
col loro stesso corpo danno luce ai fondàli.
Si compattano insieme per sfuggire
a più forti antagonisti nella scelta incessante
per la vita o per la morte
che impone di esser prede o predatori.

Siamo già pronti a risalire in superficie quando
sotto il riverbero della lampada portatile
qualcosa brilla nella sabbia smossa.

In un coccio corroso e scolorito
per la salsèdine e i millenni trascorsi
dal momento del suo oscuro naufragare
si manifesta il frammento d'oro di un gioiello
- orecchino o pendente -

Ne rimane visibile la sola parte mediana
e la mancina: il lato del cuore! Di civiltà lontane
e ormai scomparse il sigillo prezioso.

Per un attimo lunghissimo e straniante
sostiamo rapiti in uno spazio esclusivo
fuori dal tempo usuale.

E ascoltiamo
di Saffo dolente per amore gli accorati canti.

Vediamo
delfini azzurri
torelli e fanciulle intente insieme ai maschi
alle incruente corride.

Lunghe navi scure in colori vivaci dipinte
solcare operose e pacifiche il mare delle Cicladi.

Scorgiamo
nei palazzi a terrazze dalle rosse colonne
dame sottili tutta scollatura dalle splendide vesti fruscianti nei tessuti a mano.

Disegni in porpora e gonne scampanate
in evidenza le avvenenti signore
mostrano i seni la vita e l'ombelico
deliziosi segnali di bellezza e di fecondità.

D'alta oreficeria i loro gioielli preferiti:
spilloni braccialetti collane pendenti ed orecchini
con petali fiori foglie gigli labris
e piccole api d'oro puro.

Da quella dimensione straordinaria
uscimmo ritornando poi mèmori e grati
all'abbraccio arcano degli abissi marini.
In nessun altro luogo avremmo desiderato trovarci
se non nell'amnios salìno immenso e misterioso
che di quella visione ci aveva fatto dono.

Capace di annullare le barriere
del tempo e dello spazio con la sua fluida
trascendentale energia.

Nell'abbraccio simbiotico dell'Oltremare
da cui tutto provenne.
Nel guscio nero e perfetto che al nostro corpo
amorevole aderiva

la Quiete dello spirito assumeva
uno spessore intenso - traslucente e liquido -
Tangibile. Inesprimibile.

Un Ordine di bellezza e perfezione.
Lo stato specialissimo e inviolato
dei momenti più sacri.
Teri Volini
Composta mercoledì 12 agosto 2015
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