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Poesie di Sara Tagliaferri

Nato sabato 9 novembre 1991 a Ponte dell'olio (Italia)

Rugiada del mattino

Rugiada del mattino colori di brillanti,
rosa dei venti
accompagnata dai tormenti.
Ti penti.
Granelli di sabbia scottanti
rovinano gli specchi,
i riflessi
i sentimenti
Aiutami sublime Angelo nero
riportami nel deserto.
Sorreggimi tra le onde,
i mari sono aperti
tornadi di malumore.
Racchiudono il salato cuore,
mentre tutto muore
vive Dio nei cieli dorati
ma la misericordia è per chi capisce
i propri peccati.
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    Basta poco colore

    I pensieri più puri
    sono quelli migliori,
    angeli fra i demoni nella mente.
    Attendiamo una mano
    ci stringiamo alla prima,
    ecco l'abbaglio.
    Esploriamo bontà in individui senza cuori.
    Ci impregniamo di negatività,
    diveniamo senza colori.
    Tutto bianco e nero.
    Una fotocopia dietro l'altra.
    Basterebbe l'acquerello
    per riordinare quel ritratto,
    basterebbe l'audacia
    di creare quella linea colorata,
    già l'abbozzo parrebbe differente.
    Un diverso punto di vista,
    un distinto schizzo,
    associare colore,
    ecco la svista.
    Non conviene obliare che il cuore
    sussulta,
    che siamo umani,
    amiamo e sbagliamo,
    dopo tutto,
    a gran forza,
    ricominciamo.
    A volte la scalata
    pare realmente infinita;
    ma dall'alto la luce è più forte,
    tutto si rivela terso.
    L'unica inspiegabile è la morte.
    Un valico inaffrontabile.
    Ci rende vulnerabili.
    Non siamo invincibili.
    Ci persuadiamo di esserlo.
    La risorsa è l'umiltà.
    Ogni idea ha un suo perché.
    L'unica inspiegabile a noi umani
    rimane l'irrinunciabile morte.
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      Inciampare ai giorni d'oggi

      Frattanto osservavo un film,
      cliché di vita simultanea,
      nell'anima mi sentivo estranea;
      a questo cosmo,
      enunciano sia tondo,
      a me pare più un riccio di mare,
      gli individui occultano le spine,
      non le giungi nemmeno a sfiorare.
      L'intendere dell'io
      persiste un obiettivo distante;
      questo mondo frenetico
      già h a conquistato la mano.
      Unici i pochi che coglieranno,
      saranno i rari,
      che nella vita ameranno.
      Sarebbe bello
      fosse ancora "Cavalieri e Dame"
      in questo mondo,
      ove al posto del leale uomo
      regna l'infame.
      Facile risulta errare,
      fra aculei,
      ciottolati
      e sdrucciolevoli viali,
      pare ovvio inciampare.
      L'obiettivo è redimere noi stessi
      dai nostri stessi riflessi.
      Ormai regna solamente l'apparenza,
      noi,
      vittime di questa orribile parvenza.

      Sarà mai così arduo
      pervenire a farne senza?
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        Quella triste sera

        Una triste sera,
        separavo la cipolla.
        Esordirono a scendere miriadi di lacrime,
        ardevano gli occhi.
        Laddove le asciugavo
        insistevano a correre.
        Mi accorsi che quel pianto
        stava bene li.
        Silenziosamente,
        non un tremore fra labbra e mento,
        rimasi a piangere.
        Nessuno avrebbe creduto
        che quelle lacrime erano domanda d'aiuto.
        Ciascuno avrebbe pensato
        che era la cipolla
        e non che non bastava più il fiato.
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          Filo spinato

          Sul cuore una treccia di spine.
          Perseguo quel battito casto,
          la pena del filo spinato,
          mi abbandonava sovente senza fiato.

          Cercavo un morso d'aria pura,
          non c'è luogo dove l'aria non sia corrotta
          dall'astio delle persone.
          Ma sforzavo una cura.

          Pure l'acqua che forbiva i pensieri doloranti pareva irrespirabile.

          Non c'era nulla che badava alle mie ferite.
          Ogni sera,
          prima d'assopirsi,
          si fendevano
          pronte a sanguinare.

          Quante notti,
          quanti giorni,
          cercavo di sbrogliarmi da quel filo spinato.

          Rammentavo con dolore i tempi decorsi,
          il candore,
          l'innocenza.
          L'arduo permaneva farne senza.
          Sapevo che il tempo non avrebbe frenato.
          Tristemente il mio struggimento
          era di rimanere veramente senza respiro,
          senza fiato.
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