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Poesie di Simone Sabbatini

Research Fellow, nato martedì 11 agosto 1981 a Sinalunga (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Racconti.

Scritta da: Simone Sabbatini

Semi inutili

Non c'è niente, credo, in tutto l'universo
tanto perfetto e assoluto come la ragione
che hai in questo momento.
E allora perché
piango, mentre non mi vedi?
Perché guardo perché rimango
i piedi sul cruscotto, le mani
maledettamente inermi
i denti fermi, le dita rotte
a chiedermi la notte intera questi
perché?
Composta domenica 19 luglio 2009
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    Scritta da: Simone Sabbatini

    Quando il cielo è una nuvola scura

    Camminare in riva al fosso,
    sopra il ciglio del burrone:
    sferza il vento, la bufera
    strappa gli occhi allaga il cuore.
    Già la terra si fa scura
    dove aguzzano gli scogli,
    e ogni passo è un'avventura
    incerto e accorto tra gli sbagli.
    Alzo il volto, e non lo so
    se mi conviene: vedo un lampo
    ed un'unica nuvola, il cielo
    che divora l'orizzonte
    - io vorrei ammirare il mare...
    Non c'è più, non appartiene
    che alla bruma tempestosa.
    Ma di tutte è la paura
    la peggiore tentazione,
    la curiosa seduzione
    di saltare oltre l'inganno
    oltre il finto appiglio al suolo.

    Il male maggiore e più grave
    che rischia di farci cadere
    sta dentro in silenzio, ed aspetta.
    Composta mercoledì 15 aprile 2009
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      Scritta da: Simone Sabbatini

      Colazioni

      Questo nascere e non vivere,
      e poi rinascere in continuo:
      come un biscotto inzuppato
      voglio essere mangiato
      voglio diventare carne,
      e invece ogni volta mi asciugo
      e poi di nuovo affogo.
      Risurrezioni sprecate,
      neanche il gusto di morire...
      Già troppe briciole
      di volontà
      finite in terra o in chissà quali anfratti
      inesplorabili
      lontanissime
      assenze.
      Composta sabato 15 gennaio 2011
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        Scritta da: Simone Sabbatini

        Peggio l'amore

        Scrutando a lungo nella nebbia
        per cercare di vedere dove andasse la mia strada
        noncurante degli inciampi del presente
        mi sono convinto
        di essere diventato cieco.
        Vorrei dovrei potrei riprendere a marciare
        semplicemente continuare, accelerare.
        Ma quest'aria al tramonto
        quest'odore d'intorno...
        e se ci fossero fantasmi vampiri licantropi
        freddo e sudore
        silenzio e mancanza d'amore
        o peggio, l'amore?
        Rumore, pioggia d'ardore...
        Non trovo l'ardire
        o non m'accorgo, che è uguale.
        Son cieco, è normale.
        Composta giovedì 9 aprile 2009
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