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Scritta da: MoniFlà

Il segreto

E cosa dirà la gente quando tu ed io,
uscendo dall'ombra nella quale ci siamo nascosti,
cammineremo sotto il sole mano nella mano?
Eterno è il giorno senza te.
Troppo breve la notte
in cui la passione ci travolge.
È già l'alba sulle spiagge di Andratx.
Lo so, devi andar via.
Dentro il mio corpo
dimentichi la tua casa,
sulla mia bocca
sazi i tuoi desideri.
Lascia il nostro segreto
in balia delle onde del mare.
Io lo raccoglierò per stringerlo forte a me.
Cosa dirà la gente quando conoscerà
il doloroso segreto di due amanti
nell'istante ultimo dell'addio?
Composta sabato 18 agosto 2007
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    Scritta da: MoniFlà

    Le canzoni che il cuore nasconde

    Le canzoni che il cuore nasconde
    non hanno parole, ma musica e sguardi.
    Non si ascoltano con i sensi,
    ma soltanto con le orecchie dell'anima.
    Questa canzone che ho scritto per te
    correva tra le mie vene
    e adesso è diventata melodia-
    Le sue ali fragili di farfalla
    si spiegano in volo e ti raggiungono,
    amor mio, e uguale io vorrei
    com'esse sfiorarti con la punta delle dita.
    Volano, e quel posto lontano
    già non è così distante.
    La canzone che adesso stai ascoltando
    credendo che sia il vento
    in realtà è il mio sentimento
    che ti accarezza piano,
    dolcemente, che arriva fin lí,
    ovunque tu sia in questo momento.
    Composta lunedì 17 febbraio 2003
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      Scritta da: MoniFlà

      Il tragico sfiorire dell'inverno

      Vagava per le strade quella sera
      cercava il tepor di primavera,
      trovò il soffio freddo dell'eterno,
      il tragico sfiorire dell'inverno.
      Uscì di casa per recarsi al molo,
      con la sua moto intraprese il volo.
      Gli amici lo aspettavan per la pesca,
      era lui chi doveva portar l'esca.
      Non arrivava all'appuntamento,
      l'attesa poi si trasformò in sgomento.
      Vagava per le strade quella sera
      cercava il tepor di primavera,
      trovò il soffio freddo dell'eterno,
      il tragico sfiorire dell'inverno.
      Era una notte tiepida d'aprile
      e gli altri lo aspettavan sul pontile.
      Non arrivò giammai a quell'impegno,
      la morte lo trattenne come pegno.
      Perì sul colpo, non senza dolore,
      perì quel giovane e fresco fiore.
      Vagava per le strade quella sera
      cercava il tepor di primavera,
      trovò il soffio freddo dell'eterno,
      il tragico sfiorire dell'inverno.
      E adesso che nei campi del divino
      potrai tornare ad essere bambino,
      nessuno potrà mai dimenticare
      quella tua voglia matta di volare,
      quella tua voglia d'inseguire il vento
      in cui hai trovato morte, ma contento.
      Vagava per le strade quella sera
      cercava il tepor di primavera,
      trovò il soffio freddo dell'eterno,
      il tragico sfiorire dell'inverno.
      Composta mercoledì 3 gennaio 2001
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        Scritta da: MoniFlà

        Il silenzio della solitudine

        Respira, madre mia, adesso puoi!

        Danza come non hai mai fatto,
        in libertà, leggera come un alito di vento!
        Quanto sei bella, anche adesso
        che il tuo corpo è freddo!

        Chissà se avrai poi fatto quel viaggio
        che tanto desideravi fare...
        Ricordi? Sognavamo di partire,
        lontane, io e te, soltanto noi,
        lasciandoci alle spalle il pianto,
        il male, quell'infelice vita e il sopportare
        che tacevamo dentro il cuore
        e celavamo dietro ad un sorriso
        falso, ma sempre acceso in volto...

        Sei andata via e mi hai lasciata qui,
        indifesa anche da me stessa!
        Restavi solo tu nella mia vita:
        adesso c'è soltanto il silenzio della solitudine...
        Composta mercoledì 28 aprile 2010
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          Scritta da: MoniFlà

          I giorni sono andati via volando

          I giorni sono andati via volando, ed io
          non sono più quella di ieri, né giammai
          tornerò da questo cimitero dove, insieme a te,
          ho sepolto i miei sorrisi.

          Nessun fiore è cresciuto nella mia vita
          di pellegrina nuda, e il mio volto,
          quello vero, si può vedere solo all'ombra
          delle mani che lo hanno salutato
          prima della sua partenza solitaria.

          Oggi il vento sfiora le foglie
          di alberi lontani.
          Nell'aire cieco
          una chitarra flamenca
          diffonde le sue tristi note, e tutto sembra spento,
          anche quel bimbo
          che corre verso la madre,
          la mia voce, anche, che da troppo tempo non grida,
          né tace...

          Magari potessi parlare al mondo intero
          di quanto pericoloso sia l'amore,
          di come ha spezzato le ali alla mia anima,
          di come ha cancellato i sogni alle mie notti,
          adesso fredde e senza cuscino.

          Magari potessi parlare al mondo di questo amore
          che ha odore di veleno e sa di morte.
          Una volta lo dico, un'altra lo nego,
          un'altra ancora taccio...

          La mia vita, ciò che resta della mia vita,
          scorre imperturbata verso quel fiume
          che la porta alla tomba,
          Acherón di fuoco e sale,
          rivoltoso come i miei pensieri,
          culla di anime morte.
          In questo abisso infernale,
          il tuo silenzio è un coltello che mi lacera l'anima,
          che accelera la mia fine ogni giorno di più,
          ed ogni giorno diventa più lungo dell'anteriore,
          ogni giorno è una nuova condanna
          a una sofferenza senza fine.

          I giorni sono andati via volando,
          e l'unica cosa che mi resta di te
          è una epitaffio scritto sulla mia lapide bianca:
          "Ti amerò oltre la morte".
          Neppure la pioggia potrà cancellarlo.
          Neppure la pioggia...
          Composta martedì 29 febbraio 2000
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