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Poesie di Sara Brillanti

Imprenditrice, nato a Lucca (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Racconti, in Frasi per ogni occasione e in Diario.

Dedica deviata di un suicidio

Hanno detto che ho sbagliato,
perché si dice sempre così,
a meno che non si abbiano le ore contate.
È eticamente errato interrompere
il proprio circolo vitale,
abbandonarsi nella sorte di quello che nessuno conosce
e tanti inventano.
Ho tentato,
ho provato invano ad abbracciare lo sconosciuto mistero,
ma sono tornata,
nell'indecisione di un futuro e nell'angoscia di un presente che sarebbe diventato passato.
Vigile di me stessa porterei il tempo indietro
e darei la dose letale,
ma spesso ripenso alla ragione,
all'anima della questione
e mi sento inerme attorno a stupide verità.
Sfatta dagli eventi delle multiple assenze,
in guerra con me stessa
e il bisogno di cambiare,
per sempre,
radicalmente,
portando un'esistenza là dove vita non c'è.
Mi sono guardata dentro nell'aridità immensa
ed ho capito la spinta che fu quasi definitiva.
Indefinibile essere vivente,
ci eravamo impigliati in una rete dalla quale sapevamo non saremo mai usciti.
Andavamo e venivamo dall'inferno al paradiso,
e se prima ero stata la carnefice
dovevo poi immaginare che il macellaio saresti stato tu.
Le cose finiscono,
si rompono,
si spezzano,
ma i rapporti non sono cose,
solo che eravamo incoscienti del nostro capolinea.
Intuita l'interruzione che sarebbe comunque avvenuta per volontà mia,
mi sono spinta là,
nella soluzione più facile,
con una lettera generica,
che oggi porterebbe il tuo nome e cognome,
non tanto per ferirti, ma per darti un senso,
in questo schifo di universo dove per tutti sei nessuno,
e dove nessuno ha visto quello che ho visto io.
Non ti appello con aggettivi,
non ti lodo e non t'infamo,
il mio ritorno alla vita sarà lento,
e tu, credimi, non ci sarai più.
Quello che resta è solamente la colpevolezza di un "noi",
al quale vorrei sfuggire anche solo con il ricordo.
Sono svanita, ti ho cacciato,
ci sono riuscita.
Sono rimasta sola nella mia compagnia,
quella di sempre e per sempre,
quella che non inventa o sventra.
Ti concedo di riconoscerti in questo amaro testo,
nell'intero contesto,
e adesso lo so,
mi detesto,
perché a volte ti penso.
Sei stato l'errore in una via di fuga,
ci siamo amati e forse odiati,
non ti ho dedicato il mio suicidio,
ma parole che vibrano di verità viva.
Non salire sul podio
per tale orribile medaglia,
appendila dietro,
sotto alla maglia,
dove la terrai sempre e nessuno saprà,
a meno che tu non ti spogli.
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    Ti lascio danzando

    Oggi posso distruggerti per sempre,
    nell'infinito che ti accompagnerà in una tetra e amara solitudine.
    Mi sono persa in te cercando me,
    mi sono smarrita nel peccato senza un cervello,
    trascinandomi in una televisione domata dalle illusioni.
    Le punte,
    stese,
    hanno toccato quel fondo,
    poi sono arrivati anche i talloni.
    Ho creduto di non slanciarmi,
    poi in pliè ho piegato
    gambe di pietra
    e con la forza di un uragano sono risalita.
    Ho volteggiato in giri immensi tubolari,
    nel tunnel dove la vita mi aveva scaraventata.
    Poi milioni di pirouettes,
    scende la calma,
    il fiatone,
    in prima,
    in sesta,
    l'inchino alla nuova vita che ho
    e a quella che verrà.
    Libera,
    fuori da te,
    da tutto,
    da tutti,
    nella beata solitudine che vedono e nella compagnia che sento.
    Ora sono chassè, pas de bourrée,
    la coreografia che compongo e non sospenderò più.
    Ti lascio anche col pensiero,
    resti un ricordo indefinito,
    ma non mi farai sbagliare i passi.
    La mia danza
    è vita su di un palco
    dove non vi sono luci
    ma solamente spettatori.
    Ora guardami,
    insieme agli altri,
    non interrompermi dopo l'esordio,
    sarò sul podio ad autografare libri della mia essenza.
    Non ci sarà più tempo,
    voglia,
    amore,
    testa,
    male
    o
    bene
    che mi tenga attaccata al vecchio filo che fu.
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      Minuti d'aria

      Non conoscerti mi aiuta nell'intento del dovere.
      I minuti di lavoro che ti hanno presentato non portano niente dentro questa dannata mente.
      Lineamenti perfetti nell'imperfezione di una vita incatenata,
      con le spalle al muro di una gabbia che io stessa ho costruito.
      Sono la protagonista della mia disfatta,
      del tanto comune che resta,
      del niente personale che permane.
      Inerme, inadeguata e inutile,
      nella folla delle vie dell'esistenza,
      dove i peccati ci toccano e le gioie ci sfiorano appena.
      Ho scovato la pace nel tuo sguardo
      e nel tuo corpo,
      in quegli infiniti istanti materiali,
      dove forse solamente io respiravo.
      Oggi sei un ricordo nitido,
      poi spiccherai il volo,
      come tutti,
      come tutto,
      come tutte le cose belle.
      Sono tornata a vivere per pochi minuti,
      sempre nell'impossibilità del concesso.
      Composta venerdì 12 aprile 2013
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        L'eco dell'ergoglio

        Ti osservo stamani,
        meccanismi cerebrali innescati;
        un epilogo nuovo,
        concesso in un tempo provato.
        Pongo massi
        nell'angolo del nostro incontro,
        sbalzato nel limite del mio cunicolo mentale.
        Ti nascondo nei vicini ricordi,
        nell'immenso che sembrava,
        nella fine che sei adesso,
        in una folata che ti avvolge e spinge lontano.
        Non mi ruberai il battito di un secondo per reprimerlo,
        ma non mi chiederai perché...
        Mi fisserai nel dissolvermi
        e ti rifugerai nella falce dei sentimenti.
        Composta domenica 9 gennaio 2011
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          Rovine

          Freddami col calore dei tuoi occhi
          e lascia che mi sciolga ai tuoi piedi.
          Invocami sibilando
          ciò che fluttua in questa nostra galassia
          e agita i pianeti che ci hanno ospitato.
          Sensazioni,
          meteore che si scagliano come razzi nel nostro cuore.
          Scossi e integri,
          beati e prigionieri di gesta
          che ci annodano gli arti,
          vaghiamo in questo selciato battuto.
          Chi sei oltre l'infinito delle tue pupille?
          Realtà sgranata
          e ritorno nel moto che va,
          non ho realizzato niente,
          ma vivo delle nostre emozioni.
          Composta giovedì 12 febbraio 2009
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