Poesie di Stéphane Mallarmé

Scrittore, poeta e drammaturgo, nato venerdì 18 marzo 1842 a Parigi (Francia), morto venerdì 9 settembre 1898 a Valvins (Francia)
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Rinascita

L'esangue primavera già tristemente esilia
L'inverno, tempo lucido, tempo d'arte serena,
E in me, dove un oscuro sangue colma ogni vena,
L'impotenza si stira ed a lungo sbadiglia.
Crepuscoli s'imbiancano tiepidi nella mente
Che come vecchia tomba serra un cerchio di ferro,
Ed inseguendo un sogno vago e bello, io erro
Pei campi ove la linfa esulta immensamente.
Poi procombo snervato di silvestri sentori,
E scavando al mio sogno una fossa col viso,
Mordendo il suolo caldo dove, sbocciano i fiori,
Attendo nell'abisso che il tedio s'alzi... Oh riso
Intanto dell'Azzurro sulla siepe e sui voli
Degli uccelli ridesti che cinguettano al sole!
Stéphane Mallarmé
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    Stanco dell'ozio amaro...

    Stanco dell'ozio amaro in cui la mia pigrizia
    Offende quella gloria per cui fuggii l'infanzia
    Dolcissima dei boschi di rose nell'azzurro
    Naturale, e più ancora stanco del patto duro
    Di scavare vegliando un rinnovato avello
    Dentro l'avaro e freddo suolo del mio cervello,
    Per la sterilità spietato affossatore,
    - Che mai dirò, o Sogni, che mai a quest'Aurora,
    Visitato da rose, se, temendo i suoi fiori
    Lividi, il cimitero unirà i cavi orrori? -
    Voglio lasciare l'Arte vorace di un paese
    Crudele, e, sorridendo ai vecchi volti offesi
    Che mostrano gli amici, il genio ed il passato,
    E il lume che la mia agonia ha vegliato,
    Imitare il Cinese, anima chiara e fina,
    La cui estasi pura è dipinger la cima
    Sopra tazze di neve rapita dalla luna
    D'un fiore strano che la sua vita profuma
    Trasparente, d'un fiore che egli sentì fanciullo
    Innestarsi al suo cuore prezioso, azzurro nulla.
    E la morte così, solo sogno del saggio,
    Sereno, sceglierò un giovane paesaggio
    Che sulle tazze assente la mia mano pingerà.
    Una linea d'azzurro fine e tenue sarà
    Un lago dentro il cielo di nuda porcellana,
    Per una bianca nube una luna lontana
    Immerge il lieve corno nel gelo d'acque calme,
    Presso tre grandi cigli di smeraldo, le canne.
    Stéphane Mallarmé
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      Brindisi

      Nulla, una schiuma, vergine verso
      solo a indicare la coppa;
      così al largo si tuffa una frotta
      di sirene, taluna riversa.
      Noi navighiamo, o miei diversi
      amici, io di già sulla poppa
      voi sulla prora fastosa che fende
      il flutto di lampi e d'inverni;
      una bella ebbrezza mi spinge
      né temo il suo beccheggiare
      in piedi a far questo brindisi
      solitudine, stella, scogliera
      a tutto quello che valse
      il bianco affanno della nostra vela.
      Stéphane Mallarmé
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        Ventaglio

        Quasi usando per sua parola
        Null'altro che un battito al cielo,
        Il futuro verso s'invola
        Dall'avorio che in sé lo cela.
        Ala piano corra all'orecchio
        Questo ventaglio se esso è
        Quello per cui qualche specchio
        Risplendette dietro di te
        Chiaro (dove ritorna a scendere
        Inseguita in ogni frammento
        Un po' d'invisibile cenere
        Unica a rendermi lamento)
        Ed appaia uguale domani
        Tra quelle tue agili mani.
        Stéphane Mallarmé
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          Il pagliaccio punito

          Occhi, laghi alla sola mia ebbrezza di rinascere
          Altro dall'istrione che col gesto ridesta
          Come piuma di lampade ignobili la cenere,
          Ho bucato nel muro di tela una finestra.

          Nuotando traditore con gambe e braccia sciolte,
          A molteplici balzi, rinnegando nell'onda
          Il falso Amleto! È come se mille e mille volte
          Per vergine sparirvi innovassi una tomba.

          Ilare oro di cembalo che una mano irritò
          Il sole tocca a un tratto la pura nudità
          Che dalla mia freschezza di perla io esalai,

          Rancida nera pelle quando su me è passata,
          Ch'era tutto il mio crisma io ignorato, ingrato!,
          Quel trucco dentro l'acqua perfida dei ghiacciai.
          Stéphane Mallarmé
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