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Poesie di Sara Brillanti

Imprenditrice, nato a Lucca (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi, in Racconti, in Frasi per ogni occasione e in Diario.

Un giorno

Decisa la matita scalfì ogni sua parte,
melodiosa ne definì i contorni e li addolcì diabolicamente.
Perfidamente perfetti quegli angelici tratti che silenziosamente sibilano con ostentata timidezza,
ti celi in atteggiamenti stretti.
Ti osservo nella mia personale eccellenza
ma ti archivio nell'albo dei desideri deceduti prima di vagire,
dove appenderò tutto,
dove un giorno salirò,
cingerò tutto a me e lascerò le umane vesti certa del cammino che ho compiuto,
ignara di quello che avrebbe potuto essere.
Composta mercoledì 16 marzo 2016
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    Insieme ancora domani

    Che le lacrime lascino spazio alle parole.
    Sospesa incontrai il tuo sguardo per la prima volta,
    e sospesa ti ho lasciata con un'ultima fuggitiva occhiata.
    Hai cinto un'anima persa nell'oscuro pensiero della solitudine,
    e ti sei innamorata fedelmente in un mondo arido di sentimenti.
    Ti sei persa nelle mie vesti umane
    e hai sfidato chiunque minacciasse la nostra unione.
    Inimmaginabile legame,
    eccezione declassata dalla stupida mente umana,
    oggi non ti spiego a questa terra.
    Getto strofe sconclusionate personali,
    ma non mi azzardo a raccontarci al pubblico
    di ignoranti attori deludenti.
    Non siamo pagine o storie esposte,
    ma siamo amore vero al di là della vita.
    Ti vedo ancora riflessa nello specchio che ti risucchiò
    e stringo i tuoi ricordi
    nelle mie mani distrutte.
    Serro gli occhi
    e fiuto il tuo odore,
    ti bacio e sprofondo nel tuo petto,
    ti guardo e mi perdo nei tuoi occhi corvini.
    Balzo in avanti nella realtà che mi vive
    e mi ritrovo uno scheletro seduto.
    Mi osservo mentre non mi sto vivendo,
    ossa giovani che non hanno sostenuto
    il peso di una perdita incomprensibile.
    Amore che lascia dolore,
    oggi non posso fuggire,
    ma saprò distruggermi per ritrovarti.
    Sei amore vero,
    anche se per la gente sei stata solamente un animale.
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      Bello come il peccato

      Mai in nessuna terra
      ho scorto la bellezza che t'illumina
      e ti rende unico alle mie pupille.
      Mi fissi pietrificando le mie gesta
      e ghiacciando il sangue
      che fatica a scorrere nelle mie vene.
      Annodi il mio stomaco
      e temo questo volo che ho spiccato
      verso il mondo della fantasia.
      Non dovrei viaggiare sormontando
      ostacoli posti per una giusta ragione,
      ma il mio istinto non si frena davanti a niente,
      tanto meno davanti a te,
      regola che campa spinta.
      Non voglio immaginare
      se i nostri corpi
      fossero gli unici presenti in questa stanza.
      Opto per una vita
      che mi celi per sempre il tuo parere,
      e impazzirei o soffrirei
      se solo lo intravedessi.
      Morirei se ti dichiarassi
      e vivrei se non ti piacessi.
      Non oltrepasserò mai la soglia del peccato,
      mi ucciderei per non specchiarmi ancora
      nella metà che mi forma.
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        Dedica deviata di un suicidio

        Hanno detto che ho sbagliato,
        perché si dice sempre così,
        a meno che non si abbiano le ore contate.
        È eticamente errato interrompere
        il proprio circolo vitale,
        abbandonarsi nella sorte di quello che nessuno conosce
        e tanti inventano.
        Ho tentato,
        ho provato invano ad abbracciare lo sconosciuto mistero,
        ma sono tornata,
        nell'indecisione di un futuro e nell'angoscia di un presente che sarebbe diventato passato.
        Vigile di me stessa porterei il tempo indietro
        e darei la dose letale,
        ma spesso ripenso alla ragione,
        all'anima della questione
        e mi sento inerme attorno a stupide verità.
        Sfatta dagli eventi delle multiple assenze,
        in guerra con me stessa
        e il bisogno di cambiare,
        per sempre,
        radicalmente,
        portando un'esistenza là dove vita non c'è.
        Mi sono guardata dentro nell'aridità immensa
        ed ho capito la spinta che fu quasi definitiva.
        Indefinibile essere vivente,
        ci eravamo impigliati in una rete dalla quale sapevamo non saremo mai usciti.
        Andavamo e venivamo dall'inferno al paradiso,
        e se prima ero stata la carnefice
        dovevo poi immaginare che il macellaio saresti stato tu.
        Le cose finiscono,
        si rompono,
        si spezzano,
        ma i rapporti non sono cose,
        solo che eravamo incoscienti del nostro capolinea.
        Intuita l'interruzione che sarebbe comunque avvenuta per volontà mia,
        mi sono spinta là,
        nella soluzione più facile,
        con una lettera generica,
        che oggi porterebbe il tuo nome e cognome,
        non tanto per ferirti, ma per darti un senso,
        in questo schifo di universo dove per tutti sei nessuno,
        e dove nessuno ha visto quello che ho visto io.
        Non ti appello con aggettivi,
        non ti lodo e non t'infamo,
        il mio ritorno alla vita sarà lento,
        e tu, credimi, non ci sarai più.
        Quello che resta è solamente la colpevolezza di un "noi",
        al quale vorrei sfuggire anche solo con il ricordo.
        Sono svanita, ti ho cacciato,
        ci sono riuscita.
        Sono rimasta sola nella mia compagnia,
        quella di sempre e per sempre,
        quella che non inventa o sventra.
        Ti concedo di riconoscerti in questo amaro testo,
        nell'intero contesto,
        e adesso lo so,
        mi detesto,
        perché a volte ti penso.
        Sei stato l'errore in una via di fuga,
        ci siamo amati e forse odiati,
        non ti ho dedicato il mio suicidio,
        ma parole che vibrano di verità viva.
        Non salire sul podio
        per tale orribile medaglia,
        appendila dietro,
        sotto alla maglia,
        dove la terrai sempre e nessuno saprà,
        a meno che tu non ti spogli.
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          Ti lascio danzando

          Oggi posso distruggerti per sempre,
          nell'infinito che ti accompagnerà in una tetra e amara solitudine.
          Mi sono persa in te cercando me,
          mi sono smarrita nel peccato senza un cervello,
          trascinandomi in una televisione domata dalle illusioni.
          Le punte,
          stese,
          hanno toccato quel fondo,
          poi sono arrivati anche i talloni.
          Ho creduto di non slanciarmi,
          poi in pliè ho piegato
          gambe di pietra
          e con la forza di un uragano sono risalita.
          Ho volteggiato in giri immensi tubolari,
          nel tunnel dove la vita mi aveva scaraventata.
          Poi milioni di pirouettes,
          scende la calma,
          il fiatone,
          in prima,
          in sesta,
          l'inchino alla nuova vita che ho
          e a quella che verrà.
          Libera,
          fuori da te,
          da tutto,
          da tutti,
          nella beata solitudine che vedono e nella compagnia che sento.
          Ora sono chassè, pas de bourrée,
          la coreografia che compongo e non sospenderò più.
          Ti lascio anche col pensiero,
          resti un ricordo indefinito,
          ma non mi farai sbagliare i passi.
          La mia danza
          è vita su di un palco
          dove non vi sono luci
          ma solamente spettatori.
          Ora guardami,
          insieme agli altri,
          non interrompermi dopo l'esordio,
          sarò sul podio ad autografare libri della mia essenza.
          Non ci sarà più tempo,
          voglia,
          amore,
          testa,
          male
          o
          bene
          che mi tenga attaccata al vecchio filo che fu.
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