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Siamo aliti di vento caldo, tu ed io.
Ci avviluppiamo nelle stesse vene per irrorarci d'amore,
per imbrattarci le gole con la vita.

Ci catturiamo nei polmoni sino all'ultimo respiro, come la fiammella cattura
la falena, nel battito di un ultimo valzer notturno.
Viviamo di piccoli momenti, di carezze fatte sulla fronte.
Di poesia ricamata sulla carta.
Di emozioni che c'imporporano il viso.

Ci cerchiamo nella polvere dei gesti, fra il candore dell'inverno quando fiocca.
Dentro ai baci degli amanti intrisi sulle labbra.
Siamo refoli sospinti dalla Terra, tu ed io.
Creati per essere raccolti nello stesso ventre.
Lì, dove i sogni, ci premono sul petto.
Lì, dove l'anima, non si separa dalla carne.
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    Scritta da: Daniela
    Strano di come il tuo pensiero non m'abbandoni un solo istante.
    Forse perché la luna fugge, ma lo fa senza allontanarsi.
    O forse, perché sei l'ultimo pensiero che m'accarezza il sonno
    quando la pelle della notte è ancora abbarbicata ai sogni.

    Strano di come le tue mani riescano ad attraversarmi in ogni direzione nonostante la distanza.
    Posso sentirle nella freschezza dei panni appena colti la mattina.
    Percepirle nell'arancio sciorinato sulle foglie ancora aperte.
    Nell'autunno capovolto sopra i campi al pomeriggio.

    Sarà che non ti ho mai dimenticato.
    Sarà perché ci passavamo il cuore da una bocca all'altra, tu ed io.
    O forse, perché quando chiudo gli occhi sento ancora il frusciare delle tue dita, sulla mia bocca felice.
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      Eppure guardando lassù, mi chiedo com'è possibile, che sotto un cielo così meraviglioso, possano esserci uomini capaci di calpestarsi gli uni con gli altri. Ed è per questo che in mezzo a tanta slealtà, scelgo di posare lo sguardo su quelle "pennellate" di luce che si distinguono con la loro semplicità, dal resto dell'umanità.
      Composta giovedì 24 gennaio 2013
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        Scritta da: Tanya

        Oltre

        Concepita su fiori
        di loto tra stese di spine
        sempreverdi,
        ha inizio stagione di prove:
        esco dal frutto maturo
        e parto verso l'acerbo ignoto.
        Sconfitte e vittorie
        nell'anima mia,
        or ruvida or tenera.
        Col sorriso ancora infante
        riverso pianti in brocche
        di speranza,
        sovente riaffiora la paura
        e se ne va sfamando
        l'ingorda bocca del
        destino, che attende
        spalancata al varco.
        Sul palco delle ingiustizie
        io sfoggio un inchino,
        come comparsa all'atto
        finale mi improvviso
        destriero e in sella
        a speranze cavalco
        conquiste,
        discendo il sipario
        scansando il dolore.
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