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Poesie di Simone Sabbatini

Research Fellow, nato martedì 11 agosto 1981 a Sinalunga (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Simone Sabbatini

Sogno o destino

Nei deserti di pietra del mio rosso rosso cuore
non mi potrai svegliare dal mio sogno della vita,
mai nemmeno dopo avermi conosciuto, e aver capito
che non sento io le tue campane, o esserti chiesto
se sei tu che invece non hai più galline. Ma chissà
forse più semplicemente non si può.

C'è concesso solo un giro sulla nave dei ricordi,
non si vede ma si sa dov'è il giardino dei fantasmi
seppellito in fondo al mare. L'importante è non uscire dai binari:
forse allora riuscirei ad aprire gli occhi pochi istanti, uno soltanto
per vederti. Ma ho paura a deragliare, tra le rocce c'è una crepa
penso sempre di cadere o peggio ancora di volare.
Composta sabato 22 ottobre 2005
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    Scritta da: Simone Sabbatini

    Pulsazioni

    Nei deserti di pietra del mio rosso rosso cuore
    c'è un problema e sono i gatti che si ostinano a morire,
    e i padroni che s'ingegnano e gli danno un nuovo nome.
    C'è un dottore e niente galli dove il Sole va a dormire:
    non è dato di sapere, ma tra i cretti corre un'eco
    il sonno è stanco e fa fatica, troppi raggi da legare.
    C'è un amico sconosciuto dentro quel furgone giallo
    corro sopra le sue tracce ancora calde sull'asfalto,
    ma la faccia sullo specchio non s'addice troppo bene
    alla mimica del braccio tra la leva e il poggiatesta.
    Poi di colpo s'impazzisce: questa notte subitanea
    è fatta a pezzi di dolore e malinconico disprezzo.
    Pazzesca la bufera impazza su impazziti tergi-vetri,
    spruzza e vomita e rimpiazza ciò che smezza, e caro è il prezzo
    d'ogni tessera spezzata in questo puzzle. La tempesta
    ancora spazza via ogni cosa da spiazzati frangi-nebbia.
    Anche le stelle come briciole sprizzata ormai la gioia,
    resta solo uno scocciare di cristalli sotto i piedi
    di chi ha stretto troppo il pugno con la bocca un po' frizzante,
    e oramai non cambia niente...
    Composta domenica 11 luglio 2010
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      Scritta da: Simone Sabbatini

      Reali intimità

      Il movimento sforza pensieri e addominali,
      che si contraggono al ritmo che nell'aria
      sta originando quest'allegra disco music.
      E intanto l'anima prega il nome di Maria.

      Mentre nuoto in questa vasca coperta
      giro la testa per riuscire a respirare,
      e intravedo oltre la palpebra socchiusa
      tra gli sbuffi gli schizzi gli spruzzi
      ed i raggi di sole alla sera
      la schiuma bianca che inonda ricordi sogni e fobie.
      E intanto il vento suona forte l'inquietudine
      dell'ombra che s'avanza sempre prima del tramonto
      e sempre prima dell'inverno
      che il mio cuore già si sforza a sopportare:
      sotto le nuvole il mio mare è già in tempesta.

      Poi mi abbronzo nella luce delle stelle
      e perdo dita per i morsi di famelici piraña:
      il sangue sparso attira squali – vedo già la prima pinna.
      Non c'è tempo di fuggire, è un tempo strano
      fatto solo per dormire. Son già sveglio, ed è un bel posto
      m'incammino e non so più se lo conosco, se è reale
      quella pietra nel tramonto ha un non so che di familiare.

      Comincia il sogno della veglia partorito
      in quali sonni, in quali letti, con che ali.
      Composta venerdì 25 giugno 2010
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        Scritta da: Simone Sabbatini

        Senza tempo

        Nei deserti di pietra del mio rosso rosso cuore
        vo' cercando cristalli di tempo dove vedere
        piovere stelle lontane sul mio prossimo cielo di paglia.
        Ma la pietra spesso scivola e la nebbia s'infittisce
        o forse sento un gran dolore e tutto intorno sembra uguale
        forse è la vita, solo la vita che me lo fa credere.

        Vado a caccia di zanzare chiuse dentro a gemme d'ambra
        goccia il tempo, trasparente, dentro a fossili ibernati
        e potrei scorgere stelle come diamanti nevicare,
        cadere giù sul mio povero cielo di paglia.
        Ma la roccia è troppo irta, non riesco a camminare
        cosa sono queste sbarre, un'illusione? Dove scelgo di restare
        anche se non c'è custode e c'è la chiave.

        Tra tante pietre ci sarà qualche granello, prima o poi,
        per riempire la mia clessidra vuota? Mi piacerebbe proprio
        vedere la nube di stelle cadere,
        tuonare immensa sul mio piccolo cielo di paglia.
        Composta mercoledì 7 settembre 2005
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