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Scritta da: Stefano Medel

Per scriverti una poesia

Per scriverti certe poesie ci vuole orecchio
intinto dentro il secchio,
anzi parecchio,
bisogna averlo tutto,
per scrivere certe cose;
e tu non mi dici niente,
e non ti sfiora il mio tormento,
e mi lasci qui da solo,
mentre te ne vai,
e io non dormirò mai,
pensando dove sei;
e ti scrivo una poesia;
ci vuole orecchio,
ci vogliono le parole,
e un senso logico portante.

Per fare poesia ci vuole l'idea,
l'idea di base,
base, la base,
per fare poesia.
Composta lunedì 11 gennaio 2016
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    Scritta da: Stefano Medel

    Goccia di eternità

    Un minuto,
    una goccia di eternità,
    un secondo che va,
    una notte che vola,
    tra sogni infranti,
    sonno dileguato.
    Rabbia di ieri,
    dolori segreti,
    la notte va,
    va via,
    e ti lascia prono nel domani,
    da solo,
    silenzio.
    Vorresti venisse un tempo diverso,
    il tempo
    del perdono e dell'amicizia
    e della comprensione,
    dell'ascolto e della pazienza;
    ma il mondo è questo qua,
    che ci vuoi fare;
    bene e male,
    giusto sbagliato,
    una lotta,
    una corsa continua,
    verso il futuro.
    Composta mercoledì 6 gennaio 2016
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      Scritta da: Stefano Medel

      Il mio paese

      E questo è il mio paese però,
      tra la vecchia chiesa, l'albero
      e la stradina di sempre;
      paese immutabile,
      stagionato,
      solite facce ingrugnate,
      un po' burine
      un po' scontate;
      paese a cavallo tra vecchio e modernità,
      un po' fetente, addormentato,
      un po' selvatico e maleducato;
      che mi dà qualcosa e niente,
      a cui sto attaccato come
      un gatto randagio,
      che ama
      solo i posti,
      e del resto non gli frega niente;
      paese,
      piccolo e conosciuto,
      un po' casa mia,
      un po' buco del mondo.
      Composta domenica 27 dicembre 2015
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        Scritta da: Stefano Medel

        La grande città

        Come è grande la città,
        come è fracassona la città,
        coi suoi rumori rutilanti,
        il camion della monnezza,
        il rombo delle macchine,
        il crepitare dei lavori stradali;
        gente che va e viene, senza posa,
        in tutti i mezzi;
        vita che va,
        scorre veloce,
        e il tempo non dà tregua;
        che bella la pace e il silenzio,
        e stare per conto mio,
        riflettere,
        sui miei tempi,
        guardare la gente,
        come faceva Kerouac;
        lontano da catene e giudizi.
        Composta lunedì 28 dicembre 2015
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