Scritta da: Silvana Stremiz
Fu quando la cisterna si riempí
di acqua aprilina
e un'algebra sottilissima inghiottiva
tutti i sensi degli uomini in un punto.
Occhi lunghi di gru trattenevano
l'ombra
sui rilievi delle felci;
crescevano le ali dei merli
e il bosco era come l'unghia che
s'infilza
con un colpo secco. Era tutto
nuovo e strano,
eppure un peso abituale
nell'aria sequestrava la speranza.
Susanna Rafart
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    Scritta da: Silvana Stremiz

    Tomba abbandonata

    Bisogna entrare dal cancello chiuso
    calpestando il piccolo quadrato d'erba;
    poi varcare la porta della chiesa
    e una porticina dietro il pilastro.
    Fu la bella Agnes, sventurata,
    la piú amata da quel padre ricco.
    Per lei fissò il freddo della pietra
    e i secoli solitari che la proteggono.
    E io ora ti chiedo: è valso a te l'amore –
    quest'insistenza dei vivi –
    il tempo dello scultore, le gote bianche
    che i poveri contadini avranno toccato
    con tanta pietà ogni volta che tornano
    nelle caverne d'ombra dove una fiamma
    consuma
    la briciola di desiderio quotidiano?
    Susanna Rafart
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      Traccerò cerchi con ossidiana,
      segno per segno, seguendo il buio dei
      verbi
      quando il giorno sarà l'ultimo giorno
      in mezzo a bestie golose
      che con artigli lunari
      vorranno amare la vita di un solo verso
      beneficio di bussole indenni
      sotto colonne d'edera rannuvolate.
      Sarà così che non trascriveremo il corso
      di fiumi vivissimi.
      Resterò nei cerchi sotto nevi avverse
      e abolirò il mare che m'incendia
      la matita desolata di questi abissi.
      Susanna Rafart
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        Come quel coltello del suo desiderio di
        fanciullo,
        dalle lame spiegate e dal bel manico rosso,
        con il nome inciso. Ha trascorso anni
        a inseguirlo tra i sogni: sottili frecce di
        faggio
        o intagli di animali in legno di noce,
        il nodo antico di un cedro, il sangue di
        un primo corpo.
        Da grande, ne affila il taglio, conquistato
        nella memoria
        in cui abbatte le angosce che celano
        i ricordi.
        Susanna Rafart
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          Parlammo sicuri tra belle acque
          bagnate da tamerici
          e accordammo parole, quiete le
          nostre mani
          – ricche in oro estorto –
          e le fronti alte e assolate
          dalle molte ore trascorse.
          Dicevamo quello che non volevamo
          dire
          e tacevamo le intenzioni amare;
          immensamente gentili,
          noi – i mortali, i non amati –
          vegliavamo su rispettabili leggi
          umane.
          Cosí, vedevamo cavalcare Ciro
          il nobile,
          l'eletto, prudente sin dall'infanzia.
          E noi, corruttibili e accecati dalla
          bellezza del suo aspetto, muti
          e silenziosi
          dietro lo scudo di suo fratello
          Artaserse.
          Susanna Rafart
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